di Balthazar
L’accordo preliminare firmato lunedì da Trump e Iran è il momento che Benjamin Netanyahu temeva da mesi. Il memorandum di 60 giorni riapre lo Stretto di Hormuz, congela le operazioni militari e rimanda a negoziati il nodo nucleare. Ma lascia fuori i 2 dossier che per Israele sono “linee rosse”: missili balistici iraniani e rete di miòlizie guidata da Hezbollah. Per Netanyahu è una vittoria militare bruciata da una sconfitta strategica.
L e vere intenzioni di Netanyahu ora si giocano su 3 tavoli: sopravvivenza politica interna, sicurezza d’Israele, eredità storica.
Il primo è vitare lo lo scontro frontale con Trump, ma non sentirsi vincolato. Netanyahu finora ha evitato la rottura pubblica con Trump. Quando gli hanno chiesto dell’accordo ha detto: “Ci sono casi in cui Trump e io non vediamo le cose allo stesso modo. Io sono responsabile degli interessi di sicurezza di Israele e va fatto con saggezza” è quindi evidente che non vuole litigare con l’amico (?) Donald.
Ma il ministro della Difesa Israel Katz ha già messo nero su bianco che le truppe resteranno “a tempo indeterminato” nelle zone cuscinetto in Libano, Siria e Gaza. “Se l’Iran attacca Israele a causa del Libano, lo colpiremo con tutta la nostra forza” quando peraltro non è ancora chiaro se nell’accordo fosse previsto il cessateare il fuoco con Hezbollah in Libano.
La seconda scelta è quella di sabotare un accordo che spinga al disarmo. Gli obiettivi di guerra che Netanyahu aveva dichiarato il 19 marzo erano eliminare la minaccia nucleare, quella missilistica e creare le condizioni per la “liberazione” del popolo iraniano.
L’accordo invece ne centra solo uno, e a metà. Il nucleare va a negoziati per 60 giorni, ma missili e milizie filoiraniane non sono nemmeno all’ordine del giorno.
Da qui l’intenzione reale di Netanyahu che vuole smontare l’accordo prima che diventi definitivo venerdì a Ginevra.
A questo scopo potrebbe utilizzare diversi mezzi, fra i quali l’accordo come una “decisione di Trump” intenzione che strafare quando il leader israeliano ha commentato a botta calda “con o senza accordo, l’Iran non avrà armi nucleari. Finché sono premier, non accadrà”.un chiaro avvertimento.
Nei 7 incontri con Trump da gennaio Bibi ha sempre chiesto di allargare i negoziati a missili e milizie filoiraniane, ma Trump punta solo su Hormuz il nucleare e non sul resto e già, lo ha detto Katz, Israele non si ritira da nessuna zona conquistata in Libano pertenere Hezbollah sotto tiro e dimostrare che l’accordo non garantisce sicurezza al confine nord.
E’ a questo punto che subentra la politica interna di Israele.. Netanyahu ha costruito 30 anni di carriera sul mantra: “Solo la forza ferma l’Iran”. L’accordo Trump legittima il regime che lui voleva indebolire e addirittura distruggere, ma I tempi sono stretti.
Le proiezioni proiezioni per le elezioni d’autunno lo danno perdente, mentre il suo team aveva immaginato un’altra sceneggiatura: vittoria rapida sull’Iran, visita trionfale alla Casa Bianca a settembre, ritorno di Trump in Israele a ottobre, valanga di immagini presidenziali fino al voto.
L’accordo Trump brucia tutto. L’opposizione lo attacca: Yair Lapid dice che “Netanyahu ha perso la guerra” e non sa dire no a Trump. Naftali Bennett definisce l’accordo chiama “svolta pericolosa per la sicurezza” , per l’ex capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot parla di un “risultato miserabile nato da mancanza di strategia e coraggio”, ma anche ipartner di coalizione lo pugnalano.r vogliono continuare la campagna per rovesciare il regime e assicurarci che l’Iran non ottenga mai armi nucleari”.
La vera intenzione di Netanyahu è quindi doppia: non farsi travolgere da Trump davanti all’elettorato, e non farsi travolgere dai falchi di governo. Per questo dice sì a voce bassa, ma tiene i carri armati in Libano e minaccia ritorsioni.
Quindi nelle prossime 72 ore, fino alla firma di Ginevra venerdì, Bibi non dirà no a Trump in pubblico, ma terrà Israele fuori dal deal con i fatti: carri in Libano, diritto di risposta su Hezbollah, e minaccia di colpire da solo il nucleare se l’Iran bara.
Trump gli ha già detto: “Netanyahu dovrebbe essere molto grato, perché se l’Iran avesse avuto l’arma nucleare Israele non sarebbe rimasto in piedi per 2 ore”. Netanyahu finge di ringraziare, ma prepara la sua risposta: “la sicurezza di Israele non si delega” quella del mondo, eventualmente, SI.
