Esteri

Libano, Israele senza freni in Libano. Colpiti edifici civili ed un hotel

 

All’alba di questo mercoledì un edificio a quattro piani nella città di Baalbek, in Libano, è stato colpito nel corso di un attacco aereo di Israele: secondo i media statali, il palazzo si trova nel quartiere di Al Matraba, in un’area sotto il controllo di Hezbollah. Ci sarebbero almeno 10 morti e persone ferite sotto le macerie. Su X, un video verificato che mostra i soccorritori che iniziano a ispezionare le macerie, dalle quali provengono grida di aiuto. L’agenzia di stampa libanese Nna (National News Agency), scrive Al Jazeera, ha fatto sapere che almeno quattro persone sono state uccise e sei sono rimaste ferite. L’Idf israeliano, scrivono i media statali libanesi, avrebbe colpito anche un hotel nel sobborgo di Hazmieh a Beirut. La televisione libanese Al Mayadeen riporta che un attacco aereo israeliano su Aramoun e Saadiyat, nella zona del Monte Libano, ha ucciso almeno sei persone. L’emittente ha citato il Ministero della Salute libanese.

Cesvi, da Beirut fuga disperata per migliaia di persone

“Migliaia di persone hanno abbandonato l’area di Dahieh e le città meridionali come Tiro, intasando le autostrade verso nord in una fuga disperata che ha spinto decine di scuole della capitale ad aprire le porte per offrire rifugio agli sfollati. Per ora si contano circa 35mila persone sfollate, circa 5.000 famiglie. Il Governo libanese ha aperto 168 rifugi per gli sfollati e i bisogni sono in aumento, acqua, cibo, materiale igienico-sanitario, kit per l’inverno e soprattutto la popolazione sta vivendo un nuovo trauma. Le famiglie hanno bisogno di supporto psicosociale per affrontare il dramma che stanno vivendo”. A lanciare l’allarme, da Beirut, è Federico Patacconi, capomissione Cesvi in Libano e Siria. Cesvi, presente nel Paese, conferma che tutto lo staff sul campo sta bene, è al sicuro e sta monitorando costantemente l’evolversi della situazione per garantire la continuità del supporto alle comunità colpite, attraverso supporto psicosociale rivolto in particolare a bambini e le famiglie e per fornire beni di prima necessità alla popolazione sfollata. Gli attacchi dell’Idf sono poi tornati con veemenza anche in Iran dove una serie di azioni aeree israeliane ha colpito a Teheran decine di centri di comando delle forze paramilitari iraniane Basij e delle forze di sicurezza interne iraniane. Lo ha riferito l’esercito israeliano (Idf), aggiungendo di avere anche colpito siti appartenenti alla divisione logistica dell’esercito iraniano, lanciamissili e sistemi di difesa aerea. “I centri di comando presi di mira erano utilizzati dal regime iraniano per mantenere il controllo in tutto il Paese”, afferma l’Idf.

Unifil, incursioni Israele in sud Libano

La forza di pace delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, nota come Unifil, afferma che i suoi operatori di pace hanno visto le forze israeliane attraversare il Libano in diverse aree questa mattina “prima di tornare a sud della Linea Blu”, riferendosi al confine tra i due paesi. Ha aggiunto che le forze israeliane sono state viste attraversare le zone vicine ai villaggi di Markaba, Odaisseh, Kfar Kila e Ramia. “Negli ultimi due giorni, oltre a decine di razzi e missili lanciati su Israele rivendicati da Hezbollah, l’Unifil ha registrato diversi attacchi aerei e centinaia di incidenti di fuoco oltre la Linea Blu e 84 violazioni aeree”, si legge nella dichiarazione.

 

 

 

Red

Related posts

Cina ed Iran alla firma di un Patto Strategico 25ennale

Redazione Ore 12

Da Taiwan ne sono certi: “Dopo l’Ucraina difficile un attacco cinese”

Redazione Ore 12

“Newark non resterà a guardare mentre delle persone sono terrorizzate in modo illegale”: lo ha detto Ras Baraka, sindaco della città del New Jersey, negli Stati Uniti, denunciando blitz condotti dagli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). I fatti hanno seguito annunci e ordini esecutivi del neo-presidente Donald Trump per la deportazione di cittadini stranieri privi dei documenti necessari per risiedere in America. I RAID Secondo Baraka, che ha diffuso una dichiarazione ieri sera, i raid in città hanno portato a diversi arresti. In manette, “senza che fosse prodotto un mandato di cattura”, sarebbero finite sia persone residenti prive di permessi di soggiorno che cittadini americani. Operazioni dell’Ice sono scattate anche a Chicago e a Boston, due città considerate roccaforte del Partito democratico, passato all’opposizione a livello federale con la fine della presidenza di Joe Biden lunedì scorso. LA PAURA DI MANDARE I FIGLI A SCUOLA In settimana l’agenzia di stampa Associated Press ha pubblicato un servizio nel quale si sottolineano i timori di tante famiglie con radici migranti nel mandare i propri figli a scuola. “In molti distretti gli insegnanti hanno cercato di rassicurare i genitori sul fatto che gli istituti siano luoghi sicuri per i loro bambini nonostante le promesse elettorali del presidente di procedere a deportazioni di massa” si riferisce nell’articolo. “I timori si sono però intensificati quando l’amministrazione Trump ha annunciato martedì che avrebbe permesso alle agenzie federali preposte all’immigrazione di effettuare arresti anche in scuole, chiese e ospedali, ponendo fine a una politica in vigore dal 2011″. LO IUS SOLI Al centro del dibattito politico c’è anche lo ‘ius soli’, il diritto cioè alla cittadinanza americana per tutti i nati negli Stati Uniti, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Ieri un giudice federale di Seattle, John Coughenour, ha bocciato come “palesemente incostituzionale” un decreto di Trump che pone fine al riconoscimento di questo diritto. Il presidente ha già annunciato che farà ricorso contro l’ordCoughenour si è espresso a partire da una richiesta dell’attorney general di Washington, Nick Brown, e di altri Stati americani amministrati da democratici. Sul piano costituzionale il riferimento è il quattordicesimo emendamento, che recita: “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato nel quale risiedono”. inanza della magistratura, che sospende il suo provvedimento per 14 giorni.

Redazione Ore 12