Già 10 giorni fa Trump aveva affermato che gli Stati Uniti erano pronti a intervenire in “salvataggio” dei manifestanti iraniani se il loro governo avesse continuato le violenze. Gli Stati Uniti, ha detto il presidente, sono “armati, pronti a partire”.
Ieri Trump ha lanciato il suo avvertimento più chiaro al regime iraniano con il seguente post “Patrioti iraniani, continuate a protestare – prendete il controllo delle vostre istituzioni. Salvate i nomi degli assassini e degli abusatori. Pagheranno un prezzo altissimo. Ho annullato gli incontri con i funzionari iraniani finché l’insensata uccisione dei manifestanti non cesserà. Gli aiuti tanno arrivando”.
In sostanza è come dire: ragazzi continuate a farvi ammazzare che sta arrivando la cavalleria.
Nel frattempo il principe ereditario iraniano in esilio in America dal 1978, Reza Pahlavi, si prepara a tornare trionfalmente nel suo Paese. “Pahlavi tornerà” è stato anche uno slogan echeggiato nelle strade dell’Iran durante le proteste.
Oltre settant’anni fa, fu il padre di Reza Pahlavi, Mohammad Reza, a tornare al potere a Teheran dopo che un colpo di stato aveva deposto un leader eletto dal popolo, il primo ministro Mohammad Mosaddegh di tendenze democratiche e di sinistra.
Mossadeq aveva nazionalizzato l’industria petrolifera iraniana, espellendo la compagnia petrolifera britannica BP dai redditizi giacimenti del paese. Dopo essere tornato al potere, Mohammad Reza aprì invece nuovamente le risorse petrolifere iraniane alle compagnie occidentali.
L’intervento degli Stati Uniti in Iran nel 1953 servì gli interessi delle compagnie petrolifere occidentali; tuttavia, il governo di Mohammad Reza non durò a lungo. Infatti l’intervento degli Stati Uniti divenne uno dei punti scatenanti della rivoluzione islamica del 1979 e di decenni di antiamericanismo nel Paese.
Mentre Trump valuta le sue opzioni per un altro intervento militare vale la pena rivisitare il colpo di stato del 1953.
Durante il culmine della Guerra Fredda, negli anni ’50, Washington considerava il Medio Oriente, in generale, e l’Iran, in particolare, tra le grandi ricompense strategiche nella lotta geopolitica e ideologica contro l’Unione Sovietica.
Nell’aprile del 1951, Mohammad Mossadeq divenne Primo Ministro dell’Iran. All’epoca, il Paese stava attraversando una grave crisi economica. La sua preoccupazione immediata fu la lotta per il controllo della Anglo-Iranian Oil Company (AIOC). Nel 1950, la concessione petrolifera britannica in Iran, era stata rinnovata dallo Scià nel 1949 ma continuava a rappresentare un punto dolente nelle relazioni tra i due paesi.
Nel 1951, appena tre giorni dopo essere diventato Primo Ministro, Mossadeq nazionalizzò l’industria petrolifera iraniana.
La nazionalizzazione dell’AIOC portò l’Iran a un conflitto immediato con la Gran Bretagna. Il governo britannico possedeva metà delle azioni dell’AIOC e non intendeva consentire a Mossadeq di nazionalizzare i suoi beni senza un adeguato risarcimento, come richiesto dal diritto internazionale.
Quando sembrò chiaro che Teheran non aveva alcuna intenzione di compensare Londra per i beni dell’AIOC, gli inglesi organizzarono azioni su più fronti per riaffermare il controllo sulla società.
Nel settembre del 1951, la Gran Bretagna impose un embargo sulle spedizioni di acciaio, zucchero, ferro e petrolio all’Iran, ovvero su quasi tutto ciò che gli iraniani potevano scambiare con dollari. Questo embargo portò a un graduale soffocamento del commercio del petrolifero iraniano. Contemporaneamente Londra organizzò esercitazioni militari nel Golfo Persico per esercitare pressione militare su Mossadeq.
Anche la Gran Bretagna prese in considerazione un’operazione segreta per rovesciare Mossadeq, ma Londra si rese conto che non avrebbe potuto farlo senza il sostegno di Washington.
