Esteri

L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud non seguiranno il destino del Karabakh

Giovedì Mosca ha ampliato il regime di esenzione dal visto per i cittadini georgiani che si recano nella Federazione Russa a lavorare per un periodo superiore a 90 giorni. E il 4 ottobre si sono svolti a Mosca i negoziati tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e i capi dei ministeri degli Esteri dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia Akhsar Dzhioev e Sergei Shamba. Queste ex repubbliche sovietiche separatiste e filo russe, nell’agosto del 2008 furono a suo tempo causa del conflitto Russia Georgia.

Dopo gli incontri, il Ministero degli Esteri russo  ha sottolineato che “la decisione della leadership russa del 2008 di riconoscere la Repubblica di Abkhazia e la Repubblica dell’Ossezia del Sud non può essere rivista”.Va tuttavia sottolinuato che negli ultimi mesi era corsa voce sulla possibile “resa”dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud in cambio della lealtà di Tbilisi alla Russia, nonostante parte della opinione pubblica punti sulla rotta diretta a UE e alla NATO.

Tuttavia l’idea che circolava era quella di creare una confederazione Georgia-Abkhazia-Ossezia del Sud. In Georgia, il 26 ottobre si terranno le elezioni parlamentari, nelle quali il partito al governo “Sogno georgiano” ritiene non solo di vincere, ma anche di ottenere una maggioranza costituzionale, che gli darà carta bianca per qualsiasi decisione.

Nonostante l’attuale raffreddamento delle relazioni con l’Occidente, fu questo partito che nel 2017 ottenne l’inclusione dell’articolo 78 nella Costituzione della Georgia, secondo il quale il Paese aspira alla piena integrazione nell’Unione Europea e nella NATO. Le attuali autorità hanno ottenuto lo status di candidato per l’adesione della Georgia all’UE.

Il 26 maggio, giorno dell’indipendenza del Paese, il primo ministro Irakli Kobakhidze ha proclamato che entro il 2030 “una Georgia unita e forte dovrà diventare membro a pieno titolo della famiglia europea” e “insieme ai nostri fratelli e sorelle abkhazi e osseti”.

La fondatrice e presidente onoraria del Sogno georgiano, Bidzina Ivanishvili,è andata ancora oltre e, durante un comizio preelettorale a Gori il 14 settembre, ha affermato che le autorità georgiane avrebbero trovato la forza di “chiedere scusa per il fatto che i traditori del Movimento Nazionale hanno scatenato la guerra contro i nostri fratelli e sorelle osseti”. Promettendo che i mandanti della guerra sarebbero stati giudicati.

Lavrov ha detto che Mosca è pronta ad aiutare la Georgia per la pacificazione con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud e questo ha dato ancora la stura alle notizie sulla creazione di una confederazione attraverso la mediazione della Federazione Russa inizieranno l’anno prossimo.

Venivano  inoltre delineate le linee generali dei futuri accordi con la creazione di creare uno spazio finanziario unico comune mantenendo l’autonomia politica dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, mentre la . Georgia avrebbe  garantito la conservazione delle basi militari russe sul territorio delle repubbliche.

Queste anticipazioni potrebbero solo essere un ballon d’essai in attesa di reazioni. Il sindaco di Tbilisi e il segretario generale del partito al potere,Kakha Kaladze, hanno risposto a Lavrov invitando Mosca a sviluppare un piano per il ritiro delle truppe russe dal “territorio della Georgia”.

E il 6 ottobre, il segretario esecutivo del Sogno georgiano, Mamuka Mdinaradze,ha negato che il partito avesse intenzione di creare una confederazione, che avrebbe comunque comportato il riconoscimento dell’ndipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, che la Georgia non intende fare. Inoltre, le autorità georgiane non hanno ancora accettato di firmare accordi sul non uso della forza contro l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, nonostante le ripetute sollecitazioni di Mosca.

Secondo il Cremlino il tentativo di spingere l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud verso  uno stato comune con la Georgia potrebbe portare a grossi problemi nel Caucaso settentrionale russo, mentre gli osseti del sud stanno lottando per ricongiungersi con quelli del nord all’interno della Federazione Russa.

Gli Abkhazisono un gruppo etnico vicino agli Adyg e agli Abaza che vivono nel Caucaso settentrionale. Nel 1992, distaccamenti di volontari del Caucaso settentrionale vennero in aiuto degli Abkhazi e contribuirono a vincere la guerra, nonostante i piani di Eltsinfossero differenti.

Secondo lo specialista britannico del Caucaso Thomas de Waal,il modo in cui il conflitto del Karabakh si è concluso costituisce un precedente per il disgelo futuro dei conflitti in Abkhazia e Ossezia del Sud. Egli ritiene che la Federazione Russa possa cedere entrambe le repubbliche in cambio di “qualcosa di significativo”,e che “significativo” potrebbe essere il rifiuto della Georgia all’integrazione euro-atlantica”.

Ma la  dichiarazione di Lavrov  sembra aver messo fine a tutte queste speculazioni. La Russia ha chiarito che non intende rivedere i risultati della guerra dell’agosto 2008. L’errore fatale dell’allora presidente  Saakashvili fu quello di credere che l’esercito russo non sarebbe intervenuto.

Di qui l’importanza della dichiarazione di Lavrov che oltre a smentire le voci ricorrenti fa capire chiaramente che la Russia non intende abbandonare le sue posizioni nel Caucaso meridionale.

Quanto alla Georgia al momento potrebbero non prevalere le forze filo occidentali, mentre il Governo tenta di approfittare della situazione ucraina  per consolidare le relazioni economiche con Mosca. In caso contrario, o per assurdo, la richiesta di Tbilisi di entrare nella Nato, oltre alla domanda già in corso per la UE, aprirebbe per Mosca un fronte forse più pericoloso  di quello  ucraino, mimando la sua influenza non solo el Caucaso ma in tutte le Repubbliche asiatiche ex sovietiche.

GiElle

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