Economia e Lavoro

  La sicurezza sul lavoro sarà materia scolastica, intanto si contano altre vittime sul lavoro

di Wladymiro Wysocki*

Mentre si continua a scavare tra le macerie per trovare ormai l’ultima vittima dispersa nel cantiere di Firenze, si continua a morire sul lavoro.

Nella giornata di ieri, un ragazzo di trentacinque anni cade da circa tre metri in un cantiere nel napoletano, Afragola.

Continua la tragedia, lo stesso Ministro del lavoro Marina Calderone durante la visita di domenica a Firenze ha evidenziato come nel lavoro ogni otto ore un lavoratore perde la vita e ogni sessanta secondi si verifichi un incidente.

Prevenzione, questa è la parola magica e il solo antidoto per interrompere questa emorragia di vittime e infortuni sul lavoro.

Ci devono essere più leggi che garantiscano la sicurezza, questo è quello che si sente in questi giorni. No!. Le leggi ci sono, al più si necessita di maggiore chiarezza ed evitare troppe interpretazioni, sicuramente il nuovo accordo stato regioni per la formazione ormai da troppo tempo in attesa, quasi tre anni, ma quello che servono sono i controlli e soprattutto che veramente nella testa dei datori di lavoro, committenti, imprese e lavoratori si capisca che la sicurezza non è solo il rispetto della legge, ma è la tutela della propria vita.

Senza cadere nel banale, urge il buon senso.

A questo ci metto anche molti Formatori, Responsabili della Sicurezza (RSPP) e Coordinatori della sicurezza dei cantieri che troppo spesso non esercitano il proprio ruolo con professionalità, serietà e responsabilità.

Dobbiamo essere onesti e riconoscere che molte volte la formazione si riduce al solo attestato, che molti documenti di valutazione dei rischi o documenti di cantiere sono spesso dei refusi, dei copia e incolla che poco hanno a che fare con il contesto aziendale o dei lavori in essere.

La formazione, la redazione documentale specifica che sono delle procedure al lavoro corretto devono essere cuciti come un abito su misura per ogni azienda, per ogni mansione.

Giusto per sollevare un tema di riflessione, a tutto questo ci sono anche le certificazioni delle aziende senza delle quali molte imprese non possono addirittura partecipare a bandi e gare, solo per citarne alcune per chi non è della materia la ISO 9001 (qualità), ISO 45001 (salute e sicurezza sul lavoro).

Mi fermo solamente a queste due, riflettiamo come vengono rilasciate e che senso ha il bollino se poi accade tutto questo.

Quindi il problema è veramente la carenza di norme? Rispetto dei contratti collettivi, rispetto della idoneità medica, rispetto della formazione, rispetto delle assunzioni, della regolarità del lavoratore, non sono concetti nuovi ma ben noti a tutti con tanto di leggi chiare e vigenti.

La prevenzione nei luoghi di lavoro la si fa tutti insieme, ognuno per la quota parte di competenza tutti lavoriamo per un solo scopo.

Solo così arriveremo a risultati veri di riduzione di incidenti e infortuni, altrimenti rimaniamo  a discutere di cosa fare, come fare, cosa serve.

E mentre si cerca tra le macerie e si continua a morire, il Ministro sollecita che la sicurezza dovrà essere materia obbligatoria nelle scuole così come l’onorevole Walter Rizzetto nei mesi scorsi aveva annunciato in qualità di firmatario della proposta di legge, così come si valuta la legge per il reato di omicidio sul lavoro nel codice penale.

Finalmente direi e speriamo che si faccia presto senza dover aspettare altre vittime per tornare a parlarne.

Ora non resta che accelerare quanto ci siamo detti, che siano aspetti giuridici, normativi, formativi va bene tutto purchè la cultura della sicurezza sul lavoro cominci da subito con il prossimo anno accademico nelle scuole e che consapevoli delle carenze ispettive per mancanza di un numero sufficiente di ispettori, anche se nel 2023 ne sono stati integrati 850, tutti realmente comincino a fare la propria parte. La sicurezza sul lavoro è un diritto e un obbligo morale di tutti.

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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