La guerra di Trump

Iran: Trump, colloqui approfonditi con Teheran, se falliscono forte azione militare

 

di Andrea Capello (*)

In attesa di ricevere alla Casa Bianca il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, Donald Trump ha affermato che gli Usa, dopo l’ultima pausa nei raid, stanno conducendo “colloqui molto approfonditi” con l’Iran. “Se non avranno successo, torneremo a un’azione militare decisa”, ha aggiunto il tycoon precisando di aver accolto una richiesta dei paesi impegnati negli sforzi di mediazione per dare una possibilità ai negoziati. Qatar e Pakistan hanno parlato di progressi “significativi” mentre Benjamin Netanyahu ha confermato che il dossier iraniano sarà al centro dei colloqui alla Casa Bianca. “In questi tempi complessi bisogna agire con grande determinazione e grande saggezza”, ha dichiarato prima di partire per gli Stati Uniti aggiungendo di intraprendere la missione con “un obiettivo chiaro” ovvero “garantire la sicurezza, la forza e il futuro del nostro amato Stato di Israele”. Trump, dal canto suo, ha detto di voler ribadire all’alleato che “se non fosse presidente” l’Iran “avrebbe già le armi nucleari e Israele sarebbe stato distrutto”. Il presidente americano ha anche stoppato il premier israeliano in merito alle sue mire volte a bloccare l’eventualità che gli Stati Uniti vendano caccia militari F-35 alla Turchia. Trump ha definito Ankara “un grande alleato” che “non è un ‘fan’ di Israele e Netanyahu” ma “nessuno mi dice cosa devo vendere e a chi”. Il presidente americano ha poi minimizzato l’impatto dell’eventuale aiuto che la Russia avrebbe fornito all’Iran con immagini satellitari delle basi militari statunitensi nella regione del Golfo, come affermato dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Potrebbero averle fornite, ma se è così, non sembra aver dato risultati”, ha detto aggiungendo che chiederò chiarimenti direttamente a Vladimir Putin. La narrazione di Trump sui colloqui è stata però seccamente smentita da Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che il paese non ha richiesto la ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra mentre i colloqui proseguono con l’Oman sullo stretto di Hormuz che “rimane chiuso”. Se le schermaglie fra Iran e Usa nell’area del Golfo si sono al momento fermate a tenere alta la tensione sono gli Houthi. Il gruppo sciita dello Yemen ha rivendicato attacchi contro impianti petroliferi in Arabia Saudita di proprietà del gruppo Aramco nell’ambito dell’ultima escalation con Riad. Secondo i media iraniani i raid avrebbero provocato una incendio nell’impianto di Abqaiq, considerato il più importante dell’Arabia Saudita che contribuisce a circa il 5% della produzione mondiale di petrolio.

(*) La Presse

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