di Fabrizio Pezzani (*)
La sfida tra Iran, Usa ed Israele sembra arrivare ad un punto di non ritorno per lo scontro ormai diretto tra Iran ed Israele, questa situazione di crescente conflittualità si è andata formando già nel secolo scorso con l’ascesa di Khomeini come guida spirituale del paese dopo la cacciata dello Scià, strettamente legato a Inghilterra ed Usa, avvenuta nel 1979. Nello stesso anno con lo scontro sugli Ostaggi americani a Teheran si formò la grande opposizione tra Iran ed Usa, va ricordato che i conflitti in medio oriente sono spinti sia da problemi economici, come l’uso del petrolio, ma anche da scontri religiosi tra sciti (ad esempio Iran , Iraq , Siria, Libano e Yemen) e dai sunniti che rappresentano l’85 % dei mussulmani.
Per capire lo scontro è sempre utile guardare la mappa del medio oriente per capire le relazioni tra paesi tra loro confinanti.
L’Iran si trova nella parte centrale ed occupa un territorio molto ampio che fa da cerniera tra la parte asiatica della mappa e quella più europea come la Turchia con cui è confinante; la posizione sullo stretto di Hormuz nel golfo Persico è strategicamente importante, separa l’Iran dalle monarchie sunnite del golfo dove sono le basi militari statunitensi ma anche le più grandi riserve di gas e petrolio al mondo; la posizione dell’Iran lo rende estremamente importante per i commerci di gas e petrolio.
Lo scontro tra Usa ed Iran comincia nel secolo scorso come ricordato ma diventa sempre più conflittuale negli anni novanta dello stesso secolo per l’avvio dell’attività nucleare del paese che cercava un’alternativa al petrolio come fonte di energia che rappresentava il 40 % della produzione annuale.
Il nuovo secolo crea le condizioni di uno scontro sempre più violento tra Iran, Usa ed Israele e poco alla volta ci porta allo stato attuale dove la storia ci presenta il conto.
La storia ha periodi anche lunghi in cui sembra non succeda niente di particolare ma poi assume una maggiore velocità di cambiamento quando le condizioni di scontri o di declino dei paesi arrivano a forme di collasso come succede per tutte le civiltà da duemila anni a questa parte e vengono preparate nel tempo per poi esplodere in tragiche situazioni. L’Iran nel nuovo secolo diventa un problema da risolvere ma non è una soluzione facile anche perché non ci sono cause evidenti che potrebbero giustificare un’invasione come succederà per l’Iran occupato con prove false.
La caduta delle torri gemelle ha generato un’esplosiva reazione degli Usa verso il medio oriente ma in particolare verso l’Afghanistan e l’Iraq che vengono occupati militarmente nel 2003; entrambi i paesi sono confinanti a nord ed a sud dell’Iran e rendono, forse, facile un’invasione del paese, che potrebbe essere stata considerata ma la crisi di Lemhan nel 2008 fa saltare il banco e lo scontro tra Iran ed Israele diventa sempre più evidente anche per la posizione scomoda dei palestinesi appoggiati dall’Iran contro Israele.
Il timore del nucleare iraniano cresce e nel 2010 l’unione tra Usa ed Israele favorisce un attacco informatico alle centrali nucleari iraniane di arricchimento dell’uranio con un virus informatico, lo Stuxnet, per disabilitare le centrifughe delle centrali iraniane. L’Iran diventa un problema da risolvere per il rischio del nucleare che potrebbe arrivare a creare ma bisogna trovare una strategia vincente.
Nel 2010 la finanza aggredisce l’Europa con i paesi esterni come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e poi la Spagna; nel 2011 si prepara l’attacco all’Italia dopo avere deposto Gheddafi in Libia che va sotto il controllo degli Usa e della Francia, per inciso Gheddafi aveva dichiarato come Saddam Hussein di volere il suo petrolio pagato in euro e non in dollari, una mossa mortale come si è visto.
L’attacco all’Italia porta ad un cambiamento di governo con uno spread che come un burattino prima sale e poi dopo il cambio nel gennaio del 2012 scende nello stesso giorno in cui l’Europa dichiara l’embargo del petrolio iraniano, una curiosa coincidenza.
