di Michele Rutigliano
Inizia oggi a Roma un convegno di grande rilievo per il mondo cattolico italiano. L’incontro riunirà amministratori locali e regionali, intellettuali e politici che si ispirano alla Dottrina Sociale della Chiesa e che, nel solco dell’esperienza delle Settimane Sociali, intendono ridare slancio all’impegno politico dei credenti. “La Rete di Trieste. Perfino più di un partito” è questo il tema della prima riunione del network di amministratori locali di ispirazione cristiana nato a margine della Settimana Sociale dello scorso luglio. Al centro del dibattito vi sarà la cosiddetta “Rete di Trieste”, un’iniziativa nata dall’ultima Settimana Sociale tenutasi nella città giuliana, che punta a costruire un nuovo modello di partecipazione politica, superando la logica dei partiti tradizionali e promuovendo una rinnovata presenza cristiana nelle istituzioni. L’iniziativa gode del sostegno di figure di primo piano del mondo cattolico, come Ernesto Maria Ruffini, Elena Granata, Paola Binetti, Paolo Ciani, segretario politico di Demos, Giuseppe Irace, Segretario di “Persone e Comunità”, del presidente della Fondazione per la sussidiarietà Giorgio Vittadini, oltre a numerosi amministratori locali e regionali che condividono la necessità di un impegno politico basato sui valori della giustizia sociale, della solidarietà e del bene comune. Domani il convegno proseguirà con l’intervento di Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato per le Settimane Sociali, e con l’introduzione tematica di Antonio Campati, docente all’Università Cattolica di Milano. Seguirà il panel dedicato agli amministratori, coordinato dal vice direttore di “Avvenire” Marco Ferrando, con il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, la deputata dell’Assemblea siciliana e sindaca di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo, la sottosegretaria in Regione Piemonte Claudia Porchietto, e la presidente dell’Umbria Stefania Proietti.
Un vuoto da colmare: la scomparsa della DC e la diaspora cattolica
Questo convegno sarà dunque un’occasione per riflettere su come declinare questi principi nell’attuale contesto politico, caratterizzato da una crescente disaffezione verso i partiti tradizionali e da una crisi di rappresentanza che ha allontanato molti cittadini, specialmente i giovani, dall’impegno politico. Dopo la fine della Prima Repubblica e lo scioglimento della Democrazia Cristiana, il panorama politico italiano ha visto una progressiva dispersione dell’elettorato cattolico, che si è diviso tra diverse forze politiche senza trovare un punto di riferimento unitario. I tentativi di ricostruire una presenza politica cattolica organizzata si sono spesso scontrati con la frammentazione interna e con le difficoltà nel dialogare con un sistema sempre più polarizzato. In tale contesto, la “Rete di Trieste” si propone come un’alternativa credibile e innovativa, non una semplice riproposizione nostalgica della DC, ma un laboratorio politico capace di formare nuove generazioni di amministratori e leader ispirati ai valori cristiani. L’obiettivo è quello di superare le rigidità dei partiti tradizionali e creare uno spazio di confronto e di azione politica che sappia rispondere ai bisogni reali della società. L’iniziativa punta a mettere in rete gli amministratori cattolici già impegnati a livello locale, affinché possano scambiarsi esperienze e buone pratiche, ma anche formare e motivare giovani capaci di impegnarsi in politica con passione e competenza.
Le aspettative del mondo cattolico e il possibile impatto politico
Il mondo cattolico italiano guarda con interesse e speranza a questa nuova iniziativa. Dopo anni di delusioni e di esperienze politiche che non hanno saputo interpretare le esigenze di una società sempre più complessa, la “Rete di Trieste” potrebbe rappresentare una svolta significativa nella prossima stagione politica italiana. Se riuscirà a consolidarsi, questo progetto potrebbe intercettare un ampio bacino di cittadini che non si riconoscono nelle attuali offerte politiche e che cercano una proposta capace di coniugare valori e competenza. In un periodo in cui la politica sembra sempre più dominata da personalismi e da strategie di breve periodo, un’iniziativa che rimetta al centro il bene comune potrebbe rappresentare una vera sorpresa nello scenario politico futuro. La sfida principale sarà quella di trasformare le idee in azione concreta, superando il rischio di restare un’iniziativa confinata a un’élite intellettuale o ecclesiale. Per avere un impatto reale, la “Rete di Trieste” dovrà radicarsi nei territori, coinvolgere attivamente la società civile e dialogare con le altre forze politiche senza perdere la propria identità. Il convegno di Roma sarà dunque un banco di prova fondamentale: da qui potrebbero emergere le linee guida per un nuovo protagonismo politico dei cattolici democratici, capace di restituire alla politica italiana quello spirito di servizio e quella visione di lungo periodo che sembrano smarriti. Il futuro dirà se questa iniziativa saprà tradursi in una nuova stagione per il cattolicesimo politico italiano o se resterà un’esperienza limitata a una cerchia ristretta di amministratori e intellettuali. Ciò che è certo è che il dibattito è aperto, e che il mondo cattolico è pronto a rimettersi in gioco.
