Esteri

L’Europa è davvero in grado di riarmarsi in tempi rapidi per contrastare la Russia?

di Giuliano Longo

“Abbiamo bisogno di un’industria della difesa forte, dato che la nostra Unione si assume una maggiore responsabilità per la propria difesa: non è solo una questione di sicurezza, ma anche di competitività” ha dichiarato il 12 maggio il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen sui social nel  suo intervento al dialogo strategico sul futuro dell’industria della Difesa europea.

Aggiungendo di aver “incontrato i leader dell’industria europea per sentire da loro” come l’Ue “può sostenere ancora di più questo settore cruciale. Il dialogo ha sottolineato il ruolo cruciale dell’industria europea della difesa nella salvaguardia della sicurezza europea in un panorama geopolitico in rapida evoluzione” a questo scopo è necessario “rispondere su scala e in tempi rapidi“.

E’ indubbio che dall’inizio dell’invasione russa l’Europa ha già aumentato la spesa militare  aperto  nuove linee di produzione, ma persistono sfide strutturali, ostacoli normativi, senza la sicurezza  di cicli di innovazione rapidi. .

E’ evidente che  questa strategia sottolinea punta a sul rischio di guerra con la Russia (che per alcuni governi è una  certezza) è ha come obiettivo una rapida integrazione militare fra i vari Paesi che nessun trattato  prevede né si vede all’orizzonte una Federazione Europea che consenta la costituzione di forze armate comuni.

Mentre lo sviluppo e l’adeguamento tecnologico europeo  richiede enormi investimenti, diversi anni, migliaia di nuovi lavoratori specializzati e soprattutto un conveniente accesso a materie prime, acciaio, esplosivo ed energia a buon mercato.

Condizioni inesistenti oggi in Europa dove da quasi tre anni la rinuncia al gas russo a buon mercato, ha determinato calo della produzione industriale, la progressiva de industrializzazione, incremento dei costi energetici, ed elevati costi delle linee di approvvigionamento.

Analisi Difesa, rivista di settore, riporta che r al 2021 il costo di quasi tutti i prodotti militari è triplicato e si suppone venga più che triplicato nei prossimi anni con equivalente numero di risorse finanziarie .

Negli ultimi mesi, ad esempio,del 2024 il prezzo medio dell’esplosivo a uso militare è lievitato del 90%, l’acciaio del 59%, l’alluminio del 50%, i circuiti stampati del 64% e la carpenteria leggera di oltre il 100% idem per le bombe d’aereo..

In Germania, dove il cancelliere Frederich Merz intende logorare la Russia costringendola a una guerra prolungata  fino a convincerla ad accettare un cessate il fuoco, il Centro Studi Bruegel e il Kiel Institute hanno messo a confronto i costi di alcuni mezzi terrestri occidentali con gli omologhi russi e cinesi che li battono ampiamente. Mentre la guerra in Ucraina  ha confermato che non esistono armi risolutive o  e che nessun carro armato è invulnerabile.

Come la Commissione Europea, anche gli analisti dell’Istituto ritengono che  “I governi europei ordinano quantità relativamente piccole di armi e munizioni. Di conseguenza, è difficile beneficiare delle economie di scala, che in linea di principio porterebbero a una produzione più rapida ed economica e a volumi di produzione più elevati. Ciò è dovuto anche a un mercato frammentato per i prodotti della difesa, in cui ogni paese dell’UE ordina separatamente” .

Per di più l’Europa, a  differenza della Russia, non dispone di tutte le materie prime e di energia infinita a prezzi di svendita, anzi il costo dell’energia in Europa è il più alto tra tutte le aree industrializzate del mondo costringendo molte acciaierie a chiudere almeno parte degli stabilimenti.

Vi è poi un’altra differenza non irrilevante tra il sistema produttivo russo e quello Occidentale che contribuisce a far lievitare i costi del riarmo europeo.

L’apparato industriale russo riducendo le esportazioni di armamenti  per  le esigenze belliche nazionali, ha ridotto drasticamente anche i profitti perché “la società ha preso più ordini dalla Difesa, con una redditività nulla o addirittura negativa”, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Rostec, Sergei Chemezov, ma  “lavora per la Patria mentre quella occidentale per i dividendi degli azionisti.”

Alle difficoltà  in tutto l’Occidente si riscontrano difficoltà non solo ad arruolare personale militare ma anche solo a mantenere gli attuali risicati numeri di militari professionisti in servizio.

Per tornare tornare ala domanda posta dal titolo,  l’unico Paese industrialmente  e finanziario f strutturato per un riarmo intensivo, è solo la Germania con l’eccezione e l’unico vantaggio del bellicoso Macron (isieme al Rego Unito) è la “force del frappe” delle su bombe atomiche, sempre che gli americani consentano loro di usarle..

Tuttavia, proprio partendo dalle posizioni dell’attuale governo tedesco, c’è anche il sospetto che il nuovo militarismo euro/tedesco del Ventunesimo secolo sia alimentato, oltre che da indubbie radici culturali, anche da un fattore molto più potente dell’ideologia, ovvero gli interessi delle multinazionali che vedono nel militarismo, e del conseguente riarmo, non solo della Germania, un’occasione irripetibile per accrescere i propri profitti e influenza su Governi.

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