di Wladymiro Wysocki (*)
Secondo l’Osservatorio Nazionale di Bologna “Morti sul Lavoro”, nel 2025 si sono registrate 1.450 vittime delle quali 1.032 in occasione di lavoro e 418 in itinere.
Numeri che rispetto ai dati degli open data INAIL comprendono anche i lavoratori non assicurati, lavoratori in nero, e altri lavoratori spesso esclusi dai dati nazionali.
Ad oggi il dato ufficiale INAIL è del 31 ottobre 2025 con 896 casi mortali, in attesa dei dati ufficiali dell’intero anno passato.
In questi giorni la cronaca si è fermata alla immane tragedia verificatasi a Crans-Montana, Svizzera, sull’incendio catastrofico del bar Le Constellation che è costata la vita a 40 persone tra cui 6 italiani.
Giovani vite spezzate in una notte di divertimento, con tanti sogni da realizzare e una vita intera da vivere.
Stessi sogni e stesse vite che ad oggi, a nemmeno una settimana dall’inizio del nuovo anno il mese di gennaio ci presenta il triste conto delle vittime del lavoro.
Vittime che non sono menzionate nella cronaca perché non attrattive al grande pubblico, perché non coinvolte in un grande scenario di orrore che possa essere di interesse pubblico.
Eppure sono anche loro persone con una storia, una loro vita, dei cari che li attendevano a casa, delle vite che erano uscite per lavorare e garantire un futuro alla famiglia.
Ma le vittime sul lavoro non sono tutte uguali, abbiamo ancora morti di serie A e di serie B.
Più è grande la strage e maggiore è l’interessamento sia nelle istituzioni che nelle cronache, ma se la vittima è una sola al massimo può ricevere un trafiletto di giornale o un sottopancia del telegiornale che scorre rapidamente.
Eppure, è proprio nel tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica che si fa riferimento al lavoro sicuro come un diritto inalienabile e monito di un massimo impegno per questo nuovo anno.
Il richiamo alla “dignità del lavoro”.
Un discorso ben augurale che viene interrotto in soli 7 giorni con già 5 morti.
Il 5 Gennaio la prima vittima accertata dell’anno è in Veneto.
In uno degli stabilimenti della Rizzato Calzature di Borgoricco, Padova, un autotrasportatore di 65 anni perde la vita all’interno del compattatore dei rifiuti di produzione.
Il giorno 7 Gennaio, a soli 25 anni perde la vita un giovane lavoratore di origine indiane apparentemente per un improvviso malore.
L’improvvisa morte è avvenuta nell’azienda Idroambiente di San Salvatore Telesino, in Benevento.
Vite che si spezzano in una successione di eventi al ritmo di 3 – 4 al giorno, una ogni otto ore di media, e forse meno.
Un ritmo incessante che non accenna a diminuire, forse resta costante, ma non si nota nessuna flessione di incidenti, di vittime, di malattie professionali.
La vita nel mondo del lavoro è sempre più appesa a una sorte misteriosa simile a una roulette russa, dove il rientro a casa è dato solo da un fattore fortuna che potrebbe abbandonare il lavoratore al prossimo giro.
Un giro d’azzardo di vite che ruota dai giovani che si sono appena affacciati al mondo del lavoro a quelli prossimi alla pensione, una sfida della sorte che non può essere il prezzo della vita.
Lunga la strada al richiamo del Ministro del lavoro, Marina Elvira Calderone, a esortare le ditte ad essere maggiormente virtuose, lunga la strada per raggiungere quegli obiettivi tanto sperati presenti anche nel recente testo di legge n. 198/2025 pubblicato al 31 dicembre scorso.
Nello scorso anno abbiamo assistito a diverse integrazioni normative in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Andiamo dalla nova formazione, al decreto stress termico da caldo, al badge, alla legge che sostanzialmente aggiorna il Testo Unico della sicurezza, alla patente a crediti.
Tantissime novità sulla carta, ma nella vita reale del campo di battaglia, nella guerra del lavoro le vittime, i caduti sono sempre i medesimi in numero, in incidenti, in malattie professionali.
Dobbiamo soffermarci un attimo e capire che la prevenzione nei luoghi di lavoro non è una attività che si svolge solamente nella carta, serve una versione 2.0 della prevenzione.
La sicurezza sul lavoro, la prevenzione e la riduzione delle vittime sul lavoro è un’attività che si svolge sul campo.
Una guerra non la si combatte con fogli di carta, si deve scendere in campo e combattere.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
