Economia e Lavoro

Istat, prospettive economia globale incerte, impatto maggiore su eurozona

 

di Fulgenzio Balli

“Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale”. Lo sottolinea l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia maggio-giugno. Negli Stati Uniti, spiega l’Istat, l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’area euro è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medioriente. La manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati.

Imprese: dal 2019 forti aumenti costi e prezzi per shock internazionali

Tra il 2019 e il primo trimestre del 2026 il sistema produttivo italiano, a fronte dei numerosi shock internazionali, ha registrato forti aumenti sia nei prezzi di vendita (+18,4%), sia in quelli degli input produttivi (+17,7%), oltre a evidenziare, da metà 2022, una rilevante crescita del costo del lavoro (+12,9%). I margini di profitto delle imprese, dopo un aumento nel 2023, hanno iniziato a scendere. All’inizio del 2026 si registra una riduzione dei margini diffusa a tutti i settori (soprattutto agricoltura e manifattura), causata da un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita.

Euro in moderato deprezzamento rispetto al dollaro

“La valuta europea si è svalutata nei confronti di quella statunitense, passando da 1,17 dollari per euro a maggio a 1,15 a giugno. Tale tendenza è dovuta, tra gli altri fattori, a prospettive di crescita più sostenute per gli Stati Uniti rispetto all’area euro e alla tendenza dei mercati valutari a orientarsi, in concomitanza con situazioni di incertezza e crisi, verso investimenti in valute rifugio tra cui, appunto, la principale è il dollaro americano”.

Export, verso gli Usa resta positivo, molto dinamici mercati extra Ue

Le esportazioni in valore tra gennaio e aprile sono aumentate del 4,4% su base tendenziale, le importazioni del 2,9%. Nonostante le tensioni commerciali e geopolitiche registrate negli ultimi 12 mesi, i flussi commerciali italiani sembrano quindi aver trovato direttrici alternative: l’avanzo commerciale, nello stesso periodo, è aumentato di 2,4 miliardi di euro (da 19 a 21,4 miliardi di euro).  Anche l’export verso gli Usa, evidenzia l’Istat, resta positivo (+2,3% rispetto ai primi cinque mesi del 2025), anche se il saldo si è ridotto (15,2 miliardi nei primi cinque mesi del 2026, contro i 17,4 miliardi del corrispondente periodo del 2025), mentre continuano a risultare fortemente in crescita le vendite verso la Cina (+18,9%) e Svizzera (+46%). Gli effetti della guerra tra Stati Uniti e Iran sono invece ancora visibili nei dati delle vendite verso il Medioriente, che a maggio si sono ridotte del 12,3% su base tendenziale (-14,6% nei primi cinque mesi), a causa dello stop alle spedizioni di merci dirette nell’area del Golfo Persico. Dal lato delle importazioni, spiccano gli incrementi tendenziali degli acquisti dagli Stati Uniti (+23,5% nei primi 5 mesi), dai paesi Oper (+12,1%) e dal Mercosur (+18,7%) e la contrazione di quelli dall’area Asean (-3,2%) e Giappone (-11,9%).

 

Pil: Istat, +0,3% in primo trimestre, crescita acquisita 0,6%

 

 

Secondo la stima dei conti economici trimestrali, nei primi tre mesi del 2026, il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali. L’Istat spiega che “a questa dinamica hanno contribuito positivamente sia la domanda nazionale al netto delle scorte sia, in misura più marcata, la domanda estera, mentre la variazione delle scorte ha fornito un contributo negativo”. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%. A maggio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato una flessione congiunturale dello 0,3%, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita. Il risultato riflette il calo dei beni di consumo (-0,5%) e dei beni intermedi (-0,8%), la sostanziale stabilità di quelli strumentali (-0,1%) e il deciso incremento del comparto energetico (+4,6%). Nella media del trimestre marzo-maggio, tuttavia, l’indice è aumentato dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuto soprattutto dai beni strumentali (+2,5%) e, in misura più contenuta, da quelli intermedi (+0,7%).

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