La guerra di Trump

L’economia di guerra di Trump: tagliare sanità e istruzione per il boom di spese del Pentagono

 

ReArm America? Trump chiede 1.500 miliardi di dollari per il Pentagono e un taglio lineare del welfare. Ma l’inflazione morde

di Andrea Muratore (*)

 

Donald Trump e la sua amministrazione hanno presentato al Congresso degli Stati Uniti il piano per un aumento del 40%, a 1.500 miliardi di dollari, delle spese militari, annunciato già nei mesi scorsi e formalizzato ora come proposta   legislativa   per   il   budget   del   2027.   Dopo   aver,   con   alcuni   artifici contabili,   sfondato   quota   1.000   miliardi   di   dollari   nel   2026,   Trump   intende imporre il più ampio incremento delle spese militari anno su anno dalla fine   della   Seconda   guerra   mondiale ricoprendo   d’oro   il   Pentagono   e chiedendo sacrifici a tutto il resto del Paese.L’interventismo senza limiti del Trump 2.0Nel   pieno   della Terza   guerra   del   Golfo e   di   fronte   alla   prospettiva   di un’impennata dell’inflazione e del costo della vita interno, Trump rafforza la linea di potenziamento   militare   propedeutica   al   crescente   interventismo dell’amministrazione all’estero. Oltre all’Iran, sotto attacco dal 28 febbraio nella più estesa campagna americana dalla guerra in Iraq del 2003, gli Usa nella seconda   era   di   Trump   hanno   compiuto   operazioni   militari contro   lo   Stato Islamico in Siria e Nigeria, bombardato gli islamisti in Somalia e gli Houthi in Yemen, compiuto il raid contro il Venezuela che ha portato il 3 gennaio 2026 alla cattura di Nicolas Maduro, colpito i presunti narcotrafficanti nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico occidentale e, di recente, esteso anche all’Ecuador su terra le operazioni.Tramite il Segretario alla Difesa (o alla Guerra), l’amministrazione Trump-bis ha inoltre coperto questo interventismo senza freni a una modifica sostanziale delle regole d’ingaggio che, come ha scritto l’ammiraglio Roberto Domini su queste colonne, prevedono un apparato militare sempre più mobilitato, sempre più offensivo, sempre meno attento a eventuali ricadute civili e umane delle sue azioni. Tutto ciò ha bisogno di molto denaro per funzionare.Trump coccola il Pentagono, ma l’America teme l’inflazioneIn questa fase, con le elezioni di metà mandato alle porte e i consensi che stanno disegnando un quadro   fosco per una presidenza impopolare su ogni ambito, dalla   gestione dell’economia   alla politica   estera, un’amministrazione Trump a rischio disfatta fa suo il detto dell’imperatore   romano   Settimio Severo sulle priorità per le prosperità di una grande potenza: “Arricchite i soldati, disprezzate chiunque altro”. Ma gli americani, cittadini prima che sudditi sempre meno convinti del wannabe Emperor della Casa Bianca e della sua agenda, seguiranno Trump?Dati alla mano, con la proposta compie un azzardo: The Donald chiede tagli di spesa per 73 miliardi di dollari a assistenza medica, asili nido, istruzione, welfare tramite la compressione di programmi finanziati dalla spesa federale.

Tutto questo mentre gli effetti della guerra scatenata da Usa e Israele contro Israele si fanno pressanti per tutto il mondo e fanno sentire i loro effetti anche sul costo della vita in America.Come nota il New York Times, “Trump ha esortato il Congresso ad approvare la maggior parte dei nuovi fondi per la difesa – oltre 1.100 miliardi di dollari – nell’ambito della normale attività di finanziamento del governo e ad approvare i restanti 350 miliardi di dollari utilizzando la stessa tattica legislativa speciale che ha permesso ai repubblicani di ottenere i tagli alle tasse nel 2025”. La proposta arriva poche settimane dopo la richiesta di 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra all’Iran su larga scala e in un contesto che vedrà l’America correre verso le elezioni di metà mandato con il Partito Repubblicano che sarà chiamato a sostenere una proposta di budget in larga parte in contrasto con la narrazione oggi dominante sulla fragilità dell’America profonda.Austerità e riarmo vanno di pari passo negli Usa e non soloTrump porta all’ennesima potenza una tendenza oggi dominante in diversi contesti occidentali che di fronte alle crisi globali e del sistema di sicurezza internazionale   perora   il   baratto   tra   sicurezza   sociale   e   sicurezza   militare: abbiamo commentato l’austerità militare francese che portò alla caduta del governo di François Bayrou nel 2025, la proposta di trade-off della Germania di Friedrich Merzm tra spesa sociale e riarmo, il richiamo alla necessità di avere “più pensioni e meno cannoni” con cui si possono sintetizzare molte dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte. Tutte proteste molto discusse e controverse, che in America hanno il loro parossismo.Trump, furbescamente, guarda anche al lato economico: sul medio periodo si può sdoganare il keynesismo militare, facendo correre fabbriche e filiere industriali con i ritrovati del riarmo. Ma War on the Rocks invita alla cautela: “Il rischio   principale   di   questa   strategia   è   che,   fissando   una   cifra   di   bilancio ambiziosa ben al di là di quanto il Congresso alla fine stanzierà, e persino al di là della capacità del Pentagono di gestire adeguatamente il budget, la Casa Bianca potrebbe perdere il controllo esecutivo proprio sulle riforme della difesa e sulle priorità che tale aumento dovrebbe sostenere”. Inoltre, la spesa militare è anche strutturalmente inflattiva e non sostenibile come stabilizzatore economico nel medio-lungo periodo. Potrà il Partito Repubblicano difendere questo piano senza andare incontro allo schianto elettorale nella sfida con i Democratici alle Midterm? Il militarismo trumpista si presenta come realizzazione del precetto “America First” ma rischia di creare confusione sui conti pubblici senza generare maggiore sicurezza.

(*) InsideOver

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