di Giuseppe Onorati
L’arte identificata con la vita, come viaggio evolutivo, ritrova in Antonio Diana un perfetto interprete. La storia artistica del pittore campano di San Cipriano d’Aversa (CE) infatti, ci racconta di un’incessante produzione creativa, che in un quasi cinquantennio di carriera ha affrontato diversi stili, approdando a diverse tappe estetiche.
Il suo inizio è su tre fronti espressivi: fotografia, letteratura e pittura, per poi lungo la strada lasciare preponderanza a quest’ultima, pur mai abbandonando le prime due (basti pensare alla RIRISUSCITART, di cui si parlerà nel seguito dell’articolo e alle pubblicazioni letterarie).
Il suo impegno artistico ha incontrato gratificazioni di pubblico e di critica. Selezionato dalla Renault Italia per una mostra a Roma nel 1990, pubblicato nei cataloghi d’arte Mondadori, diversi premi e diverse mostre sempre bene accolte da pubblico e critica , fra le cui voci di apprezzamento vi è da segnalare anche quella del professor Vittorio Sgarbi. Dunque una pittura che ha guadagnato stima e consenso negli anni, decretando Antonio Diana un artista di rilievo; tuttavia confrontandosi con la sua personalità e con la sua storia, ci si accorge che appare come felicemente eclissato da questa dimensione di successo e riscontro, animato da una sorta d’inquietudine fertile, che ad ogni tappa artistica non gli permetta di giovarsi di gratificazioni, affinché il suo viaggio riprenda senza concedere tempo ed energia ad allori e stasi celebrative, bensì mantenendo il senso di marcia verso una continua tensione riflessiva e creativa.
Questo incessante cammino artistico di Antonio Diana, pensando alla sua storia di produzione tematica e stilistica, rivela di un viaggio spirituale che l’uomo ha intrapreso, utilizzando l’arte come veicolo di senso e significato; lo spirito, quella fiamma esistenziale che dà impulso ad ogni scelta ed azione, è il motore dell’itinerario dell’artista, orientato dall’imperativo categorico del creare, figlio del biblico: “…a Sua Immagine e Somiglianza”. Ogni sua opera sembra scandire il senso del tempo, raccontando varie tappe che lo spirito affronta nell’incedere storico, in una logica di evoluzione .
Nel suo itinerario creativo si va dal naturalismo in cui soggetto osservante ed oggetto tematico sono ben distinti, all’antropologico, dall’astrattismo al razionale-geometrico, fino al metafisico, tracciando un solco in cui progressivamente la divisione fra soggetto ed oggetto viene superata da un senso sempre più ampio ed astratto delle forme, fino quasi all’estremo tentativo di superare la mediazione espressiva di queste, permettendo d’intravedere un’analogia con le dinamiche della coscienza che anela all’Assoluto della Fenomenologia dello Spirito di Hegel. A rafforzare questa interpretazione della storia della sua opera, lo stesso autore ci offre uno spunto, per così dire, oltre la pittura, con l’opera letteraria IO, DIO, SATANA E I SENZA NOME. LA FINE DEL MONDO ASPETTANDO IL GIUDIZIO FINALE, con la quale ci avverte che siamo nei Tempi Giusti dell’apocalittico Compimento della storia .
L’ultima tappa estetica di questo viaggio è rappresentata dalla REALART, in cui Diana parte dalla fotografia, una delle sue forme espressive, elabora le immagini al computer, per poi restituirle alle tele. In un concorso di tecniche, che dalla cattura di un’immagine da parte del cellulare, passando per il lavoro elettronico di programmi informatici, si arriva nuovamente alla forma pittorica, all’arte in quanto realizzazione dell’uomo, che sfugge al pericolo dell’alienazione, per cui continuamente l’umano rischia di essere assoggettato agli strumenti della tecnologia digitale. Con la REALART il maestro rilancia una filosofia di riscatto dell’umano, la cui cifra fondamentale è quella di creare; il processo parte con l’acquisizione di un’immagine fotografica, che sottintende già una scelta estetica da parte dell’ “occhio fotografico”, per poi essere processata da un computer e darci alla fine una composizione su tela. Non vi è spoliazione dell’ uomo creatore in questo complesso lavoro, c’ è sempre uno spirito creante con la sua energia a porre in essere l’opera; cambiano soltanto gli strumenti: il pennello lascia il posto al cellulare ed al computer. La REALART parrebbe una filosofica provocazione di Antonio Diana, che con essa dimostra come cambiando gli strumenti, non cambi l’essenza dell’arte e cioè il creare umano , derivazione del divino ed a buon diritto lo stesso autore ha ribattezzato la REALART come RIRISUSCITART per evidenziare che ciò che sembri sterile ed artificioso prodotto di tecnologie digitali, possa essere “vitalizzato” artisticamente.
Anche la RIRISUSCITART ha confermato un grande apprezzamento da parte di pubblico e critica all’opera del maestro, riguardo alle mostre relative.
In quest’ultima tappa estetica, Antonio Diana ha riconfermato di essere un cavaliere del tempo storico, che affronta i cambiamenti come l’occasione per manifestare tramite la creazione artistica, il racconto del cammino dello spirito umano, delle sue scelte, condizioni e possibilità.
Nella foto CRISTO RE DELL’UNIVERSO, opera di RIRISUSCITART del maestro Antonio Diana.
