Politica

Leone XIV e il prevedibile “non-incontro”: quando l’agostiniano evita l’arcobaleno

di Riccardo Bizzarri (*)

 

Settembre, si sa, è già un mese complicato: scuole che ricominciano, traffico in tilt, ultime ferie rimandate a chissà quando. Ma per Leone XIV, il “Papa agostiniano”, questo settembre è un autentico tour de force. Dal Capitolo dell’Ordine che lo vede “confratello” a ospite d’onore, fino all’inaugurazione del Borgo Laudato Si’, passando per canonizzazioni e ricorrenze personali (i 70 anni tondi tondi), il calendario papale sembra uscito da una riunione di condominio: troppi punti all’ordine del giorno e non abbastanza sedie per tutti. Dentro questa fitta agenda, la comunità LGBTQ+ aveva sperato in un’udienza dedicata durante il pellegrinaggio romano del 5-7 settembre. Speranza nobile, ma destinata a restare tale. Nessun incontro diretto, nessun sorriso papale in prima fila, neppure una stretta di mano. Al massimo, un saluto all’Angelus, ma quello vale per tutti, come il “buona domenica” che il parroco urla ai fedeli sull’uscio prima di richiudere la porta della sacrestia.

In realtà, chi conosce un minimo il curriculum agostiniano di Leone XIV non si sorprende. Gli agostiniani, figli spirituali di Sant’Agostino, hanno una certa fama: teologi di ferro, amanti dell’ordine, difensori della tradizione. Sono quelli che, se inviti a cena, ti chiedono prima se il menù rispetta la quaresima e se il vino è “degno”. Insomma: non proprio il terreno più fertile per aperture fuori copione. Per capire il perché del “non-incontro”, basta ricordare tre colonne del pensiero agostiniano:

  1. La verità non si negozia – Se la dottrina dice che la famiglia è fondata su uomo e donna, non è che basta un’udienza giubilare per rivedere le definizioni.
  2. L’ordine sopra tutto – Agostino temeva il caos più del diavolo stesso. E nel caos mediatico di un incontro ufficiale con le comunità LGBTQ+, l’agostiniano Leone XIV ha visto più ingorghi che opportunità.
  3. La Grazia fa il lavoro – Tradotto in chiave vaticana: “Se deve succedere qualcosa, ci penserà Dio, non un’agenda di settembre”.

Del resto, anche le casse contano. Pare che la gestione di Santa Marta costasse 270 mila euro al mese: una cifra che, in confronto, fa sembrare i fuochi d’artificio di Ferragosto un passatempo low-cost. Il ritorno del Papa nel Palazzo apostolico sarà presentato come gesto di “sobrietà”, ma intanto ci si chiede se almeno i dipendenti del Vaticano non riceveranno in cambio una quattordicesima. Che Leone XIV non incontrasse la comunità LGBTQ+ era scritto nelle stelle, o meglio nei libri della Regola agostiniana. Una scelta che fa discutere, certo, ma che non sorprende: l’agostiniano preferisce la via del silenzio, della dottrina ripetuta, del calendario inamovibile.

In fondo, direbbe Agostino stesso, “meglio un Papa coerente che un Papa improvvisato”. E chissà che la vera apertura non arrivi, come spesso accade in Vaticano, non dal protocollo ufficiale ma da un piccolo gesto improvviso: un Angelus, un saluto, un sorriso che non era in programma.

(*) Giornalista

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