Nel corso dell’audizione sulla Legge di Bilancio 2026, presso le Commissioni congiunte bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, il segretario confederale della CGIL Christian Ferrari, ha denunciato la distanza tra la manovra proposta dal Governo e la realtà economica e sociale del Paese.
“Al di là del giudizio di ciascuno di noi su questo o quel provvedimento della manovra di bilancio”, ha esordito Ferrari, “la condizione in cui versa il Paese è sotto gli occhi di tutti: il Pil è allo “zero virgola”, in sostanziale recessione negli ultimi due trimestri; da ormai tre anni prosegue – incontrastato – un profondo processo di deindustrializzazione; i salari e le pensioni non hanno recuperato il potere d’acquisto perso negli ultimi anni; l’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae – ed è sempre più precaria – per le nuove generazioni; aumentano le ore di cassa integrazione e le crisi aziendali”.
Secondo il dirigente sindacale, “siamo di fronte a una realtà che, a quanto pare, non preoccupa affatto il Governo, che anzi festeggia i ‘formidabili’ risultati raggiunti e l’andamento positivo dei conti pubblici, con il plauso della comunità finanziaria nazionale e internazionale”.
Ma ecco le proposte fatte dalla Cgil, punto, per punto.
– Restituzione del fiscal drag e la sua neutralizzazione, attraverso l’indicizzazione all’inflazione di scaglioni, detrazioni, trattamento integrativo, Isee ed esenzioni, come avviene non in Unione sovietica, ma negli Stati Uniti di Trump;
– il rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro – pubblici e privati – per difendere e rafforzare il potere d’acquisto;
– il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima, e la piena rivalutazione delle pensioni;
– il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile per tutte e tutti, una maggior flessibilità in uscita e una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
– vere politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, difendere l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità;
– tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
– contrasto alla precarietà e al lavoro povero.
“Un tema questo, che ho lasciato per ultimo, ma che deve salire in cima alla lista, se vogliamo fermare l’emigrazione di 100.000 ragazze e ragazzi che ogni anno cercano un lavoro libero e dignitoso fuori dai nostri confini nazionali”.
Il dirigente sindacale ha spiegato come “per fare tutto questo ci sono due precondizioni ineludibili:
– la prima: andare a prendere i soldi dove sono (profitti, extra-profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale), anche chiedendo un contributo di solidarietà – come abbiamo proposto – all’1% della popolazione più ricca, per finanziare politiche a beneficio del restante 99%;
– la seconda: rinunciare ad un’insostenibile corsa al riarmo che punta a convertire la nostra e quella europea in un’economia di guerra, e che sottrarrà una ingentissima mole di risorse (quasi 1.000 miliardi di euro per l’Italia, se si vuole davvero raggiungere il 5% del Pil entro il 2035) alle vere priorità economiche e sociali del Paese”.
“Con meno di questo, non riusciremo a liberarci dalla trappola del combinato disposto “austerità e riarmo”. Un binomio che sintetizza perfettamente la manovra di bilancio in discussione e, temo, anche quelle a venire” ha concluso Ferrari.
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