Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha fatto gli onori di casa all’Assemblea annuale della Fipe. “Quest’anno – ha esordito Sangalli – condividiamo un compleanno importante: Confcommercio e Fipe festeggiano 80 anni di storia. E la presenza del Presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, è davvero il coronamento di queste celebrazioni”. Ripercorrendo le origini della Confederazione, Sangalli ha ricordato che “il 29 aprile 1945, dalla libertà d’intraprendere e dalla volontà di ripartire, è nata quella storia di popolo chiamata Confcommercio”, sottolineando come “proprio la Fipe fu tra le Associazioni costituenti, fianco a fianco, in quella stagione di ricostruzione”.
“Celebriamo questi 80 anni – ha osservato il presidente – non per nostalgia, ma perché la memoria illumina la strada del passato e apre la strada del futuro”. Richiamando il titolo dell’assemblea, “Impresa, bene comune”, Sangalli ha spiegato che “l’impresa concorre al bene comune e, allo stesso tempo, è essa stessa bene comune“. E ha aggiunto: “Se la candidatura Unesco darà i risultati sperati, la ristorazione italiana diventerà patrimonio dell’umanità, ambasciatrice della nostra cucina nel mondo”.
Soffermandosi sul valore costituzionale dell’impresa, Sangalli ha ricordato che “l’articolo 41 della Costituzione pone un equilibrio tra libertà e responsabilità nell’azione economica”. “I Costituenti avevano chiaro che la ricostruzione del Paese sarebbe passata dal rilancio dell’iniziativa economica, ma anche che l’impresa è il luogo in cui si realizza la funzione sociale dell’economia”.
“Fare impresa – ha sottolineato – è un vero e proprio strumento di cittadinanza attiva. Il valore dell’impresa non risiede solo nel produrre ricchezza, ma nel trasformare l’economia in esperienza di cittadinanza, soprattutto per giovani, donne e stranieri». E ha aggiunto: «La libertà d’impresa è parte integrante del progetto democratico: non la libertà di pochi, ma quella che genera opportunità per molti. Opportunità, innanzitutto, di lavoro, con la dignità che il buon lavoro, quello dell’articolo 36, implica”.
Il presidente di Confcommercio ha poi ribadito l’impegno dell’organizzazione nella difesa dei contratti collettivi nazionali più rappresentativi. “Quando ci battiamo per far certificare la rappresentanza non difendiamo un orticello. Facciamo una battaglia per il Paese, per la democrazia del Paese”. Ha ricordato che “al Cnel sono depositati oltre mille contratti collettivi, ma molti sono contratti pirata che non garantiscono né lavoratori né imprese, e creano dumping rispetto a quelli firmati dalle parti più rappresentative”.
“I contratti pirata – ha ammonito – abbassano i diritti e abbassano il salario». Sangalli ha voluto ringraziare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «per aver ripreso in più occasioni il tema del valore della contrattazione collettiva» e ha espresso apprezzamento «per il recente riconoscimento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea”.
“L’impresa – ha ribadito – diventa bene comune solo quando si fa carico di applicare i contratti che concorrono a generare il bene comune. Questa è la nostra missione. Questa è la nostra identità”. In chiusura, Sangalli ha richiamato il simbolo dell’ottantennale di Confcommercio, la scultura di Carlo Ciussi, “due onde che si slanciano verso l’alto, simili ma non uguali».
“Quelle onde – ha spiegato – parlano di continuità, cambiamento ed equilibrio. Tre concetti che ci rappresentano profondamente”. “La continuità – ha ricordato – è quella della nostra presenza diffusa e radicata, mai venuta meno, nemmeno nei momenti più drammatici come la pandemia”. “Il cambiamento – ha proseguito – è la capacità di adattarsi e anticipare i mutamenti della società e dell’economia. Non ci spaventa, ci stimola”.
E infine “l’equilibrio, quello tra Fipe e Confcommercio, autonome ma collegate, come onde che scorrono vicine”. “Così – ha concluso Sangalli – teniamo insieme valori ed economia, libertà d’impresa e responsabilità sociale, individui e comunità. Così teniamo insieme tante storie diverse in un’unica storia: quella del più grande corpo intermedio della storia d’Italia, la Confcommercio”.
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