di Sara Valerio
Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO riunito a Nuova Delhi il 27 luglio, nel corso della 46esima sessione, ha approvato l’iscrizione della via Appia nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità, il 60esimo sito italiano riconosciuto dall’organizzazione.
La candidatura, presentata a febbraio 2023 dal Ministero della Cultura è il frutto di un lavoro congiunto di numerose istituzioni italiane: 4 Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 13 città metropolitane e province, 74 comuni, 14 parchi, 25 università, oltre a molte rappresentanze delle comunità territoriali, il Ministero degli Affari Esteri e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede. La presentazione ha richiesto un lungo lavoro di raccolta dati, in cui sono stati individuati i 22 tratti di strada maggiormente rappresentativi dell’eccezionale valore universale del bene e rispondenti ai requisiti richiesti dall’UNESCO.
La Lista del Patrimonio Mondiale è attualmente composta da un totale di 1.223 beni presenti in 168 paesi del mondo, riconosciuti meritevoli di protezione con adeguate norme e misure, atte alla conservazione e alla gestione, così da garantirne la salvaguardia e la sopravvivenza.
Tutti i Paesi firmatari della Convenzione sulla Protezione del Patrimonio adottata a Parigi nel1972, possono proporre nuove candidature presentando un dossier di informativo. Il comitato si riunisce una volta l’anno e può decidere se accettare o rifiutare le proposte oppure richiedere ulteriori informazioni. Dal 2019 vengono esaminate un massimo di 35 proposte l’anno e ciascuno stato può presentare una solo candidatura.
CENNI STORICI
L’Appia fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri e propri capolavori di ingegneria civile che si affiancarono alle vie naturali e che costituiscono i monumenti più durevoli della civiltà romana. Il tracciato, iniziato nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua, fu poi prolungato fino a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi, testa di ponte verso la Grecia e l’Oriente, man mano che avanzava la conquista romana. Nel 109 d.C., l’imperatore Traiano realizzò la variante della Via Appia Traiana, nel tratto da Benevento a Brindisi.
Concepita per esigenze militari, la Via Appia divenne da subito strada di grandi comunicazioni commerciali e di primarie trasmissioni culturali e, nel tempo, è diventata il modello di tutte le successive vie pubbliche romane, primo tassello del complesso sistema viario dell’Impero, alla base dell’attuale rete di comunicazione del bacino del Mediterraneo.
La creazione di questa rete stradale ha permesso la strutturazione di rotte di scambio anche con le vie d’acqua, permettendo così, nel corso dei secoli, un flusso praticamente ininterrotto di persone, idee, civiltà, merci, religioni e idee, percorsi che sono ancora vivi e sentiti da chi abita questi territori. Gli appellativi con cui gli stessi autori antichi la definirono, insignis, nobilis, celeberrima, regina viarum, testimoniano tutte le valenze politiche, amministrative, economiche, sociali e propagandistiche che le valsero la sua millenaria fortuna.
NUOVI SITI 2024
Oltre alla via Appia, il Patrimonio Mondiale UNESCO 2024 si arricchisce di 26 nuove iscrizioni che entrano in lista, una varietà di siti culturali, naturali e misti.
Tra questi, il Brâncuși Monumental Ensemble di Târgu Jiu in Romania, un complesso scultoreo creato dall’artista Constantin Brâncuși, uno dei pionieri della scultura moderna; realizzato tra il 1937 e il 1938 è un omaggio ai soldati rumeni caduti durante la Prima Guerra Mondiale. La Città abbandonata di Gedi in Kenya, importante città swahili sulla costa orientale africana, che prosperò dal X al XVII secolo; il Melka Kunture e Balchit in Etiopia, siti archeologici e paleontologici nell’altopiano etiope che conservano tracce di occupazione umana che risalgono a due milioni di anni fa; il complesso di grotte del Parco Nazionale di Niah in Malesia, che contengono tracce di interazione umana con la foresta pluviale che risalgono a decine di migliaia di anni fa; la città pre-islamica di Qaryat al-Faw in Arabia Saudita che rappresenta uno dei centri culturali più importanti della Penisola Arabica.
