Economia e Lavoro

L’economia mondiale è in bilico? Mercati appesi a un filo

di Gianfranco Piazzolla (*)

Sembra proprio di si e con essa anche l’integrità economica e sociale dei singoli stati che risentiranno di un effetto boomerang.

Gli annunci di Trump sui dazi hanno aperto scenari imprevisti, oltre ad aver mandato le borse di tutto il mondo in rosso e fatto vergognare tutti i presidenti ancora viventi degli Usa per il volgare modo di parlare di questo particolare presidente.

La globalizzazione basata su regole comuni sembra quindi finita quantomeno per ora, innescando un cambiamento radicale mai verificatosi fino ad oggi.

Questa nuova fase molto arbritaria e pericolosamente ultra protezionista inverte ciò che è stato dal dopo guerra ad oggi il ruolo degli Stati Uniti che hanno guidato da sempre e sostenuto con politiche mondiali proprie e degli stati industrializzati e virtuosi un sistema commerciale multilaterale efficiente e fondato su regole chiare che davano benefici reciproci a tutti i paesi facenti parte degli accordi economico commerciali.

Tutto iniziò con la conferenza sul commercio e l’occupazione tenutasi a Cuba nel novembre del 1947, dove venne messo a punto quanto già anticipato o a Ginevra nello stesso anno in occasione della nascita del GATT che raccolse 23 paesi aderenti e che rimase provvisorio per gli USA  sino al 1986 quando nacque il WTO che diede  ottimi risultati con  una certa stabilità del sistema mondiale, anche se alcuni stati proposero di migliorare ulteriormente questo accordo chiedendo con ciò una sorta di riforma e quindi una azione basata sul dialogo.

Oggi cosa fanno gli USA?

Praticamente lasciano di fatto l’intero sistema che avevano orgogliosamente contribuito a creare e introducono dei dazi differenziati con conseguenze più ampie e profonde di quanto non si pensi.

Se tutti alla fine facessero come gli USA abbandonando gli accordi nascerebbero problemi per molti stati specialmente per quelli più piccoli.

L’incertezza generata d questi meccanismi andrà a creare delle crisi diffuse facendo rallentare la crescita in tutto il mondo e mettendo anche a rischio alcuni delicati scenari geopolitici ed economici del pianeta sviluppando potenzialmente eventi imprevisti che potrebbero influire sulla produzione, sul commercio e sugli assetti sociali di tanti paesi che verrebbero investiti da questo genere di azioni.

Appunto per questo la storia ci insegna che le guerre commerciali sono state sempre preparatorie a vere e proprie guerre su ampia scala, come la seconda guerra mondiale a ridosso della grande crisi commerciale e finanziaria degli anni 30.

In questo momento, non bello della storia contemporanea, le istituzioni mondiali si stanno indebolendo e deteriorando così come le norme comuni in precedenza stabilite vengono neutralizzate con un colpo di penna e di eccesso di autorità degli stati più forti.

In pratica stiamo assistendo al ritorno dell’uso della sola forza del più forte con una netta erosione dei principi basilari di democrazia e libertà.

E come se non bastasse il capo della più grande potenza mondiale quale sono gli USA  abbandona gli schemi di correttezza e rispetto verso gli altri paesi facendo turpiloqui con parolacce e talvolta insulti.

Mai in precedenza nessun presidente americano aveva parlato in pubblico dicendo “ verranno a baciarmi il culo”.

Questo è il mondo di oggi e su un futuro di pace e prosperità c’è poco da scommetterci.

 

(*) Presidente Confimprese Viterbo

Giunta esecutiva nazionale Confimprese Italia

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