Esteri

Iran: Trump, parliamo con le persone giuste. Usa attendono risposta da Teheran per colloqui già giovedì

di Irene Panzeri (*)

 

Sarebbe stato un incontro con i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, ad aver convinto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a tentare la via diplomatica con l’Iran. Tentativo a cui, secondo Axios, Washington attende una risposta dall’Iran, ipotizzando già un primo incontro giovedì. Il Pakistan si è portato avanti, candidandosi come sede per i negoziati tra le due parti, dove la delegazione Usa potrebbe essere guidata dal vicepresidente JD Vance, coinvolto nelle trattative, stando alle parole di Trump, insieme al segretario di Stato Marco Rubio che venerdì ha in programma di presenziare a Versailles alla riunione dei ministri degli Esteri del G7. “Stiamo parlando con le persone giuste e loro vogliono fare un accordo”, ha detto Trump ai giornalisti. Gli iraniani “hanno accettato di non avere mai un’arma nucleare”, ha poi aggiunto, sottolineando che gli interlocutori con cui gli Usa si stanno interfacciando “ieri hanno fatto qualcosa di straordinario, ci hanno fatto un regalo che riguarda il settore petrolifero e del gas”.

 

Dall’Iran però finora sono arrivate solo dimostrazioni di forza e determinazione a non cessare i combattimenti “fino alla vittoria completa”, come ha assicurato il portavoce del comando militare iraniano, il generale Ali Abdollahi Aliabadi. Teheran ha provveduto anche a nominare l’ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Bagher Zolghadr come il successore di Ali Larijani, ucciso in un attacco Usa-Israele, alla guida del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. Prova di forza iraniana è stato anche il lancio di un razzo con 100 kg di esplosivo che è riuscito a bucare il sistema di difesa aereo israeliano e a colpire il centro di Tel Aviv, provocando 4 feriti e numerosi danni agli edifici. Sono stati presi di mira anche aerei in sosta per il rifornimento all’aeroporto Ben Gurion, sempre a Tel Aviv.

 

In risposta, oltre ai raid che hanno colpito siti industriali come a Isfahan, il Pentagono sta pianificando di dispiegare nella regione circa 3.000 soldati, mentre il Regno Unito starebbe valutando di inviare una nave della Royal Navy o di noleggiare un’imbarcazione commerciale che funga da ‘nave madre’ per sistemi senza equipaggio incaricati di individuare e distruggere mine nello Stretto di Hormuz. Il piano, rivelato dal Times, farebbe parte di una forza multinazionale che includerebbe Francia, Stati Uniti e altri paesi. Una seconda fase potrebbe poi prevedere l’impiego di imbarcazioni senza equipaggio e cacciatorpediniere di classe Type 45 che operino a fianco di navi alleate per fornire protezione alle petroliere in transito nello stretto.

 

Intanto in Libano, dove per la prima volta è stato intercettato, forse da una nave straniera, un missile lanciato dall’Iran, il governo di Beirut ha dichiarato persona non grata l’ambasciatore di Teheran, ordinandogli di lasciare il Paese entro domenica. La mossa è stata lodata da Israele e aspramente criticata da Hezbollah che ha accusato le autorità di “sottomissione alle capitali straniere”.

 

(*) La Presse

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