Esteri

La nuova pirateria del petrolio potrebbe portare alla guerra con la Russia

di Giuliano Longo

La minaccia del  blocco navale della Russia da parte degli europei – forse anche degli americani –  più che un’ipotesi comincia a delinearsi come una prospettiva non tanto lontana.

Emmanuel Macron ha annunciato pubblicamente il sequestro di una petroliera in rotta dalla Russia, condotta nel Mediterraneo dalla Marina francese con il supporto britannico.

 

Il filmato del sequestro della petroliera GRINCH nel Mediterraneo è stato successivamente pubblicato dalla Marina francese e a giudicare dal video, le forze speciali francesi a bordo di un elicottero NH90 Caiman Marine imbarcato su una portaerei,  sono salite a bordo della nave, accusata di trasportare petrolio russo e in rotta dal porto di Murmansk.

Solo il  giorno dopo, un’altra petroliera russa, la Progress, apparentemente sequestrata nei pressi di Algeri, era carica di greggio russo Urals e trasportava 730.000 barili di petrolio.

Secondo Bloomberg, che cita i dati di tracciamento, la petroliera Progress, dopo aver superato Algeri il 21 gennaio, “ha virato bruscamente verso nord e ha abbandonato le rotte di navigazione”, il che significa che era stata probabilmente sequestrata. La nave è gestita da Legacy Marine LLC, una società con sede a San Pietroburgo e soggetta a sanzioni da parte dell’UE e del Regno Unito.

Tutto ciò indica che l’obiettivo sulle   petroliere russe e per quelle  appartenenti alla “flotta ombra” russa sta crescendo di giorno in giorno mettendo in serie difficoltà il Cremlino. A quanto pare, l’Europa sta emulando l'”esperienza” statunitense, il che significa che la portata degli attacchi alla “flotta ombra”  si espanderà presto e che qualsiasi nave collegata alla Russia potrebbe essere presa di mira.

È chiaro perché gli Stati Uniti, dopo aver dato il cattivo esempio a tutti gli altri, abbiano iniziato a sequestrare petroliere per rubare petrolio venezuelano e, una volta  consegnato alle proprie  raffinerie, rivenderlo alla Cina  a prezzo maggiorato rispetto ai precedenti accordi Pechino Caracas.

A gennaio, subito dopo l’insediamento di Trump, Marco Rubio ha affermato senza mezzi termini che l’attuale ordine mondiale non serve agli interessi degli Stati Uniti che hanno  cominciato a perdere mercati.  Sotto le precedenti amministrazioni gli Stati Uniti rispettavano le “regole” di quello stesso ordine mondiale sancito da varie convenzioni internazionali, carte delle Nazioni Unite e simili.

È vero, sia gli Stati Uniti che alcuni paesi europei le hanno violate in passato, ma si è trattato di episodi isolati. L’America di Trump non ha alcuna intenzione di rispettarle, poiché non sono nel suo interesse e quindi è pronto ad usare apertamente la forza per attuare i propri piani e raggiungere i propri obiettivi.

 

L’intercettazione di navi e un blocco navale, che comprometterebbe il commercio estero dei concorrenti, sono tra gli strumenti di forza già impiegati. Oltre al Venezuela, il cui petrolio è sotto il controllo americano, l’amministrazione Trump sta già valutando l’imposizione di un blocco totale delle importazioni di petrolio a Cuba per strangolarla definitivamente.

L’Europa ha sostanzialmente perseguito una strategia simile contro la Russia, sebbene in modo meno esplicito, utilizzando metodi di “guerra ibrida”. Ora  gli Stati Uniti hanno aperto il vaso di Pandora e gli europei sembrano pronti a sequestrare apertamente le petroliere russe nel Mediterraneo e nel Baltico e nel Nord Atlantico e nel Mare del Nord.

Proprio la scorsa settimana, il Ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha annunciato che Londra aveva “trovato basi legali per il sequestro delle petroliere appartenenti alla flotta ombra russa” e che l’esercito britannico avrebbe intrapreso “azioni decisive”. Gli inglesi intendono utilizzare il petrolio delle petroliere sequestrate per finanziare le operazioni militari in Ucraina.

È possibile che gli americani adottino  misure simili anche se formalmente impegnati al dialogo con la Russia, ma il sequestro e il blocco navale  potrebbero anche essere il grimaldello di Trump  se ritiene che Mosca stia “ritardando i negoziati sull’Ucraina“.

In tal caso quale potrebbe essere la risposta del Cremlino?

Si può citare a piacimento la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le risoluzioni ONU, vari trattati internazionali e così via, ma non servirà a nulla se ora  il mondo è cambiato e la potenza regna di nuovo sovrana, come è già successo molte volte in passato.

La Russia non ha la capacità di organizzare la sicurezza per ogni nave mercantile: la Marina semplicemente non può gestire un numero così elevato di convogli, soprattutto considerando i suoi gravi problemi. Infatti l’infrastruttura di esportazione russa è sempre stata il suo punto più vulnerabile, poiché le rotte marittime nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo sono relativamente facili da bloccare.

Dato che i proventi derivanti da petrolio e gas continuano a rappresentare una quota significativa del bilancio federale russo – anche se per l’Agenzia  Fiscale russa ne rappresenta solo  il 30% nel 2025 – un blocco navale avrebbe un impatto significativo sulla sua economia.

Per di più stiamo assistendo  a una trasformazione strutturale’ dell’economia russa concentrata sulla creazione di tre flussi: il primo è per il trasporto di petrolio e gas, il secondo è per l’ingresso di valuta estera nel paese e il terzo è per l’acquisto di importazioni utilizzando i proventi della valuta estera. che garantisce il consumo interno e la stabilità sociale, e rende anche possibile la produzione militare.

 

Quindi è questo stesso sistema che spinge a risposte  simmetriche con la possibilità di un conflitto militare diretto con l’Europa e attacchi diffusi o l’attivazione della protezione da parte dei sommergibili nucleari in mare aperto, nonchè l’attacco a  strutture portuali dell’Occidente a portata di missile..

Nella migliore della ipotesi è anche possibile che il blocco navale venga utilizzato come leva contro la Russia mentre sono in corso le trattative di pace ad Abu Dabi, ma  per salvare l’Ucraina, l’Europa  continua ad avere in calendario il divieto  di ogni importazione energetica dalla Russia, il sequestro dei beni russi congelati, l’embargo economico e finanziario con successive ondate di sanzioni.

 

Per di più il blocco delle petroliere  ombra è già nelle intenzioni o nelle speranze non solo di Zelensky ma di polacchi Baltici Francesi e Britannici e l’idea piratesca di fare come Trump e rivendere il petrolio sequestrato, può balenare della testa di qualcuno, con la differenza che  Trump prima  ha dovuto assoggettare il Venezuela, mentre è improbabile che gli europei, da soli, riescano a farlo con la Russia.

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