Esteri

La fabbrica della paura: la Verità offuscata dietro il riarmo europeo

di Giuliano Longo (*)

 

Analizzare l’evoluzione della guerra narrativa tra blocco occidentale e Mosca richiede un’operazione di rigoroso vaglio delle fonti, separando la reale minaccia della guerra ibrida dalle distorsioni propagandistiche in funzione di specifici obiettivi politici ed economici.

Se da un lato l’infiltrazione, il sabotaggio e le interferenze elettroniche da parte dei servizi russi costituiscono una realtà documentata dalle intelligence europee, dall’altro la tendenza a un’iperbolica amplificazione degli incidenti sul campo, da parte europea,  risponde a precisi calcoli strategici.

Diversi episodi citati nei resoconti mediatici mostrano un cortocircuito informativo sistematico.

La narrazione di droni russi che avrebbero sfiorato convogli di delegazioni NATO in Ucraina spesso dissolve la reale dinamica dell’evento.

Attacchi mirati a infrastrutture militari o logistiche situate a decine di chilometri dal tragitto vengono reinterpretati nei titoli di testa come tentati assassinii o provocazioni dirette alla NATO.

Dinamica analoga si registra per le violazioni dei cieli nei Paesi dei est della NATO, come la Romania.

Mentre la difesa aerea monitora reali sconfinamenti di droni d’attacco o ricognitori diretti sui porti ucraini del Danubio, la costante psicosi da tracciamento radar porta con sé falsi allarmi, dove, non identificati o stormi di uccelli, vengono inizialmente scambiati o  presentati come minacce imminenti, prima di venire derubricati nel silenzio o delle stesse dichiarazioni iniziali di quesgli stessi Governi.

Così come risulta sempre incerto il reale sconfinamento di droni russi sui Paesi Baltici e sulla Polonia che fanno alzare in volo I caccia NATO ma srnza successivi riscontri sulla loro provenienza che potrebbe anche essere ucraina.

Anche sul fronte dei presunti attacchi ai vertici istituzionali la ricostruzione dei fatti è stata materia di forte contestazione.

 Nel caso dell’aereo della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen diretto in Bulgaria, la denuncia iniziale di un’interferenza GPS orchestrata da Mosca ha trovato immediate smentite e ridimensionamenti: perizie tecniche .

Mentre le autorità locali hanno evidenziato problemi legati ad avarie strumentali o ad anomalie dei segnali civili di routine, un dettaglio poi sacrificato sull’altare della retorica dell’aggressione imminente.

Questa bolla di allarmismo costante non nasce per caso.

Serve a legittimare e rendere politicamente digeribile presso l’opinione pubblica continentale una svolta economica epocale. Ovvero la massiccia spesa pubblica destinata al riarmo e all’industria della difesa europea.

La costante rappresentazione di un’Europa sull’orlo dell’invasione trasforma decisioni di bilancio controverse e tagli allo stato sociale in imperativi di sopravvivenza non negoziabili.

A questo scenario di propaganda palese si affianca una guerra parallela e sommersa, condotta nell’ombra ma con metodi brutali.

Gli stessi servizi segreti ucraini (SBU e HUR) sono al centro di una dura contesa: da una parte l’esecuzione di omicidi mirati e operazioni di eliminazione contro ufficiali e presunti collaborazionisti russi; dall’altra una crisi profonda di lealtà interna, segnata da fughe all’estero di propri agenti, defezioni, epurazioni e arresti per spionaggio a favore di Mosca.

Una realtà sanguinosa  che in realtà dimostra come, mentre la narrazione pubblica alimenta il business della sicurezza, la guerra vera si consuma nell’inganno e nella violenza spietata. Magari al punto di individuare il “caus belli” che alzi l’aticella della  escalation di fronte al fallimento della propspettiva di una rimonta militare, se non proprio di una vittoria dell’Ucraina.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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