Il 28 settembre dello stesso anno Netanyahu mostra all’Onu l’immagine di una bomba per fare capire il rischio dell’Iran che va fermato rapidamente nel giro di un mese, l’intervento è ad un mese dalle elezioni Usa a cui forse la campagna d’Europa serviva ad aprire la strada.
Poco più tardi in novembre avvengono le elezioni negli Stati Uniti e si confrontano Obama e Mitt Romney che supportato dalla finanza dichiara di avere nel suo programma l’attacco all’Iran in supporto ad Israele.
Gli eventi storici talora cambiano le carte in tavola, infatti, Obama che sembrava perdente riesce a recuperare consenso per avere affrontato l’uragano che ha colpito nuovamente New Orleans con molta più efficacia di Bush nella stessa situazione; le elezioni presidenziali sovvertono i pronostici ed Obama vince. Il nucleare iraniano scompare dalle attenzioni ed addirittura nel mese di febbraio del 2013 durante le elezioni in Israele non ne viene lasciata traccia.
Nel 2013 nel mese di agosto si verificano delle coincidenze inopportune, come avevo scritto su Panorama, all’inizio del mese di agosto Ben Bernake della FED dichiara che avrebbe smesso con il QI, nel mese vengono indicati i possibili sostituti come Summers e la Yellen che poi ricoprirà il ruolo, ma alla fine del mese di agosto Bernanke dichiara che ritornerà al QI esattamente come prima. Nel mese di agosto, solitamente tranquillo cosa era accaduto da fare cambiare idea al governatore della FED; a metà del mese gli Usa, la Francia e l’Inghilterra dichiarano guerra ad Assad della Siria per avere fatto scoppiare un ordigno batterico; tutto sembra crollare ma Putin dimostra di avere le prove che a fare l’esplosione sono state le parti avverse e la minaccia della guerra scompare.
Si può ipotizzare che, vista la posizione della Siria attaccata all’Iran poteva essere un comodo corridoio per attaccarla tanto da spingere Bernanke ad una mossa imprevista ma poi ritirata.
L’Iran diventa un problema accentuato dal supporto degli iraniani sia ai palestinesi di Gaza come agli Hezbollah del Libano, ma anche Putin diventa un problema così Obama in ottobre nomina la guerrafondaia Victoria Nuland neocon come il marito Robert Kagan alla presidenza della commissione dei rapporti tra ovest ed est in particolare con la Russia di Putin. La Nuland opera immediatamente, facendo fuori l’Europa come comunica in modo sgradevole con l’ambasciatore Usa, e preparando l’operazione Maidan prima facendo saltare il presidente Yanukovic regolarmente eletto in Ucraina per mettere un suo protetto; poi l’attacco alla Russia viene preparato con una politica di ferro nella parte russofona dell’Ucraina che prepara lo scontro così alimentato; la guerra per procura serve ad indebolire Putin che stava diventando troppo ingombrante in Siria ed a staccare la crescente unione con la Germania.
I fatti poi sono noti con l’attacco criminale del 7 ottobre ad Israele e la violenta risposta all’atto con una violenza inaudita con una forma di genocidio; la guerra si apre sugli alleati dell’Iran e con la sua diretta provocazione. Ora siamo ad aspettare gli eventi con un clima geopolitico completamente cambiato, gli Usa stanno affrontando la più buia situazione dalla seconda guerra mondiale e si trovano alla fine di una storia che non hanno saputo governare ed oggi sono estremamente deboli al punto che il loro alleato si muove spontaneamente.
Noi tutti ci auguriamo in uno stop che però non può cancellare un odio violento tra le due parti, un odio che si trascina nella religione che guida i due popoli; siamo di fronte ad un Armageddon finale dato che il monte Megiddo da cui deriva il termine sta in Israele?
La risposta la darà la Storia ma gli errori dalle due parti sono evidenti e sembra che non se ne voglia tenere conto.
(*) Professore emerito Università Bocconi
aggiornamento la crisi mediorientale ore 14.33
