Il Giubileo ha avuto un impatto positivo sui consumi e sulla spesa per investimenti in opere pubbliche nel Lazio. Nel 2025 la spesa dei turisti stranieri è aumentata del 19,2% (4,6 in Italia), di cui 11,1 punti percentuali riconducibili a coloro che sono giunti in Italia per partecipare alle celebrazioni. La maggiore spesa turistica ha sospinto i consumi effettuati in regione, cresciuti in totale dell’1,3% a prezzi costanti secondo l’ITER-con elaborato dalla Banca d’Italia. La variazione dei consumi è stata quasi doppia rispetto a quella dell’anno precedente. È quanto emerge dal rapporto ‘L’economia del Lazio’ della Banca d’Italia. Gli investimenti fissi lordi degli enti territoriali del Lazio sono aumentati del 21,6% (16,0 in Italia), a seguito del forte impulso fornito sia dal PNRR sia dal Giubileo. Il Comune di Roma Capitale, interessato in particolare dai principali interventi per gli eventi giubilari, ha incrementato i propri investimenti del 43,2%. Complessivamente, le risorse stanziate per i 332 interventi previsti dal Programma del Giubileo sono state pari a 3,8 miliardi di euro, tre quarti da destinare a lavori pubblici e il resto a forniture di beni e servizi. A maggio scorso risultava concluso il 22% del valore di tutti gli investimenti previsti dal Programma (la metà in termini di numero di interventi), per un importo complessivo di 825 milioni di euro. Secondo stime di Bankitalia gli interventi previsti avrebbero un impatto significativo sulle imprese regionali: quasi il 60% del valore delle gare aggiudicate (1,5 miliardi sui 2,6 complessivi) è riconducibile a società di capitali con sede legale nel Lazio. Per queste imprese il valore totale delle aggiudicazioni rappresentava il 5,2% del fatturato mediamente realizzato negli ultimi cinque anni e lo 0,7% del valore aggiunto complessivo del Lazio nel 2023.
Pil a +0,6% nel 2025, dimezzata crescita
Nel 2025 l’attività economica nel Lazio è cresciuta a un ritmo moderato, come nel Paese: secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia, l’aumento è stato dello 0,6 per cento in termini reali (0,5 in Italia), la metà rispetto alla variazione dell’anno precedente. L’attività economica è stata sostenuta principalmente dai consumi privati e dagli investimenti, soprattutto quelli in lavori pubblici legati agli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Giubileo; un contributo positivo è provenuto anche dalle esportazioni di beni. È quanto emerge dal rapporto ‘L’economia del Lazio’ della Banca d’Italia. Nell’industria la crescita del valore aggiunto è stata sospinta nuovamente dall’export, aumentato complessivamente del 9,6%. In particolare, le vendite all’estero sono state trainate dal comparto farmaceutico (+17,7) che ha raggiunto la metà delle esportazioni di beni della regione. Nel settore delle costruzioni l’aumento del valore aggiunto (+3,6%) ha beneficiato degli investimenti in opere pubbliche. Il settore dei servizi, la cui rilevanza nel Lazio è superiore alle altre regioni, ha registrato una crescita contenuta (+0,4) nonostante i segmenti legati al turismo abbiano tratto beneficio dai maggiori afflussi di visitatori stranieri, anche in connessione con l’evento giubilare. Le condizioni economiche e finanziarie delle imprese permangono nel complesso favorevoli. Secondo l’indagine della Banca d’Italia la quota di aziende dell’industria e dei servizi che prevede di chiudere l’esercizio in utile è rimasta elevata (più dell’80 per cento). Le imprese hanno incrementato le proprie disponibilità liquide, sia in conto corrente sia sotto forma di titoli; la liquidità finanziaria, già abbondante, è ulteriormente salita. Pur in presenza di un’ampia disponibilità di risorse interne, le richieste di finanziamento sono cresciute, beneficiando di condizioni di costo ulteriormente migliorate. I prestiti bancari sono tornati ad aumentare (8,2%), dopo la flessione del biennio precedente; l’incremento ha interessato le sole imprese di maggiore dimensione, a fronte di un calo per quelle più piccole. I tassi di interesse a breve termine sono diminuiti al 5,2% nella media dell’ultimo trimestre del 2025, in calo di oltre un punto rispetto allo stesso periodo del 2024. Una riduzione, seppure