Primo piano

La testimonianza – Quella strada di San Paolo che lambisce casa mia a Beirut

da Vincenzo Speziali riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Vincenzo Speziali

 

Stamane, 15 Settembre, le pagine dei giornali italiani e internazionali, riportano -con tanto di titolo in apertura- i piani elaborati in Israele e la volontà dell’attuale Primo Ministro di colà, cioè Benjamin Netanyahu, a voler riaprire il fronte di guerra con il Libano -e segnatamente, soprattutto avverso Hezbollah- questa volta in maniera diretta, incisiva ed autentica.

Patti chiari: la cosa non mi meraviglia affatto, non essendo una novità, almeno per il sottoscritto, poiché tant’è il crinale su cui si declivia, inesorabilmente e sfortunatamente, in luogo non solo a decisioni propagandistiche, oppure di necessità belliche (israeliane, chiaramente), bensì per motivi persino assurdamente prosaici e territoriali (sempre israeliani).

Ciò, è uno dei miei riflettuti ragionamenti, rassegnati, per quanto possibile e corretta valutazione di opportunita`, a mezzo stampa, come si evince dagli scritto di siffatto ultimo periodo.

Difatti, più volte ho menzionato, quanta fortuna e quale onore ho -soprattutto considerando il mio sincero credo cattolico, convintamente praticato- poiché da un balcone di casa mia qui a Beirut, proprio di sotto, ritrovo propspicente (per di più vedendola), la strada di San Paolo, cioè quella che porta a Damasco, ovvero il percorso della di lui folgorazione (magari molti, avessero, sebbene laicamente, una simile illuminazione).

Ordunque, tale asse viario, che parte dalla Capitale Libanese (precisamente dal suo porto, cioè ‘l’ingresso dell’Europa in Medioriente’), giunge sino alla prima città Siriana (Damasco), attraversando la Valle della Bekaa, la quale, a sua volte è pure un altipiano a 1200 mt, fecondo come pochi in quest’area del mondo.

In verità, essa, è pure una enclave di Hezbollah, trattandosi della roccaforte storica, da cui fecero ingresso i libanesi sciiti di ritorno dell’Iran laddove momentaneamente ripararono, durante la guerra civile nel Paese dei Cedri, durata dal 1975 al 1990.

Vieppiu`, però, perché sul costone sud della valle succitata, esiste un lembo di confine con Israele, proprio quello delle colline dello Chouf e qui, si erge (in territorio libanese) il Monte Hebron, da dove nasce la sorgente del fiume sacro Giordano.

In questi territori montuosi, trova origine anche un altro fiume, pure esso, in parte, allocato nel sud del Libano, cioè il Litani (anticamente conosciuto con il nome Leonte).

Sul punto, rammento che Moshe Dayan, già Capo di Stato Maggiore della Difesa Israeliana e successivamente Ministro della stessa Difesa prima e degli Esteri dopo, aveva in animo di spostare il confine del suo Paese, proprio poco oltre il fiume stesso, non solo per motivi si sicurezza addotti fallacemente, bensì per far fronte all’approvvigionamento idrico in favore di Israele, vista e conosciuta la sua endemica mancanza di tale risorsa.

Difatti, dall’occupazione libanese da parte dello Stato Ebraico, iniziata, durante il conflitto civile, cioè nel 1978 e sino al ritiro definitivo degli Israeliani, avvenuto nel 2000, essi pomparono acqua dal Litani, per garantire quota parte del fabbisogno di cui necessitavano, chiaramente sottraendolo, impropriamente, alle esigenze dei Libanesi.

Tra l’altro, a riprova dimostrativa che la reale o effettiva motivazione, circa l’avvio delle concrete ed ennesime ostilità verso il Libano proprio di Israele, non è solamente  ‘sterilizzare o neutralizzare’ Hezbollah, bensì ‘piantare la bandierina della Stella di David’, su tale porzione del territorio di uno Stato sovrano ed indipendente -quasi che qualcuno volesse ricalcare le ignobili gesta di Putin con l’aggredita Ukraina- perciò c’è persino un ulteriore recondito motivo, alla base di paventata e in corso d’opera preparazione di ‘sconfinamento’.

Di cosa si parla? Presto detto: le risorse sub-terrestri, di cui il Libano, assieme con Israele, è stato recentemente scoperto essere ricchissimo, cioè gas e petrolio.

Più chiaramente, entrambi i Paesi, condividono la medesima placca tettonica, dove sono in corso, nei rispettivi territori ricerche di esplorazioni, in concessione offshore, pure alla nostra Eni, così come alla Francese Total.

Insomma, parimenti e confermativamente a quel che ho detto in incipit, non siamo innanzi al sacrosanto diritto di Israele, non solo ad esistere, ma financo a difendersi, epperò, purtuttavia, il prosaico di cui prima accennato, incalza incessantemente, lambendo la stessa strada in basso alle mie finestre casalinghe.

Qui, impatta la storia e le vere mire di tanti, nonostante i miei plurimi allarmi, che da tempo lancio e non vengono ascoltati.

Scorre, perciò l’inesorabile guerra, la quale si combatterà per tali motivi e ciò accadrà nel giro di giorni prossimi, con sofferenza di molti, che per di più sono inermi civili, quindi innocenti a prescindere.

Sarà pure un segreto, il disvelamento di suddetto ‘affaire’, a me, però, ben chiaro, quasi fosse la (probabile?!) frequentazione ‘giusvafiorantesca’ più o meno consapevole, in un passato lontano di qualche ‘fittizia anima bella’ del nostro tempo contemporaneo.

Ovviamente, in quel del Capoluogo di Regione.

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