Esteri

Israele bombarda Damasco con il pretesto di difendere i drusi

Dopo giorni di scontri sanguinosi nella provincia siriana di Sweida e una serie di attacchi aerei israeliani senza precedenti su Damasco e il sud del paese, le forze governative e le milizie druse hanno concordato un nuovo cessate il fuoco.

L’annuncio è giunto nelle stesse ore in cui jet israeliani hanno colpito pesantemente la capitale siriana, prendendo di mira il ministero della Difesa, il quartier generale militare e un obiettivo vicino al palazzo presidenziale.

Le bombe hanno ucciso tre persone e ferito altre 34, secondo i dati del ministero della sanità siriano.

Lo scopo ufficiale dell’attacco sarebbe stato quello di  «impedire lo spostamento di truppe del regime jihadista verso il sud» e di «proteggere la comunità drusa».

Eppure nonostante i toni concilianti del presidente siriano Ahmad Sharaa  di poche ore fa, l’intervento israeliano ha rappresentato una  escalation proprio nel momento in cui l’ ex comandante qaedista  vanta legami diretti con Washington .

Soprattutto dopo l’incontro con Trump in Arabia Saudita che gli ha garantito l’abbattimento delle sanzioni americane e  ilsostegno finanziario.

Evidentemente, a dispetto dell’alleato Trump, Netanyahu non la pensa allo stesso modo descrivendo il nuovo governo siriano  come una banda di “jihadisti mal mascherati”. Pertanto  intende  creare una vasta zona cuscinetto nel sud della Siria con evidenti implicazioni strategiche sul confine nord-orientale.

La situazione si era  aggravata nei giorni scorsi con violenti  scontri  a Sweida dove si sono svolti combattimenti tra miliziani drusi, forze governative e gruppi armati beduini., nel corso dei quali hanno perso la vita  almeno 300 persone.

Il leader spirituale  Hikmat Hijri, che rappresenta i 700mila drusi sparsi fra Siria, alture del Golan in mano ad Israele e il Libano, ha denunciato «un attacco barbaro» delle forze governative contro la propria comunità in Siria.

Accogliendo il suo appelloappello centinaia di cittadini drusi israeliani hanno attraversato illegalmente il confine per unirsi ai loro parenti e correligionari sul lato siriano.

Gli Stati Uniti hanno esortato alla moderazione, ma non hanno condannato i raid aerei né le dichiarazioni di Tel Aviv, che vorrebbe  «evitare un massacro della comunità drusa» in Siria.

A Sweida, intanto, la popolazione vive nel terrore. Fra spari, esplosioni, morti e feriti, barricata nelle case. Media locali ha riferito di avere assistito a saccheggi e incendi di abitazioni da parte delle forze governative.

Il cessate il fuoco annunciato è comunque  fragile. Le cause profonde del conflitto risalgono a rivalità etnico- religiose,, sfiducia verso l’autorità centrale e interferenze straniere.

La minoranza drusa, che segue una religione derivata dall’Islam teme di diventare il bersaglio degli attacchi di jihadisti vecchi e nuovi.

Il presidente siriano Sharaa promette di «proteggere tutte le minoranze», ma le uccisioni di massa hanno coinvolto anche la comunità alawita ( sciita e nerbo del potere del deposto Assad) che Israele intende proteggere così come la comunità curda a nord ai confini con la Turchia che ha portato al potere gli Jihadisti.

I conflitti interni, amplificati dall’interventismo israeliano rischiano ora di aprire un nuovo e pericoloso fronte regionale. Israele, da parte sua, continua difensore della minoranza drusa, ma probabilmente persegue l’ambizioso disegno di disegnare una nuova architettura di sicurezza nella  Siria meridionale.

Netanyahu non si fida delle ambizioni di Erdogan in Siria e non solo e non si fida delle forse quediste che il presidente turco  è riuscito a moblitare sostenere e foraggiare.

Né è una novità che dalla sua fondazione Israele abbia sempre sostenuto le minoranze dell’area confinante,  certamente non per motivi umanitari, ma in funzione anti arabo-palestinese e soprattutto a difesa della propria sicurezza.

Se ciò corrisponda a una strategia che mira al “grande Israele” (“Eretz Yisrael Ha-Shlema” in ebraico)  si vedrà, ma resta il fatto che l’attuale governo siriano non è solo inviso all’Iran, ormai quasi fuori gioco dall’area, ma anche ad alcuni paesi arabi.

Che in sostanza significa che minando l’influenza turca  si alimenta e si propagaquella Israeliana.

Gi Elle

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