più contenuta, ha interessato anche i finanziamenti per investimenti (dal 5,2 al 4,4%). L’occupazione ha registrato una crescita dello 0,6%, poco meno che nella media italiana; ha fortemente rallentato rispetto al 2024, quando era cresciuta dell’1,7. L’aumento ha riguardato soltanto i lavoratori con almeno 50 anni (5,3%), mentre per quelli di età inferiore è proseguita la flessione (-2,7). Il tasso di occupazione è salito al 64,2% (62,5 in Italia), mentre il tasso di disoccupazione è diminuito dal 6,3 al 5,5%, un valore inferiore a quello medio nazionale. La flessione de disoccupati potrebbe riflettere anche un aumento degli inattivi. Il tasso di attività si è infatti ridotto dal 68,4 al 68,0%. Le retribuzioni sono tornate a crescere in termini reali nell’ultimo biennio, in risalita dopo il calo del 3,7% registrato dal 2008 al 2023 in termini di retribuzione oraria. L’aumento dell’occupazione e delle retribuzioni ha sostenuto il reddito delle famiglie, cresciuto in termini reali dell’1,0% secondo l’ITER-red elaborato dalla Banca d’Italia; la crescita è stata frenata dal rialzo del tasso di inflazione, dall’1,2 all’1,7%. I prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici sono cresciuti del 2,9% (1,3 nel 2024), sostenuti sia dal credito al consumo sia, in misura maggiore, dai mutui abitativi. Il flusso di nuovi mutui erogati nell’anno dal sistema bancario si è attestato a 6 miliardi di euro, un quinto in più rispetto al 2024; il TAEG medio è rimasto stabile al 3,6%. Oltre un terzo dei nuovi mutui è stato erogato a giovani under 35, anche grazie alla presenza della garanzia pubblica per la prima casa. La ricchezza nominale delle famiglie nel 2024 rimaneva leggermente superiore alla media nazionale (206 mila euro contro 199 mila), sebbene nel periodo 2014-2024 sia diminuita in misura maggiore in termini reali. Nello stesso anno la quota di nuclei familiari in condizioni di povertà relativa era sensibilmente inferiore a quella del Paese (6 contro 11%). Al suo interno la regione si caratterizza per la presenza di ampi divari territoriali tra l’area urbana di Roma e il resto della regione. Nel 2022 la capitale presentava un livello medio di reddito familiare di 31.000 euro lordi, il 40% in più rispetto al resto della regione, ma al contempo una disuguaglianza più ampia e in aumento. Anche gli indicatori di benessere (BES), che contemplano ulteriori aspetti oltre a quelli economici, a Roma risultano migliori del resto della regione e della media italiana, ma non delle aree metropolitane del Centro Nord. Nel 2025 la qualità dei finanziamenti alla clientela regionale è lievemente migliorata. Il tasso di deterioramento è sceso all’1,1% (dall’1,5 nel 2024), con riduzioni sia per le imprese (dal 3,3 al 2,7%) sia per le famiglie consumatrici (dallo 0,8 allo 0,6%). I depositi bancari di famiglie e imprese sono cresciuti del 3,3% a fine 2025 (dal 2,8 nel 2024). Il valore di mercato dei titoli detenuti in custodia presso le banche ha continuato ad aumentare a ritmi sostenuti (16,2% su base annua): gli incrementi più rilevanti hanno riguardato le azioni (36,3%, principalmente per effetto dell’apprezzamento delle quotazioni) e i titoli di Stato (12,7%, per lo più grazie a nuove sottoscrizioni).
Pnrr: assegnati 13,5 mld al Lazio, il 9,3% del totale
Milano, 10 giu. (LaPresse) – Ad aprile 2026 risultavano assegnati nel Lazio 13,5 miliardi di euro di risorse del PNRR, pari al 9,3 per cento del totale nazionale. Oltre il 70 per cento si concentrava su 3 missioni: istruzione e ricerca, transizione ecologica e digitalizzazione. I pagamenti effettuati avevano raggiunto 6,7 miliardi (50 per cento delle risorse assegnate). È quanto emerge dal rapporto ‘L’economia del Lazio’ della Banca d’Italia. Le imprese con sede legale nel Lazio hanno ricevuto 1,7 miliardi di sovvenzioni dirette e sono risultate aggiudicatarie di gare pubbliche su tutto il territorio nazionale per 23,4 miliardi, un importo pari al 10,8 per cento del valore aggiunto regionale del 2023 (5,3 per cento in Italia). Le imprese delle costruzioni sono risultate assegnatarie di oltre i due terzi del controvalore complessivo delle gare.
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