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Israele, la guerra costa anche se la sua economia è forte

 

Le guerre costano e viste le varie tensioni internazionali, ed in particolare quella ucraina, i costi prima o poi direttamente o indirettamente verranno pagati da tutta la comunità mondiale, mentre lo spreco continua a scapito di altre priorità, clima, cibo, salute.

 

 Israele, una economia florida e tecnologicamente avanzata,  sta pagando un prezzo economicamente molto alto per la guerra a Gaza visto che il Pil nell’ultimo trimestre del 2023 ha registrato un calo di quasi il 20%.

 

Gli osservatori internazionali hanno notato che tale frenata del Pil con una contrazione del 19,4% oltre le attese degli analisti, si è verificata in modo brusco appena i 300 mila riservisti israeliani sono stati richiamati dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre.

 

Da quella data il Governo di Tel Aviv ha anche imposto severe restrizioni al movimento dei lavoratori palestinesi dalla Cisgiordania al Paese. Un duro colpo perl’ediliziache ha causato una carenza di manodopera e con un caloper gli investimenti fissi delle imprese del 67,8%.

 

Mentre la spesa pubblica si impennava all’88%  rispetto al trimestre precedente il conflitto, i consumatori spendevano il 27% in meno, le importazioni diminuivano del 42%, e le esportazioni calavano al 18%.

 

Il Pil pro capite, tradizionalmente forte nell’economia tecnologicamente avanzata e superiore a quello del Regno Unito e della Francia, è sceso dello 0,1% nel 2023, mentre la popolazione è cresciuta del 2,2%.

 

Dopo il rallentamento dell’economia e il ritorno dell’inflazione all’1-3%, tutto farebbe pensare che sia imminente un’altra riduzione dei tassi da parte della Canca Centrale dopo il taglio di un quarto di punto di gennaio.

 

Più a lungo durerà la guerra e maggiore sarà il danno, anche per Israele, soprattutto se si profilasse un’occupazione postbellica della Striscia. I dati parziali finora disponibili indicano che  i primi 100 giorni di guerra, quando sono costati 260 milioni di dollari al giorno.

 

Solo quest’anno, muovere le armi, usarle, retribuire i riservisti e sussidiare gli sfollati assorbirà 19 miliardi, un’enormità per un’economia che produce poco più di 500 miliardi l’anno.
Soldi che verranno sottratti ad altre voci di spesa, in particolare al welfare sociale che ha sempre rappresentato un vanto nei 70 anni di vita dello stato di Israele.

 

Devastante invece la situazione sulla Striscia di Gazaqualunque sia la soluzione politica o militare; alcune agenzie stimano chesolo per la ricostruzione,il ripristino delle infrastrutture e la riqualificazione occorreranno almeno 13 miliardi di dollari.  Senza contare che ormai i 2 milioni di abitanti della striscia oggi vivono praticamente solo di assistenza internazionale.

 

Balthazar

aggiornamento ore 14.05

 

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