Sulla legge elettorale, almeno a parole, la richiesta di un confronto con le opposizioni da parte della maggioranza resta aperta, esattamente come rimane secco il no del centrosinistra, che boccia il testo e le possibili modifiche, dal premio di maggioranza all’indicazione del premier.
Di “irricevibile antipasto del premierato” parla la segretaria dem Elly Schlein il cui niet alla riforma, in vista delle elezioni del prossimo anno, suona senza appello: “Solo un governo che vive chiuso nel palazzo da tre anni può pensare che questa sia la priorità”.
Dal canto suo il vicepremier Antonio Tajani insiste nel lasciare “porte aperte per costruire qualcosa di positivo, per dare risposte concrete ai cittadini”. “Lo abbiamo detto – afferma il ministro degli Esteri parlando con i cronisti poco prima del question time in Senato – per la legge elettorale, noi siamo sempre pronti al dialogo, l’abbiamo detto anche per la politica estera, servono condivisione e unità di intenti”. Poi la frecciata: “Se l’opposizione ha a cuore l’interesse nazionale perché non dovrebbe rispondere positivamente? Noi facciamo tutto per garantire i migliori risultati possibili per il nostro paese”.
Ma se la richiesta di confronto sulla legge elettorale resta, sul resto Tajani marca in modo netto tutte le distanze dal centrosinistra, ribadendo: “Siamo alternativi al Movimento cinque stelle, ad Avs, al Partito democratico”. Quanto a Carlo Calenda, il messaggio che arriva dal segretario di Forza Italia è, anche oggi, chiaro: “Altro conto sono i partiti centristi, penso ad Azione con cui governiamo in Basilicata – spiega – Con loro possiamo discutere, ma non fanno parte della coalizione di sinistra, mentre con la sinistra è impensabile qualsiasi accordo”. E guardando al voto, e alla legge che lo regolerà: “Noi non siamo per gli inciuci né per il pareggio, siamo per cercare di vincere”.
“La partita è nelle mani di una singola forza politica, si chiama Forza Italia”, taglia corto Matteo Renzi che nel rimarcare possibili malumori dentro la maggioranza lancia l’affondo: “Il segretario di Forza Italia è Tajani, la proprietà di Forza Italia è la famiglia Berlusconi. Allora la domanda è: chi decide in FI? Se decide Tajani allora fanno la legge elettorale, se decide la famiglia Berlusconi secondo me non la fanno”.
Per Riccardo Magi la proposta del cosiddetto ‘Stabilicum’ “è nata male e che finirà peggio”: “non c’è un problema di stabilità numerica – afferma il segretario di Più Europa – ma piuttosto di stabilità della maggioranza di Governo dovuto a divergenze politiche, oltre che la necessità di ridare centralità al Parlamento”. Anche il Movimento 5 stelle respinge l’appello della maggioranza e punta il faro sul programma, con il weekend delle 100 piazze di Nova e il presidente Giuseppe Conte che assicura: “Con le forze progressiste ci confronteremo per un programma condiviso, non dalle segreterie di partito ma dai cittadini”.
La strada per la legge elettorale pare in salita e qualche nodo da sciogliere potrebbe arrivare anche dal centrodestra. Da Fratelli d’Italia si tende a minimizzare: sul dossier non risulterebbero al momento frizioni con gli alleati, in particolare da FI. In commissione, viene fatto notare da fonti di via della Scrofa, il presidente Pagano è stato molto bravo nel velocizzare le audizioni tanto che saranno ultimate già all’inizio della prossima settimana. “O arriveranno tutti in Aula i problemi, ma al momento non risultano” segnali preoccupanti, osserva un big del partito che non nasconde comunque il fatto che “ci sono alcune questioni tecniche da sistemare”, ma si tratta, viene rimarcato, di aspetti “che non comportano alcuna modifica sull’impianto vero della legge”.
Per quanto riguarda i prossimi passi, partirà la discussione generale in commissione e poi si deciderà la calendarizzazione in Aula. L’obiettivo, più volte ribadito dalla maggioranza, è di arrivare al via libera alla Camera entro la pausa estiva così da poter ottenere l’ok del Senato per ottobre, prima della finanziaria. Ma che venga raggiunto, non è affatto scontato.
Alessandra Lemme (La Presse)