Nel 1952, Mossadeq aprì un nuovo fronte contro il re Mohammad Reza, limitandone i poteri e già nel 1953 gli Stati Uniti accettarono di sostenere la Gran Bretagna nelle sue intenzioni e sebbene inizialmente si opponessero all’intervento militare, in seguito cambiarono idea per vari motivi.
Gli Stati Uniti avevano bisogno del sostegno britannico nella lotta contro l’Unione Sovietica, per fermare la diffusione del comunismo e nella guerra di Corea e per rafforzare la NATO che stava appena prendendo forma.
Per imporre un cambio di regime in Iran, gli Stati Uniti e il Regno Unito lanciarono l’operazione Ajax. Agenti finanziati dalla CIA e dall’MI-6 fomentarono disordini tra le masse, l’esercito iraniano, i leader religiosi e gli oppositori di Mossadeq.
Il 19 agosto 1953 una fazione dell’esercito iraniano fedele allo Scià, composta da monarchici e conservatori religiosi, combatté accanitamente contro i sostenitori di Mossadeq nelle strade di Teheran. Centinaia di persone morirono in questi scontri; tuttavia, il sostegno dell’esercito allo Scià si rivelò cruciale. Entro quella sera, Mossadeq si arrese all’esercito. Il colpo di stato ebbe successo..
Lo Scià, che si trovava in Italia, tornò a Teheran e assunse nuovamente il potere. Mosaddegh che morì nel 1967 fu arrestato, processato e condannato a morte, ma su ordine personale dello Scià, la sua pena fu commutata in tre anni di isolamento in un carcere militare.
«Non intendo presentare alcun appello contro una condanna a morte e non accetterò nessun perdono, anche se lo Scià deciderà di accordarmelo. Il perdono è per i traditori ed io sono invece la vittima di un intervento straniero.» disse il leader incarcerato, prima della condanna.
Si è dibattuto sul ruolo della CIA in Iran, ma nel 2017 la CIA ha pubblicato documenti che rivelavano che le reti create dai servizi segreti britannici erano state utilizzate per condurre una campagna di propaganda e proteste a pagamento con conseguente rapida destabilizzazione del Paese. Sempre secondo questi documenti l’Operazione Ajax fu autorizzata dallo stesso presidente Eisenhower.
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Dopo il colpo di stato, lo Scià ordinò la fine del monopolio dell’AIOC sul petrolio iraniano. I giacimenti petroliferi iraniani furono aperti a cinque compagnie petrolifere americane. che secondo documenti pubblicati dalla CIA anni dopo, l’Operazione Ajax fu autorizzata dallo stesso presidente Eisenhower.
Anche dopo il colpo di stato, le agenzie di spionaggio britanniche e americane rafforzarono la monarchia in Iran, sostenendo lo Scià filo-occidentale per i successivi 26 anni. Tuttavia, questo palese intervento esterno rese lo Scià impopolare e preparò il terreno per la rivoluzione islamica del 1979.
Inoltre, dopo la rivoluzione islamica, non solo le compagnie petrolifere statunitensi furono bandite dall’Iran, ma il Paese divenne anche il centro dell’antiamericanismo difuso in Medio Oriente per i decenni a venire e Teheran è divenne uno degli alleati più stretti degli avversari degli Stati Uniti, come Russia e Cina.
Mentre Washington si prepara a intervenire nuovamente in Iran e il principe ereditario in esilio intende tornare nel suo Paese, Trump dovrebbe ricordare che l’interferenza esterna in un Paese produce spesso risultati opposti.
Unica nota positiva è che qualche giorno fa lo stesso Trump dichiarava che il figlio dello Scià è inadeguato a governare l’Iran, ma lui, dal suo dorato esilio, ci prova.
Vedremo quale sarà l’asso della manica del Tycoon che alla fine in Venezuela ha dovuto accontentarsi della vice presidente subentrata a Maduro, Eloína Rodríguez Gómez, mentre in Europa c’è ancora chi sostiene l’improbabile vincitrice del premio Nobel per la pace, Mara Corina Machado, anche lei esule, ma che sta girando mezzo mondo.
GiElle
Nella foto una rara immagine del colpo di stato del 1959 in Iran
