Esteri

Iran: Teheran vuole minare stretto Hormuz e attacca Trump, potresti essere tu a scomparire

di Andrea Capello (*)

 

Mentre i missili e i droni continuano a volare in tutto il Medioriente la questione economica prende ogni giorno maggiore spazio, e aumenta le preoccupazioni, nell’ambito del conflitto fra Iran, Stati Uniti e Israele. Il punto principale è quello del transito delle navi dallo stretto di Hormuz. In una telefonata i leader di Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz, “hanno concordato sulla vitale importanza della libertà di navigazione per le navi che attraversano queste acque”. Starmer, secondo Downing Street, avrebbe “aggiornato i colleghi sulle misure difensive in corso adottate dal Regno Unito nella regione negli ultimi giorni” a sostegno dei partner del Golfo. Mentre gli Usa hanno prima annunciato, e poi smentito, di aver “scortato” una petroliera dal tratto di mare che separa Teheran dai Paesi arabi gli 007 americani hanno lanciato un allarme secondo cui i Pasdaran starebbero “adottando misure” per installare mine nello Stretto. Uno scenario che rasenterebbe l’apocalittico per il mercato del greggio a livello mondiale.

 

Non si abbassa nemmeno il volume delle schermaglie vocali fra i principali attori del conflitto con Trump che ha minacciato attacchi “20 volte più forti” qualora fermasse i flussi di petrolio e la pronta risposta giunta da Teheran per bocca di Ali Larijani. “Badate a non essere voi, invece, a scomparire”, ha dichiarato il responsabile della sicurezza nazionale iraniana. Un monito è arrivato anche dal presidente Masoud Pezeshkian secondo cui “chiunque coltivi la ingenua illusione di distruggere l’Iran non sa nulla della storia né del passato”. “I distruttori – ha aggiunto – sono venuti e se ne sono andati; l’Iran è rimasto”. Lo stesso Pezeshkian ha avuto nelle ultime ore un colloquio con Vladimir Putin, a meno di 24 ore di quello fra il leader del Cremlino e Donald Trump. Mosca ha ribadito che la sua pozione in merito al conflitto è quella di una “rapida de-escalation” che possa portare a una “risoluzione attraverso mezzi politici”. In merito alla telefonata fra Putin e Trump invece l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, ha fatto sapere che Mosca ha “negato” con il tycoon le notizie relative alla condivisione di informazioni di intelligence con l’Iran. “Possiamo credergli sulla parola”, ha dichiarato Witkoff.

 

Il fronte della de-escalation sembrerebbe in crescita anche all’interno dell’amministrazione Trump. Il Wall Street Journal ha spiegato che alcuni consiglieri della Casa Bianca stanno esortando il presidente americano a trovare una ‘exit strategy’ dal conflitto argomentando con il fatto che l’esercito abbia raggiunto in gran parte i suoi obiettivi. Forze Armate che, secondo l’ultimo aggiornamento condiviso dal Pentagono, dall’inizio dell’operazione Epic Fury contano 8 vittime e circa 140 militari feriti, di cui otto in maniera grave.

(*) La Presse

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