Esteri

La Georgia al voto osservata speciale a Bruxelles

 

I riflettori sono tutti per la Georgia, ma questa volta per gli sviluppi post-elettorali che potrebbero sancire l’allontanamento di Tbilisi dall’Unione Europea. Per la quale Quando se non ci sarà un’inversione del corso politico nel paese, oggi candidato all’adesione, il suo percorso europeo sarà bloccato.

Un messaggio che emerge in modo inequivocabile da tre fronti. Dall’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell, dalla risoluzione votata dagli eurodeputati all’ultima sessione plenaria, e dalla bozza di conclusioni su cui si confronteranno i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri il prossimo 17-18 ottobre in seno al Consiglio Europeo.

Borrell ammonisce

“Più di tre milioni di cittadini si recheranno al voto, che sarà decisivo per il cammino europeo della Georgia e un test politico della democrazia georgiana”, è l’avvertimento dell’alto rappresentante Borrell. Ricordando come nel dicembre 2023 “speravamo in riforme significative”nel paese causato dopo il conferimento dello status di candidato, il capo della diplomazia Ue sottolinea con forza il corso negativo degli eventi dalla primavera di quest’anno.

Dalla  legge sulla trasparenza dell’influenza straniera(leggi russe)  al pacchetto di leggi anti-LGBTQ+ e  “nonostante le massicce proteste di piazza”– il governo e la maggioranza parlamentare “hanno allontanato il Paese dall’obiettivo dell’integrazione europea”,con una “retorica anti -Ue sempre più forte” e “azioni antidemocratiche senza precedenti” si afferma a Bruxelles.

Le ritorsioni UE

Ècosì che al Consiglio Europeo di fine giugno  è stato deciso  un arresto “di fatto”del processo di adesione all’Ue della Georgia. Ma non solo. L’alto rappresentante Borrell ricorda inoltre che “sono stati ridotti i contatti politici, il sostegno di 30 milioni di euro [ attraverso il Fondo europeo per la pace, ndr ] è stato congelato e il portafoglio dell’assistenza è in fase di revisione” Che in altri contesti si definirebbe un ricatto o una indebita ingerenzapolitica nelle libere elezioni di un Paese.

A questo proposito, come emergono dai dati forniti dalla Commissione Europea, “a causa del regresso democratico”Tbilisi perderà complessivamente 121,3 milioni di euro su un totale di 255 stanziati tra il 2022 e il 2024: si tratta di 37,3 per l ‘anno in corso e 84 dei fondi rimanenti non spesi nel 2022 (12) e nel 2023 (72). Non è un caso che la Commissione Europea abbia deciso all’improvviso di posticipare la presentazione del  Pacchetto Allargamento 2024  di due settimane – dal 16 al 30 ottobre – quando saranno noti i risultati delle elezioni in Georgia.

 “Sogno Georgiano” preoccupa l’Europa

Il legittimo partito di governo “sogno georgiano” ha provocato apprensione tra i partner dell’Unione, soprattutto in queste ultime settimane di campagna elettorale che secondo Borrel che non molla sino all’ultimo giorno del suo incarico  “ è contrassegnata da azioni preoccupanti, incluse minacce nei confronti di altri partiti e sforzi per limitare media e società civile.Sono tattiche che ricordano quelle dei regimi autoritari“.

A questo si aggiunge la rinnovata procedura di impeachment contro il presidente della Repubblica Salomé Nino Zourabichvili, oltre alle “false e gravissime accuse verso l’Unione Europea ei suoi valori, diffuse anche da funzionari del Parlamento ed esponenti del governo“. Per esempio quelle secondo cui “l’Ue cercherebbe di aprire un secondo fronte in Georgia“, una narrativa “inaccettabile”che “danneggia fortemente le nostre relazioni” e “serve alla Russia e alla sua propaganda“.

Ipotesi ventilata tuttavia anche da molti osservatori, nonostante Borrell risulti poco informato o addirittura fazioso, e circola ormai da alcuni anni anche grazie alla azione diplomatica e di intelligence  di Washinton.

Le intimazioni di Parlamento e Consiglio UE

A mettere nero su bianco le aspettative e le preoccupazioni Ue verso Tbilisi sono stati gli eurodeputati in una risoluzione approvata a larghissima maggioranza (654 voti a favore, 73 contrari e 86 astenuti) nella sessione plenaria a Strasburgo il 9 ottobre.

Il Parlamento europeo chiede “sanzioni personali a tutti coloro che sono responsabili di minare la democrazia in Georgia, che sono complici delle violenze commesse contro gli oppositori politici ei manifestanti pacifici e che diffondono disinformazione anti-occidentale“, si legge nel documento.

La Georgia, “un tempo campione del progresso democratico con aspirazioni euro-atlantiche, è in caduta libera democratica”, sia in patria – dove è in atto “violenza, intimidazione, incitamento all’odio, persecuzione e repressione contro l’opposizione, la società civile ei media indipendenti” – sia all’estero, con la “decisione di aprire solo un numero limitato di seggi elettorali” per la diaspora.

A Strasburgo circola  inoltre una  “profonda preoccupazione per l’aumento dell’influenza” di Mosca, come dimostrato dalla politica del governo di Tbilisi di “perseguire la riconciliazione”con la Russia “nonostante la guerra in Ucraina e la sua occupazione di un quinto del territorio sovrano georgiano“.

Quindi “non si può essere pro-Europa e pro-Cremlino contemporaneamente“, è l’attacco dell’eurodeputata lituana, nota per la sua moderazione e il suo pacifismo (scherziamo)  Rasa Juknevičienė(Partito Popolare Europeo), membro della delegazione al comitato parlamentare di partenariato Ue-Georgia.

Isomma mentre l’UE chide entrambe gli occhi sull’autoritarismo anti democrati di Zelensky  e dei suoi, giustificato dall’emergenza bellica Borrell intima “Le autorità georgiane devono (si noti il “devono imperativo” e diplomatico) abrogare le leggi che sono in contraddizione con l’obiettivo di adesione all’Unione Europea”.

 Balthazar

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