Esteri

La Corte d’appello boccia la decisione della US Court of International Trade: “I dazi di Trump non sono illegali”

di  Andrea Maldi

Quella dei dazi si preannuncia una guerra legale senza esclusione di colpi, che di fatto arriverà fino all’Alta Corte.

“La sentenza della US Court of International Trade è temporaneamente sospesa fino a nuovo avviso mentre questa corte esamina i documenti delle istanze” ha decretato la Corte d’appello, accogliendo il ricorso della Casa Bianca che chiedeva una pausa della sentenza.

Lo scorso venerdì l’amministrazione Trump aveva denunciato lo stop dei dazi come un golpe per mano di “giudici di parte” e in nome del “make America great again” si era detta pronta ad usare ogni mezzo e, in assenza di una decisione in appello — che però è arrivata —, fino a ricorrere alla Corte Suprema. Infatti i tre giudici della United States Court of International Trade, Timothy Reif, Jane Restani e Gary Katzmann, hanno sentenziato che “Taco” — acronimo di “Trump Always Chickens Out” (Trump si tira sempre indietro), soprannome sarcastico dato a Trump coniato dal giornalista del Financial Times Robert Armstrong, che indica una strategia ormai ben nota: annunciare dazi per poi ritirarli in base alle conseguenze sui mercati finanziari mondiali — non ha il potere di applicare tariffe mondiali, annullando quelli imposti secondo l’International Emergency Economic Powers Act, legge del 1977 mai invocata prima d’ora.

 

Secondo la Corte i dazi su acciaio, alluminio e auto rimangono vigenti perché secondo la Section 232 del Trade Act, devono essere diminuite le importazioni ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale, mentre le tariffe su Cina, al 20% per il fentanyl, Canada e Messico, al 25% per l’immigrazione, sono illegali e vanno fermate. Durissima la replica del Tycoon: “ Sentenza orribile e puramente politica”, gli fa subito eco lo Studio Ovale che accusa i giudici della Corte: “Non spetta ai non eletti decidere come affrontare adeguatamente un’emergenza nazionale”.

Anche Peter Navarro e Kevin Hasset, importanti consiglieri del commander in chief, si sono espressi sulla sentenza, sottolineando che la decisione della Corte “non cambierà nulla e non produrrà alcun effetto sulle trattative commerciali in corso”, ma anzi l’amministrazione ha diverse alternative come quella della  ‘Section 232’ per le tariffe reciproche, che consentirebbe di continuare a raggirare il Congresso, o di tentare di convincerlo a varare i dazi, ma ipotesi alquanto improbabile.

 

I mercati finanziari sono cauti, vedono un Trump sicuramente indebolito, colpito uno dei suoi cavalli da battaglia più importanti della sua politica per sanare il deficit americano (secondo le stime riportare nelle casse dello Stato oltre 3.000 miliardi di dollari in una decade) , ma non la fine della guerra commerciale.

Nell’incertezza del capire cosa accadrà nel tira e molla giudiziario e nella tempistica della giustizia a stelle e strisce, si aggiunge il timore di una possibile — e forse paventata — reazione di Trump, lasciando le piazze finanziarie di tutto il mondo in ansiosa attesa.

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