Esteri

Iran, una guerra che potrebbe trasformarsi in un incubo

di Giuliano Longo (*)

Nonostante una campagna di bombardamenti incredibilmente efficace gli iraniani continuano a rispondere al fuoco e a colpire obiettivi in ​​tutta la regione affermando che finora hanno utilizzato prevalentemente missili e droni obsoleti e affermano di averne scorte sufficienti per continuare a combattere a lungo.

Michael Snyder , professore di genetica Direttore, Center for Genomics and Personalized Medicine della Stanford University School of Medicine propone quindi uno scenario da incubo sui possibili sviluppi del conflitto. E cita un funzionario iraniano che a Press TV che l’esercito iraniano ha in programma alcune grandi sorprese per Trump a breve aggiungendo che “giorni più duri attendono” gli Stati Uniti.

Mentre un altro portavoce dell’esercito iraniano avverte che se gli Stati Uniti e Israele non fermeranno i loro attacchi “L’Iran è pienamente preparato per una guerra su larga scala contro gli Stati Uniti e Israele. Dal 2012, abbiamo costruito arsenali avanzati e inutilizzati di missili e droni, ben oltre ciò che il nemico ha mai visto. Qualsiasi ulteriore aggressione scatenerà una risposta che non avete mai sperimentato nella storia!”

Propaganda di un paese alle corde o scenari bellici reali?

Snyder sostiene che queste minacce non dovrebbero venir sottovalutate e sottolinea che agenti occidentali sarebbero in Iran nel tentativo di “rintracciare armi chimiche che potrebbero essere utilizzate in attacchi con droni contro paesi vicini come Israele e Dubai”. E che “gli ufficiali dell’intelligence stanno collaborando con le controparti francesi e americane all’interno del Paese per individuare i siti identificati da Israele come potenziali nascondigli di agenti nervini”.

Che a ben vedere sarebbe un ottimo pretesto per intensificare il conflitto da aereo a terrestre ,come avvenne per le “ armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein in Iraq che fu il pretesto dell’invasione fervidamente sostenuta dal laburista Blair e da altri Paesi occidentali.

Anche chi scrive ritiene che queste notizie non vadano sottovalutate poiché l’èlites e forse parte della popolazione iraniana sono più propensi al martirio che alla resa, come contempla la religione sciita con la sacralità del martirio di Alì, genero di Maometto, che alimenta annuali manifestazioni di masse autoflagellanti..

Un Donald Trump convinto di aver già vinto – al punto di prendere in giro i britannici affermando di non aver bisogno del loro sostegno dopo il ritardo della loro portaerei inviata nel Mediterraneo – è tuttavia ancora riluttante schierare forze speciali sul terreno, poiché le bare dei suo ragazzi che tornano a casa potrebbero influire sulle elezioni di Midterm a novembre.

Ma Cia E Mossad non nascondono che le scorte nucleari iranian – e questo è un altro problema- possano essere state spostate in luoghi non ancora individuatici in un Paese dove i siti montuosi e desertici non mancano.

E’ indubbio che Stati Uniti e Israele hanno colpito impianti nucleari chiave durante la guerra di 12 giorni dello scorso giugno. D’altra parte l’’incertezza sull’uranio altamente arricchito dell’Iran si è intensificata dopo quasi nove mesi dall’ultima ispezione da parte degli ispettori della AIEA dopo il divieto Governo iraniano

Ma il professor Snyder, guardando a una possibile escalation del conflitto, osserva che 6 persone sono rimaste ferite, una delle quali gravemente, in due punti di impatto nel centro di Israele in seguito a un attacco missilistico iraniano che avrebb utilizzato una testata a grappolo alcuni giorni fa. Nonostante l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di munizioni a grappolo siano vietati a livello internazionale.

Tuttavia ,a nostro avviso, vi è anche un pericolo più immediato e grave poiché gli iraniani hanno colpito impianti di desalinizzazione di acqua marina in Bahrein cui hanno risposto gli Emirati – anche se lo negano -colpendo quelli iraniani.

Avviando così una guerra dell’acqua – dopo quella del petrolio – con i paesi del Golfo che dipendono fortemente dall’acqua desalinizzata: quasi il 100% dell’acqua del Qatar proviene dalla desalinizzazione, circa il 90% in Kuwait e Bahrein, l’86% in Oman e il 70% in Arabia Saudita.

Sin qui la prospettiva di una possibile estensione del conflitto con l’utilizzo di armi non tradizionali, ma anche più terribili, eppure c’è anche l’aspetto internazionale, quello che riguarda le altre grandi potenze: Cina e Russia.

La scorsa settimana i media occidentali hanno puntato il dito accusatore sulla Russia che fornirebbe agli iraniani assistenza di intelligence che consente loro di colpire le basi americane situale nei Paesi del Golfo

Trump invece ha liquidato la questione con una battuta: “la Russia li sta aiutando? Non funziona gran che”, ma con la Cina, maggiormente esposta per le sue importazioni di petrolio dai Paesi del Golfo Iran compreso, la questione è diversa.

E’ pur vero che le guardie della rivoluzione un paio di giorni fa dopo aver bloccato lo stretto di Hormuz, hanno dichiarato che colpiranno solo navi e petroliere americane e israeliane, ma già il conflitto blandisce anche l’Oceano Indiano dove  un sottomarino statunitense ha affondato con un siluro la fregata iraniana IRIS Dena al largo delle coste dello Sri Lanka, in acque internazionali provocando almeno 87 morti, 32 feriti e 61 dispersi.

Che non è un buon segnale nemmeno per la Cina che quindi pare voglia assicurarsi che il programma missilistico balistico dell’Iran rimanga bel fornito.

Secondo il Washington Post, due navi di proprietà di una società iraniana accusata dagli Stati Uniti di aver fornito materiale al programma missilistico balistico di Teheran, sono partite la settimana scorsa da un porto cinese di stoccaggio di sostanze chimiche cariche di merci e dirette in Iran.

E’ evidente che tali notizie sono state fornite al quotidiano americano dalla CIA o da servizi di intelligence occidentali.

Sin qui la notizia potrebbe anche irrilevante se non fosse che queste navi iraniane sono state bannate e sanzionate in Occidente e appartengono a una compagnia statale iraniana descritta dal Dipartimento di Stato americano come la “compagnia di navigazione preferita dagli agenti di approvvigionamento iraniani”.

Le due navi, che possono trasportare rispettivamente fino a 14.500 container, erano attraccate al porto di Gaolan a Zhuhai, che secondo il WP, sarebbe un porto di carico di sostanze chimiche, tra cui il perclorato di sodio, un elemento chiave per il combustibile.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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