Economia e Lavoro

La resa ai ricatti di Trump su dazi fa della UE un vassallo, non un alleato

di Giuliano Longo

Tragedia o ironia della storia? Gli imperi europei di un tempo ormai remoto, che si spartivano Asia e Africa con la semplice firma su pezzi di carta ,oggi si vedono spartiti da Trump con un semplice post sul suo c account Truth Social.

Il vero successo di Trump è che la legge del più forte è diventata la regola delle legge  relazioni internazionali in modo quasi farsesco cui la sottomissione degli europei ha allegramente contribuito con una stretta di mano fra i suoi deboli leader e il bullo americano.

Fra i campi di golf della Scozia dove il Tycoon si stava divertendo, l’UE ha smesso di fingere di essere una potenza globale e ha convintamente confermato la propria  vocazione di tributario favorita  degli “alleati” americani.

Mentre i cervelloni di Bruxelles celebravano in izialmente come un successo  il  compromesso con Washington – accettando tariffe del 15% sulle esportazioni europee ed esentando completamente i beni americani –  dopo una spremuta di dichiarazioni vacue, hanno accettato una vera e propria capitolazione.

l’Europa non ha negoziato, ma è stata derubata sotto la minaccia delle armi, mentre si applaudiva l’abilità negoziale del furbacchione americano

 In questa nuova aritmetica del potere geoeconomico  e politico l’America ha deciso il suo roll back contro la Cina (come nella guerra fredda contro la Russia ) e l’Europa ha obbedito, il che non è proprio una novità

Anche se  qualche illuminato del Vecchio Continente, teorizzava l’”autonomia strategica” e il terzo polo mondiale, il sogno  è naufragato nella certezza bipolare Cina-USA, con Bruxelles relegata al ruolo di sponsor di una competizione  nella quale conta poco o nulla.

I dazi del “Liberation Day” annunciati ad aprile,  non hanno mai avuto l’obiettivo liberare l’America da squilibri commerciali sleali , ma di mantenerli a proprio vantaggio.   “Pagare o affrontare la devastazione economica” questo il ricatto.

Mentre la Cina rifiutava tale taglieggiamento , l’Europa  offriva la testa alla mannaia trumpiana con un percorso tortuoso e ambiguo.

Prima, con i teatrali annunci di contro-dazi applauditi da tutta la stampa europea  mainstream, cui poi è seguita  ritirata ( o meglio, la rotta) per  il “mantenere il dialogo” e “preservare le relazioni” con il  “miglior accordo possibile”.

Apoteosi dell’incapacità di una raggiante e soddisfatta von der Leyen che ha concordato 750 miliardi di dollari in acquisti di energia americana, 600 miliardi di dollari in investimenti aggiuntivi e l’accettazione di tariffe doganali punitive, in cambio del nulla.

Pechino ha assistito divertita  all’umiliazione dell’Europa  rispondendo un secco  NO  alle pressioni americane. Scelta che evidentemente è sfuggita alle menti eccelse che governano il vecchio Continente.

Quando Trump ha intensificato le minacce tariffarie, la Cina ha risposto con le restrizioni all’esportazione sulle terre rare mettendo in  crisi la catena di approvvigionamento dell’industria manifatturiera occidentale, ma ha anche  evitando  un’escalation che avrebbe potuto costringere Washington a uno scontro totale, limitandone e non vietandone l’export.

Ha così ottenuto un successo tattico con  il minimo  impegno per prevenire il collasso economico occidentale, pur mantenendo un livello di incertezza sufficiente a preservare la sua leva finanziaria.

Pechino si è così salvata la faccia senza sostanziali concessioni.

E invece Bruxelles cosa fa? Rimprovera Pechino per i suoi rapporti con la Russia mentre allo stesso tempo implora le terre rare, senza capire che  non si può fare la predica al proprio fornitore se si dipende dalla sua clemenza.

Non solo. I sagaci  leader europei si sono comportati come se la Russia fosse un satellite della Cina, proprio mentre l’UE è diventata un satellite USA.

Pechino invece mantiene l’accesso al mercato e ai rapporti diplomatici ormai convinta che  l’UE  si farà carico di qualsiasi sanzione piuttosto che imporre costi agli altri.

 I leader europei ostentano la convinzione (ma ne sono davvero convinti?)  che l’atteggiamento morale possa sostituire la leva materiale e che il defunto diritto internazionale (luminosi esempi da Israele e Russia), ignorando (o facendo finta si ignorare?) che oggi  tale diritto viene sostituito dalla legge del più forte.

La risposta dell’UE alla guerra tra Russia e Ucraina alimenta questa narrazione. Bruxelles ha imposto sanzioni all’energia russa mentre ne continua  gli acquisti. Nel 2024, i pagamenti energetici dell’UE a Vladimir Putin hanno infatti raggiunto i 23 miliardi di euro..

E ancora,, la UE ha vietato le esportazioni di tecnologia verso la Russia, ma allo stesso tempo mantiene  la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi che, secondo i suoi leader, servirebbero agli interessi russi.

Un approccio schizofrenico alla Sicurezza che si estende alla spesa per la Difesa dimostrando  una confusione mascherata da determinazione.

Infatti hanno concordato di aumentare la spesa militare al 5% del PIL – che porterebbe alla bancarotta la maggior parte degli Stati membri della UE– senza alcuna logica che vada oltre le richieste americane.

Una strategia che non vede una condivisione degli oneri, ma  un pagamento di tributi  al feudatario d’oltreoceano, mascherato da solidarietà NATO di cui gli Stati Uniti sono membro decisivo.

Fra i verdi campi da golf della Scozia, il vertice UE-USA ha sancito il fallimento strategico dell’Europa speranzosa  che l’adesione alle pretese  americane avrebbe elevato il loro status da partner minore ad alleato indispensabile.

Invece ha confermato il suo ruolo di fonte di finanziamenti agli Stati Uniti e al loro spropositato debito pubblico.

Von der Leyen, Kallas, Sefcovic prima hanno negato la realtà di quanto avevano firmato, poi hanno finto “sorpresa” per questo “inatteso” risultato. E oggi parlano di aspetti dell’accordo ancora tutti da definire.

Ma se  le tue cosiddette  vittorie coincidono con gli interessi del tuo avversario, non stai negoziando, ma ti stai arrendendo. Peggio ancora, si finge  di non capire che l’assetto globale emergente presenta tre livelli distinti.

Washington ha scoperto che un ultimatum produce più dei negoziati.

Washington ottiene   contratti militari, acquisti di energia, accesso al mercato duty-free – senza incontrare resistenza –  che conferma il ruolo USA  da leader di alleanze a predatore che le allenze le sfrutta.

E infine dimostra che per comprare  l’obbedienza europea bastano le intimidazioni.  Perché allora costruire alleanze quando i rapporti  si possono gestire con il  racket della protezione?

Nella foto Trump mostra l’ordine esecutivo sui dazi appena firmato

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