Economia e Lavoro

Istat, luci e ombre nel Rapporto Annuale

Il Rapporto Annuale 2024 di Istat ci fa sapere come nel 2023 sia stato recuperato il livello di Pil 2007, ma solo per il Nord del Paese. Dietro la crescita dell’occupazione, 4,2 milioni di potenziali lavoratori “inutilizzati”: sono soprattutto donne e giovani, residenti nel Mezzogiorno. Il potere d’acquisto dei salari lordi crollato del 4,5% negli ultimi 10 anni. La forte spinta che ci ha permesso nel giro degli ultimi tre anni di recuperare prima il livello di Pil pre-Covid, e poi persino quello precedente alla crisi del 2008, non basta per frenare la crescita della povertà, che nel 2032 ha raggiunto “livelli mai toccati negli ultimi dieci anni”. Ma ci sono anche altri numeri e notizie nel Rapporto dell’Istat. Nel triennio l’economia italiana è cresciuta più della media dell’Ue27 e di Francia e Germania tra le maggiori economie dell’Unione. Alla crescita si è associato il buon andamento del mercato del lavoro. Dalla seconda metà del 2021, come le altre maggiori economie europee, l’Italia si è confrontata con l’ascesa dei prezzi originata dalle materie prime importate, seguita a fine 2022 da un rapido processo di raffreddamento, rafforzatosi nel 2023. L’episodio inflazionistico ha avuto effetti differenziati sulle imprese e, in particolare, sulle famiglie – con le retribuzioni che non hanno tenuto il passo dell’inflazione – riducendo il potere di acquisto soprattutto delle fasce di popolazione meno abbienti. La performance degli ultimi anni ha fatto seguito a due decenni in cui la struttura dell’economia italiana si è adattata, con fatica, ai cambiamenti del contesto competitivo e all’impatto della transizione digitale. Il sistema produttivo, la Pubblica Amministrazione e gli individui hanno mostrato progressi significativi nell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, accelerati dalla pandemia. Permangono però alcune criticità e ritardi, anche nello sviluppo delle competenze digitali. Negli ultimi 20 anni, l’Italia ha difeso il proprio posizionamento come paese esportatore, ma la concorrenza delle economie emergenti ha messo in crisi una parte rilevante delle industrie su cui si basava la specializzazione nazionale, che si è gradualmente modificata. D’altra parte, la lentezza nello sviluppo delle attività terziarie intense in conoscenza, oltre che in una debole dinamica delle esportazioni di servizi, si è riflessa in un’accresciuta dipendenza dall’estero. In questo periodo, la crescita dell’attività economica e della produttività del lavoro sono state particolarmente deboli, rispetto sia all’esperienza storica sia alle altre maggiori economie europee. Il recupero recente dell’attività di investimento, in particolare nella componente immateriale, se sostenuto, potrebbe contribuire nei prossimi anni al miglioramento delle prospettive di crescita del nostro Paese.

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