Cronaca

Milano: gup, 22enne pestato selvaggiamente con conseguenze devastanti

I Carabinieri davanti alla villa in cui un rapinatore Ë rimasto ucciso, colpito dal padrone di casa con un coltello, a Lonate Pozzolo (Varese), 14 gennaio 2026. ANSA/Simona Carnaghi

Davide Simone Cavallo è una vittima che è stata “pestata selvaggiamente” con una “sconsiderata e immotivata carica di violenza” fatta di “pugni, calci al volto e coltellate al ventre” ed esplosa da un gruppo in “schiacciante superiorità numerica per infierire contro una persona ormai sopraffatta”. Sono le motivazioni con cui il gup di Milano, Alberto Carboni, il 20 maggio ha condannato a 20 anni di reclusione per tentato omicidio pluriaggravato il 19enne Alessandro Chiani e a 10 mesi per omissione di soccorso Ahmed Atia, l’altro 18enne imputato in concorso per aver fatto da ‘palo’ la notte del 12 ottobre 2025 quando il 22enne studente della Bocconi è stato ridotto in fin di vita e disabile in zona corso Como durante una rapina per una banconota da 50 euro. Contro gli altri minori del gruppo è atteso il processo per il prossimo 9 luglio di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano. Nella sentenza si legge che “il tecnicismo del linguaggio medico” non permette di comprendere le “devastanti e irreversibili conseguenze” sulla vita della vittima che le ha messe a verbale, descrivendo le sue attuali condizioni, con danni irreversibili a numerosi apparati e organi. Una vicenda di “eccezionale gravità” e “assoluta, gratuita sproporzione fra la violenza esercitata” e l’obiettivo da “perseguire”, cioè la rapina da 50 euro, scrive il giudice nelle 37 pagine della sentenza. “In quei momenti Davide chiedeva la restituzione del denaro che gli era stato sottratto – si legge – ma teneva un contegno da cui non poteva derivare il pur minimo pericolo: egli barcollava, si era financo sbattuto contro un palo mentre chiedeva i suoi soldi e si aggrappava alle caviglie” di uno degli imputati minori “per non farlo allontanare”. Nel provvedimento il suo affronta anche la figura del ‘palo’ Atia, condannato a 10 mesi per la sola omissione di soccorso, dopo aver escluso il concorso dal tentato omicidio (che invece era stato riconosciuto in fase cautelare dopo gli arresti dal Tribunale del Riesame). Il giudice non ha dubbi sul fatto che il ragazzo “dopo un primissimo momento di possibile incertezza” avesse in realtà “compreso” cosa stava accadendo e la “barbara brutalità” con cui gli amici stavano “colpendo” un ragazzo “inerme”. Ha visto la “colluttazione” e ha proseguito a camminare “in tutta serenità con passo lento” per poi, dopo l’aggressione, allontanarsi “lasciandosi alle spalle” il giovane “a terra senza nemmeno sincerarsi delle sue condizioni” con “insensibile indifferenza rispetto alle sorti di un coetaneo” che di lì a poco “si sarebbe trovato in bilico fra la vita e la morte”. Anche il ‘palo’ di quella sera ha mostrato “piena adesione” al gesto come dimostrerebbero le intercettazioni in Commissariato di polizia in cui “ride e scherza” ma, nonostante ciò, la sua “connivenza” non è “punibile” come tentato omicidio. “Non ha esitato a voltare le spalle al ragazzo ferito, a ridere con i suoi amici di quello che era appena successo e a continuare a fumare la sigaretta che gli era stata offerta” dalla stessa vittima “pochi minuti prima”. Per il giudice il “bilancio della serata” è sintetizzato da un messaggio agli atti che lo stesso giovane ha inviato agli amici dopo essere rientrato a casa: “Raga non siamo entrati in nessuna disco ma ci siamo ammazzati dalle risate”.

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