Economia e Lavoro

Investire nel Blu: Superare l’impasse delle concessioni per rilanciare l’idroelettrico italiano

di Marcello Trento (*)

L’Italia si trova a un punto di svolta critico per la sua principale fonte rinnovabile programmabile: l’energia idroelettrica. Con oltre il 70% del parco installato che supera i 40 anni, l’imperativo è l’ammodernamento (revamping) per garantire l’efficienza e la stabilità della rete nel contesto della transizione energetica. Tuttavia, il principale ostacolo a questi investimenti multimiliardari non è più solo tecnico o finanziario, ma regolatorio, ed è interamente incentrato sulla gestione delle concessioni idroelettriche.

Il Nodo Stratego: Un Mercato Sospeso

Il modello italiano di sfruttamento idroelettrico si basa su concessioni demaniali a termine. La stragrande maggioranza delle grandi concessioni è ormai in scadenza o è già scaduta ed è in regime di proroga e attesa del riassegno.

Questa situazione genera un ambiente di profonda incertezza che paralizza gli investimenti:

* Incentivo all’Underinvestment: L’attuale concessionario non ha alcun incentivo a effettuare investimenti di revamping o repowering a lungo termine (che hanno un payback period di 10-15 anni) su un asset che non è certo di gestire in futuro. Il capitale necessario per un aggiornamento significativo è bloccato dal rischio di perdita dell’asset nella prossima gara d’appalto.

* Rischi per l’Efficienza: Il mantenimento degli impianti in uno stato di “gestione minima” in attesa delle gare porta inevitabilmente a una progressiva perdita di efficienza e a un aumento del rischio operativo del sistema energetico.

* Contenzioso e Incertezza Normativa: La normativa per la riassegnazione è stata oggetto di continui rinvii e modifiche, spesso in conflitto con il diritto europeo e i principi di concorrenza, alimentando contenziosi che ritardano ulteriormente il processo. La Direttiva Bolkestein e le sue implicazioni sulla libera concorrenza sono state al centro di questo dibattito decennale.

La Leva Competitiva e l’Accumulo

Gli interventi di ammodernamento non servono solo a recuperare efficienza, ma sono vitali per la moderna gestione della rete. L’idroelettrico, in particolare le sue componenti di pompaggio (che in Italia contano su circa 7,6 GW di potenza), è lo strumento più maturo e affidabile per l’accumulo energetico su larga scala.

L’investimento in sistemi di pompaggio e il loro revamping è fondamentale per:

* Massimizzare le Rinnovabili Intermittenti: Accumulare l’eccesso di produzione di fotovoltaico ed eolico per rilasciarlo quando le fonti non programmabili non producono.

* Fornire Servizi di Rete: Offrire la fondamentale regolazione di frequenza e i servizi ancillari necessari al TSO (Transmission System Operator) per mantenere la stabilità della rete.

Senza un quadro concessorio chiaro che garantisca il ritorno sugli investimenti in questi asset strategici, l’Italia non potrà massimizzare il proprio potenziale di accumulo, ritardando l’integrazione delle altre rinnovabili e aumentando la necessità di riserve fossili costose e inquinanti.

 

Tre Soluzioni per Sbloccare il Potenziale

 

Per sbloccare il potenziale idroelettrico stimato (incremento di efficienza tra il 10% e il 20% sulla produzione storica), è necessario un intervento normativo rapido e definitivo.

 

| 1. Separazione Asset/Gestione | Separare la proprietà dell’infrastruttura (che resta demaniale) dalla gestione operativa. La concessione di sola gestione di breve-medio termine può essere affiancata da un meccanismo che remuneri gli investimenti in revamping effettuati dal concessionario uscente (o dal subentrante) attraverso un fattore di indennizzo o un capital expenditure allowance riconosciuto nella tariffa o nell’asta. |

| 2. Concessioni Incentivate (Investimenti) | Prevedere una proroga automatica e incentivata per gli attuali concessionari che si impegnano contrattualmente a realizzare un piano di investimenti qualificati (es. >X% di aumento di potenza o efficienza) entro un periodo definito. Questo sblocca immediatamente il capitale privato. |

| 3. Aste Semplificate su Piccoli Bacini | Stabilire un de minimis concessorio (es. sotto i 10 MW) dove le procedure d’asta possono essere semplificate e regionalizzate per favorire la partecipazione di piccole e medie imprese locali, sbloccando investimenti anche sul fronte dei mini-idroelettrico. |

Conclusioni: L’Urgenza della Chiarezza

L’ammodernamento delle centrali idroelettriche italiane non è solo un problema di ingegneria o di finanze, ma di politica energetica lungimirante. Il mercato dell’idroelettrico non può più permettersi l’attuale stato di stallo.

Per garantire la sicurezza energetica, la stabilità della rete e la transizione verso un sistema 100% rinnovabile, il legislatore deve agire con urgenza per definire un quadro concessorio chiaro, stabile e di lungo periodo. Solo la certezza normativa può sbloccare gli investimenti privati necessari per trasformare il vecchio parco idroelettrico italiano da un potenziale rischio infrastrutturale in una colonna portante resiliente della rete elettrica del futuro.

(*) Presidente Ente Nazionale Energie Rinnovabili

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