Economia e Lavoro

La Fipe compie gli anni e sono 80

La Fipe ha dedicato la sua Assemblea annuale al tema della “Impresa come bene comune”, riaffermando che l’attività imprenditoriale non produce solo ricchezza, ma contribuisce al benessere collettivo, alla creazione di lavoro dignitoso e alla crescita del Paese e confermando la responsabilità sociale e il valore civico delle imprese nel contesto nazionale. La parte pubblica dell’evento è stata caratterizzata dagli interventi del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dal presidente della Fipe, Lino Stoppani e dalla “lectio magistralis” del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giuliano Amato.

Il presidente della Fipe, Lino Stoppani, ha aperto il suo intervento ricordando che “il 2025 segna un doppio anniversario: gli 80 anni della Fipe e l’Anno Giubilare. Due ricorrenze che, ha spiegato, «ispirano la riflessione sul ruolo sociale delle imprese, protagoniste non solo di crescita economica ma anche di coesione e sviluppo umano e comunitario. Stoppani ha ricordato che “la Fipe, fondata nel 1945 da imprenditori visionari per sostenere le imprese della ristorazione, del turismo e dell’intrattenimento, ha attraversato tutte le grandi trasformazioni dell’Italia: dalla ricostruzione postbellica al boom economico, dalle battaglie sindacali alla globalizzazione, fino alla pandemia”. “In ogni passaggio – ha osservato – la Federazione ha garantito rappresentanza, dialogo istituzionale e tutela dei valori del lavoro e dell’impresa”. Soffermandosi sul periodo della pandemia, Stoppani ha ricordato che “durante l’emergenza Covid-19 si è compreso fino in fondo il significato del termine pubblico esercizio: con la chiusura di bar, ristoranti e locali si sono spente le città e si è interrotta la socialità”. “È stato allora – ha sottolineato – che abbiamo capito come questi luoghi siano veri beni comuni, custodi di relazioni, cultura e identità nazionale”.

Oggi – ha proseguito il presidente di Fipe – la nostra Federazione è più di un’associazione: è una comunità di imprese che promuove innovazione, sostenibilità, qualità, parità di genere e legalità, interpretando l’impresa come strumento di benessere collettivo”. La missione, ha detto Stoppani, “è chiara: trasformare i bisogni in politiche economiche che generino valore economico e utilità sociale, sostenendo un lavoro dignitoso e un’economia sostenibile”.

Il presidente ha poi riflettuto sul contesto attuale, osservando che “nel mutato scenario politico e sociale, in cui spesso prevale il fattore grida rispetto alla competenza, la Fipe ribadisce la centralità dei Corpi Intermedi”. «Sono – ha spiegato – soggetti autorevoli e responsabili, capaci di mediare tra istituzioni, imprese e società, difendendo valori e interessi generali. Come ricordava Mario Draghi, essi sono protagonisti del cambiamento e strumenti di contrasto alla solitudine civile”.

Stoppani ha quindi richiamato il tema dell’assemblea, “Impresa, Bene Comune”, spiegando che “questa espressione racchiude una visione profonda: l’impresa non è solo motore economico, ma anche veicolo di dignità, coesione e fiducia”. “La Costituzione stessa – ha ricordato – all’articolo 41 sancisce che l’iniziativa privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. E ha aggiunto: “In un’epoca di crisi globali e disuguaglianze crescenti, l’impresa deve riscoprire la sua funzione sociale e il suo fondamento etico”.

“Senza impresa non c’è lavoro – ha affermato Stoppani – e senza lavoro si disgregano comunità e territori”. Il principio della “buona economia”, ha proseguito, “mette la persona al centro e coincide con l’Economia della speranza e della cura di Papa Francesco”. “In questo quadro – ha spiegato – i Corpi Intermedi devono promuovere responsabilità sociale, legalità, inclusione e welfare settoriale: previdenza, sanità, formazione, natalità”. “Il nostro obiettivo – ha ribadito – non è solo la tutela della proprietà, ma la valorizzazione dell’impresa come comunità di persone”. “Esiste un profitto fecondo – ha chiarito – che genera valore umano e sociale, e un profitto sterile che alimenta diseguaglianze”.

Per questo, ha aggiunto, “servono nuovi indicatori di benessere, capaci di misurare sostenibilità, giustizia e qualità della vita, come promuovono l’Onu e l’Istatcon il rapporto BES”.  “Impresa, bene comune – ha rimarcato il presidente della Fipe – significa cultura d’impresa, etica, responsabilità e rispetto”. “Ogni bar, ristorante o locale – ha spiegato – è presidio di socialità, sicurezza e legalità”. E ha citato come esempio “la candidatura della Cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco, che riconosce nel cucinare un atto di cura e condivisione, non solo un fatto gastronomico”.

“I pubblici esercizi – ha proseguito Stoppani – rappresentano anche un formidabile ascensore sociale: su oltre 1,1 milioni di addetti, quasi il 60% sono donne e il 30% giovani sotto i 35 anni”. “Un settore – ha sottolineato – che offre opportunità di lavoro, di formazione e di crescita, contribuendo alla coesione sociale e alla vitalità dei territori”. “Dietro ogni bar, ristorante o locale c’è una storia di impresa, di famiglia, di sacrificio e di passione che rappresenta l’anima autentica del nostro Paese”.

Guardando al futuro, il presidente Fipe ha dichiarato che “vogliamo costruire un sistema di imprese capace di coniugare libertà economica e responsabilità sociale, innovazione e tradizione, competitività e umanità. La sfida è far sì che il successo economico coincida con il progresso civile”. “La Fipe – ha concluso Stoppani – continuerà a essere voce e casa delle imprese del fuori casa, luogo di rappresentanza e di dialogo, presidio di valori e di cultura economica. Perché l’impresa non è un fatto privato, ma un bene comune. E senza impresa, semplicemente, non c’è futuro”.

Related posts

Filiera turistica, tornano in Italia gli stranieri, americani in testa. Ripresa a ‘stelle e strisce’ con 2,2 mln di arrivi

Redazione Ore 12

Mef, Osservatorio Partite Iva: sintesi dell’aggiornamento del quarto trimestre 2020

Redazione Ore 12

  Disagio sociale, oltre 8 milioni e 500mila gli italiani a rischio povertà. Il Report di Unimpresa

Redazione Ore 12