Martedì, il presidente della commissione giudiziaria della Camera, Jim Jordan, ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di perseguire penalmente l’ex direttore della CIA John Brennan, accusandolo di aver mentito al Congresso sul ruolo del dossier Steele in una valutazione di intelligence del 2017 sull’interferenza russa nelle elezioni.
Il dossier Steele è una raccolta di rapporti di intelligence non verificati, compilati nel 2016 da Christopher Steele, un’ex spia britannica ingaggiata da una società di ricerca al servizio dei Democratici durante la campagna presidenziale degli Stati Uniti.
I promemoria contenevano una serie di accuse esplosive sui legami di Donald Trump con la Russia, affermando che il Cremlino possedeva informazioni compromettenti sul suo conto e che membri della sua campagna elettorale si erano coordinati con agenti russi per influenzare le elezioni.
Alcune parti del dossier provocato le prime fasi investigative dell’inchiesta dell’FBI sulla Russia, sebbene molte delle sue affermazioni non siano mai state confermate.
Le agenzie di intelligence statunitensi hanno successivamente concluso che la Russia aveva effettivamente interferito nelle elezioni del 2016, ma le accuse più sensazionali contenute nel dossier Steele – in particolare quelle di ricatto personale o finanziario – rimangono infondate.
Tuttavia nella vicenda c’è un preoccupante risvolto politico per chè i Democratici denunciano una campagna di ritorsione del Presidente contro i suoi nemici politici, utilizzando il Dipartimento di Giustizia, per prendere di mira ex funzionari e rivali del suo primo mandato.
Negli ultimi mesi Trump ha fatto pressione sui Procuratori contro personaggi come l’ex direttore dell’FBI James Comey, il Procuratore Generale di New York Letitia James e Brennan, tutti coinvolti in indagini o azioni legali che lo riguardavano.
Il presidente ha già sostituito diversi Procuratori federali di alto livello con suoi fedelissimi, tra cui uno dei suoi ex avvocati personali, e ha elogiato le incriminazioni contro i suoi critici definendole “giustizia finalmente fatta”.
Le mosse del Presidente hanno allarmato gli esperti legali e alcuni membri di entrambi i partiti, che avvertono che Trump sta erodendo l’indipendenza del Dipartimento di Giustizia e lo stia strumentalizzando per regolare conti politici.
Le azioni penali e i rinvii che ne sono derivati, spesso annunciati dagli alleati di Trump al Congresso, hanno aggravato le divisioni a Washington e sollevato preoccupazioni sul fatto che il sistema di giustizia penale venga utilizzato come strumento politico in vista delle elezioni del 2026.
GiElle
