di Giuliano Longo
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha avvertito che “la politica ostile dei paesi della NATO” potrebbe “portare a uno scontro frontale tra potenze nucleari”.
Intervenendo durante un webinar ospitato dal Center for Energy and Security Studies, – centro indipendente con sede a Mosca- Ryabkov ha citato gli schieramenti statunitensi in Europa, le missioni nucleari congiunte e i piani per militarizzare lo spazio come mosse destabilizzanti, che costringono la Russia ad adottare “misure tecnico-militari compensative”.
Le dichiarazioni sono state rilasciate mentre Putin supervisionava a una importante esercitazione strategica bucleare con missili balistici intercobtinentali , bombardieri strategici e missili lanciati da sottomarini.
Il Cremlino ha diffuso il filmato delle esercitazioni, che hanno fatto seguito all’improvvisa cancellazione del vertice in programma con Trump e i
commenti di Ryabkov evidenziano la crescente preoccupazione della Russia per le esercitazioni annuali di deterrenza nucleare della NATO e per la modernizzazione degli arsenali occidentali.
Ryabkov ha condannato lo sviluppo, guidato dagli Stati Uniti, di un sistema globale di difesa missilistica e il dispiegamento avanzato di missili a medio raggio. Ha inoltre messo in guardia dai piani di militarizzazione dello spazio, definendoli una trasformazione del dominio in un “ambiente di combattimento”.
“Tra i fattori negativi rilevanti – ha aggiunto- segnaliamo la politica ostile dei paesi della NATO che può portare a uno scontro frontale tra potenze nucleari, nonché lo sviluppo da parte di questa autoproclamata alleanza nucleare di schemi e mezzi delle cosiddette missioni nucleari congiunte, tra cui l’espansione della geografia della presenza nucleare statunitense in Europa e la cerchia dei paesi a cui viene delegata la consegna di munizioni speciali americane agli obiettivi”.
Ha fatto poi riferimento allo “sviluppo di capacità di lunga gittata ad alta precisione da parte dell’Occidente per i cosiddetti attacchi preventivi di disarmo, tra cui lo schieramento avanzato di missili a corto e medio raggio basati a terra” e “ai piani degli Stati Uniti e di alcuni dei suoi alleati di lanciare armi nello spazio con la sua trasformazione in un ambiente di combattimento“.
Le esercitazioni nucleari di Putin hanno testato la prontezza delle forze strategiche terrestri, marittime e aeree russe, mentre il Cremlino ha confermato il successo dei lanci di un missile balistico intercontinentale Yars, di missili da crociera da bombardieri Tu-95MS e di un missile balistico da un sottomarino nel Mare di Barents.
Il 13 ottobre la NATO ha lanciato la sua annuale esercitazione di deterrenza nucleare Steadfast Noon, a cui hanno partecipato circa 70 velivoli provenienti da 14 nazioni. In un comunicato stampa, l’alleanza ha sottolineato, con poca credibilità, che l’esercitazione non era collegata ad alcun evento mondiale in corso e che non sarebbero state utilizzate armi vere.
Il potenziale ritiro dai restanti trattati sul controllo degli armamenti e la NATO che intensifica la sua strategia di deterrenza, i canali diplomatici potrebbero restringersi ulteriormente. Il rischio di errori di calcolo o di escalation rimane elevato, mentre entrambe le parti perseguono dimostrazioni strategiche e rl’Europa rifiuta compromessi sull’Ucraina.
Va ricordato che l’equilibrio nucleare tra Russia e NATO si basa su una complessa deterrenza, con la Russia e gli Stati Uniti che detengono la stragrande maggioranza delle testate nucleari mondiali.
La NATO dipende in gran parte dal deterrente nucleare statunitense, che include circa 200 armi nucleari tattiche dislocate in cinque paesi membri (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia). Francia e Regno Unito possiedono invece propri arsenali nucleari autonomi.
Secondo il Bulletin of the Atomic Scientists, all’inizio del 2025 la Russia aveva circa 5.459 testate, mentre gli USA ne avevano circa 5.177. Entrambi i paesi possiedono una “triade nucleare” completa (missili basati a terra, sottomarini e bombardieri strategici.
Il trattato New START, che limita gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia, scade a febbraio 2026. La Russia ha sospeso la sua partecipazione nel 2023 ma ha continuato a rispettare i limiti. A settembre e Putin ha proposto l’’estensione di un anno del New START, chiedendo agli Stati Uniti di agire con lo stesso spirito.
L’amministrazione Trump aveva invece deciso di uscire dal Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), non dal New START, e ha cercato di estendere il trattato, ma con modifiche mentre aveva deciso di ritirarsi da questo trattato nel 2019, che stabiliva limiti agli armamenti nucleari a raggio intermedio
Gli avvertimenti di Mosca indicano la prospettiva di una nuova “corsa agli armamenti” se il trattato non verrà prorogato o sostituito, creando un vuoto nei limiti sulle armi nucleari stimolando un aumento degli arsenali e un’instabilità strategica.
La scadenza del trattato avviene mentre anche la Cina sta modernizzando il suo arsenale nucleare. Una commissione del Congresso statunitense ha raccomandato di prepararsi alla minaccia di due potenze nucleari rivali, Russia e Cina.
