di Alessandra Lemme
(LaPresse) – Quasi 700 emendamenti, 697 per la precisione, di cui otto unitari del centrosinistra e tre condivisi dalla maggioranza, con alcuni nodi ancora da sciogliere, a cominciare dall’ipotesi ballottaggi. La prima commissione di Palazzo Madama apre l’esame del provvedimento che il 9 settembre approderà in Aula e l’opposizione, con 659 proposte di modifica al testo licenziato dalla Camera, è pronta a dare battaglia.
I tre emendamenti di centrodestra riguardano il sistema misto di preferenze e capilista bloccati, l’alternanza di genere, la funzionalità della procedura prevista per l’elezione del Senato della Repubblica con l’attribuzione del premio di governabilità e la ridefinizione dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone.
Sull’ipotesi ballottaggi, Marcello Pera come anticipato presenta un la proposta di modifica non arriva e questo dà la stura all’opposizione che stigmatizza “una destra divisissima, nella quale Lega e Forza Italia dicono no all’ennessimo colpo di teatro di FdI”, afferma il capogruppo dem Francesco Boccia, mentre dal M5S Luca Pirondini rincara la dose: “Litigano su tutto”.
Sulla questione ballottaggi, a quanto trapela da palazzo Chigi, l’ipotesi resta in campo, e se ne è parlato anche lunedì nella riunione della premier con i leader di maggioranza, in considerazione del fatto che la presidente del Consiglio sarebbe favorevole, in chiave stabilità, per contrastare il ruolo che possono recitare i cosiddetti partiti ‘disturbatori’, oggi quello di Vannacci a destra, un domani magari un’altra forza al centro o a sinistra.
La replica di Futuro nazionale non si fa attendere: “Una legge elettorale dovrebbe garantire rappresentanza e governabilità, non proteggere chi teme di dover dividere il potere – scrive il partito sui social – Se per fermarci devono riscrivere le regole, significa che non sono riusciti a fermare le nostre idee”.
“È vergognoso questo atteggiamento proprietario delle istituzioni – va all’attacco la segretaria dem Elly Schlein – per cui Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura. Con le altre opposizioni faremo muro, e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani, che lei ha completamente dimenticato”. Dal canto suo, il presidente M5S Giuseppe Conte incalza: “Anziché parlare ogni giorno di legge elettorale e di questioni lontanissime dai reali problemi dei cittadini, sarebbe bene impegnare il Parlamento per mettere in campo quegli interventi che servono a cambiare realmente le cose”.
Il clima si accende proprio mentre Pd, M5S, Avs e Iv presentano insieme gli emendamenti unitari e chiedono “preferenze vere per restituire la scelta agli elettori, quindi no a liste bloccate”. Le proposte di modifica prevedono, tra l’altro, la doppia preferenza di genere con capolista al 50% ovunque, la cancellazione dell’indicazione del candidato premier e l’innalzamento della soglia per il premio di maggioranza dal 42 al 45 per cento. E la partita di Palazzo Madama è solo all’inizio.
