di Wladymiro Wysocki (*)
Erano il duo dei cantanti italiani, composto da Stefano Righi e Stefano Rota, con il nome dei Righeira che nel lontano 1985 cantavano l’estate sta finendo.
Disco d’oro con oltre 300.000 copie vendute che ancora oggi ritorna alla memoria di molti quando la stagione estiva volge al termine.
Magari potremmo avvalerci di un motto simile, dove, anche le morti sul lavoro stanno finendo.
Ahimè, stiamo ancora inesorabilmente facendo la conta delle vittime del lavoro che ogni giorno logorano la dignità, la speranza, l’uomo e il futuro del lavoro.
Agosto non ha escluso nessun settore e la cronaca degli ultimi giorni ci riporta tristi notizie di una realtà del lavoro che non cambia.
Se la fine dell’estate siamo portati a considerarla un pochino l’inizio di un nuovo “anno”, quale quello scolastico, universitario e lavorativo, allora possiamo dire che nel settore della prevenzione sul lavoro di nuovo non c’è nulla.
Purtroppo, dopo la pausa estiva, riprendiamo esattamente da dove ci siamo lasciati.
Contare gli incidenti e prendere conoscenza che, i drammi e le vittime della mancata prevenzione, nel lavoro non hanno avuto pausa, rallentamenti o una sperata riduzione per non parlare di infortuni zero.
Ecco che, per riportare i più recenti accadimenti, nel giorno del 29 agosto, a poche ore di distanza, tra Liguria e Veneto assistiamo a due vite spezzate a causa del lavoro.
Nella città di Imperia a perdere la vita è Massimiliano Bona, di 55 anni, operaio di Sanremo dove la caduta dal tetto del municipio di Castel Vittorio, in alta val Nervia segna il triste destino.
La caduta avviene all’interno di un intercapedine, di circa quaranta centimetri, che si trova tra l’edificio del municipio e la strada provinciale dove il corpo resta incastrato.
A lungo sono stati i tentativi di salvare l’uomo da parte dei soccorsi accorsi tempestivamente al disperato intervento, ma 118, vigili del fuoco e carabinieri non sono riusciti nella disperata impresa.
A poche ore si è consumato un altro dramma.
Ci troviamo nel Veronese, Vladimir Valah 55 anni, moldavo, è morto all’ospedale di Borgo Trento dopo tre giorni di agonia nel quale era ricoverato per un incidente nel quale venne schiacciato da un cilindro d’acciaio di oltre otto quintali nello stabilimento Ici Caldaie.
Il giorno prima, 28 agosto, nel Foggiano lungo la strada provinciale 91 che collega Cerignola con i centri abitati dell’Ofanto, un agricoltore ha perso la vita schiacciato dal trattore che stava manovrando per un ribaltamento improvviso.
Le cause restano invariate, scarsa o assente formazione, carenza nell’addestramento e nelle procedure corrette di lavoro, attrezzature di lavoro a norma e revisionate, utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale.
E si potrebbe continuare con una lunga lista nota a tutti coloro che operano nel settore.
Cause note che però continuano e insistono nel destino delle vite umane segnandole irreversibilmente.
Inutile ricordare le critiche sindacali nel sollevare la crisi delle ispezioni nei luoghi di lavoro, ma dobbiamo anche ricordare a noi stessi che la prevenzione in prima battuta avviene dal senso umano, civico, di responsabilità a tutela della vita e della dignità della persona.
Gli strumenti per attivare una buona prevenzione sono tutti disponibili e ben noti, solamente che si cerca sempre di trovare strade alternative per velocizzare alcuni processi di formazione e di prevenzione poiché l’urgenza di poter fatturare supera di gran lunga l’importanza della vita della persona.
Fin quando non si farà capire che l’importanza del fatturato corre in parallelo con il valore della vita umana non avremo alcun cambiamento radicale.
La forma mentis in tal senso ha urgenza di essere addestrata ed educata, non in soli concetti teorici, a cominciare dai banchi della Scuola Primaria.
È ormai palese di quale emergenza stia vivendo il nostro Paese, circa quattro vittime di lavoro al giorno con una media di circa una vittima ogni otto ore.
Dire assurdo è scontato, ma a quanto pare di scontato non c’è nulla.
Anzi, sembrano proprio i concetti base a non essere noti, le procedure di lavoro sane e correte più elementari a essere disattese.
Questo accade perché non si da il giusto valore che deve avere la materia della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Una materia che viene ancora vista come una tassa, un qualcosa da ottemperare perché imposta da leggi e si rischia la sanzione o sospensione dei lavori.
Una prassi da seguire per partecipare a bandi e gare.
Il valore morale che viene dato è al pari di una marca da bollo che si prende in tabaccheria.
Così la sicurezza sul lavoro, si aprono le trattazioni per una migliore offerta al minor costo e al minor tempo per avere tutte le carte.
Una riduzione brutale, potrebbe dire qualcuno, ma è quello che nella realtà si verifica con il rovescio della medaglia dove il prezzo è la vita umana.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
