di Giuliano Longo
In Libano i cercapersone, esplodono i walkie-talkie e anche elettrodomestici provocando ancora morti e centinaia di feriti. Un colpo da maestro del Mossad contro Hezbollah che certamente mostra l’alto livello tecnologico di Israele e una figura piuttosto barbina di Hezbollah, le milizie sciite pilotate da Teheran. Non basta agitare kalashnikov e spare razzi,ma ci vuole anche intelligence, molto intelligence
Ma il colpaccio lascia intendere che oltre ad una tecnologia sofisticatissima agenti israeliani, o loro dipendenti pagati, isi sono dati da fare, o si stanno ancora dando da fare, anche con centinaia di cacciavite per smontare altrettanti coperchi e coperchietti dei vari tools. Dove l’esplosivo non entra per intercessione della Spirito Santo.
Proprio ieri scrivevamo che sarebbe stato interessante comprendere da dove provenissero tutti quegli aggeggi divenuti esplosivi e pare provengano da Taiwan tramite una concessionaria ungherese , ma taroccare migliai di walkie – talkiee, cerca persone e altri elettrodomestici richiede una vera e propria catena di montaggio che può solo operare con la connivenza o l’infiltrazione nelle aziende di produzione o distribuzione. .
Questo per farla semplice. Ma più volte le tracce Gps e le chiamate dei leader di Hezbollah hanno attratto l’attenzione dell’’Israel Defense Force e del Mossad. Una delle prove generali di questo nuovo tipo di guerra, che vira sempre più verso il terrorismo di massa, fu l’eliminazione di fine luglio, a Beirut, di Fuad Shukr, comandante militare di Hezbollah, il quale attratto da una telefonata, saltò per aria nel suo appartamento, a causa di un ordigno precedentemente installato nel suo appartamento e attivato da remoto.
Nelle esplosioni di questi giorni, che comunque (insistiamo)n mantengono il loro risvolto terroristico avendo colpito non solo miliziani ma anche civili forse inconsapevoli, l’aspetto militare è rappresentato dal tentativo di “accecare” Hezbollah privandolo dei normali mezzi di comunicazione che sino ad oggi hanno anche guidato i loro razzi sul nord di Israele.
Certo, bisogna capire se Hezbollah avesse completamente sostituito la sua rete di comunicazione, ma è chiaro che l’azione di Israele mira a disarticolare le difese delle milizie sciite e a creare panico fra la popolazione, il tutto utile al prossimo attacco di stile ben più classico con missili, aerei e carri, che prima o poi sicuramente avverrà.
Da notare che le esplosioni dei tools son avvenute non solo in tutto il Libano ma anche in Siria, soggetta a periodici raid israeliani e addirittura in Iraq, con l’intento di scardinare anche i collegamenti esterni con altre milizie sciite filoiraniane.
L’azione di Israele è tuttavia un Giano Bifronte perché direttamente prelude a una prossima guerra guerraggiata nel sun del Libano e forse fino a Beirut. E sin qui niente di nuovo, in fondo Israele il sud del Libano l’ha occupato per 20 anni sino al 2000, ma, questo è il secondo volto, con l’esplosione dei vari aggeggi Tel Aviv manda anche un messaggio a Teheran.
Messaggio che suona pressappoco così: “attenti che possiamo colpirvi quando, dove e come vogliamo”, minaccia in verità non tanto nuova anche questa, visti i precedenti attacchi all’Iran più o meno noti, spesso sotto l’egida americana, mentre Israele e Iran ormai si combattono da almeno 20 anni in questa guerra ibrida e occulta.
A ben vedere sino ad oggi Teheran ha strillato molto “vendetta vendetta” ma colpito poco efficacemente, affidando alle milizie amiche il compito del confronto diretto con Israel. Ma è a questo punto che si pongono alcuni quesiti:come reagirà questa volta Teheran se il calzare di Davide calcherà il suolo del Libano magari proprio nei quartieri sciiti di Beirut? E gli stati Uniti in piena campagna elettorale, cosa faranno?
Già, perché il vecchio Joe ed i sui ministri sono stati prodighi di consigli e talora di minacce, ma non hanno mai sospeso gli aiuti ad Israele come qualche ingenuo Democratico statunitense chiedeva alla sua amministrazione.
In ogni caso Bibi, che della guerra ha fatto il motivo della sua sopravvivenza politica, sorretto da gran parte della sua opinione pubblica che teme la cancellazione del proprio stato dalle mappe del Medio Oriente, Bibi, dicevamo, ha le idee chiare. Il che vuol dire che vuole chiudere la partita con Hamas, ancora in corso e non risolta da ottobre, nonostante il bagno di sangue palestines, chiudendola anche con e Hezbollah che gli ha fatto già sfollare dal nord 60mila suoi concittadini.
Ma non finisce qui, perché come Zelensky vuole coinvolgere direttamente tutto l’Occidente e gli americani nel conflitto ucraino, Bibi non disdegnerebbe il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in un confronto “finale” con l’Iran.
Che anche in questo caso, come con l’Ucraina, sarebbe la terza guerra mondiale magari atomica, con la differenza che Israele l’arma nucleare ce l’ha già“segretamente” (ca va sans dire) da decenni e gli iraniani “forse” potrebbero avercela in tempi brevi e comunque se la possono procurare magari dalla Corea del Nord o altri.
Certo, come disseJohn Belushi in “Animal house”, ”quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” e Bibi il suo gioco lo farà forte della sua tecnologia, forte delle paure del suo popolo, forte delle sue alleanze in occidente, forte delle sue ragioni dopo l’attacco delinquenziale di Hamas del 7 ottobre, ma un prezzo lo pagherà comunque anche Israele e forse lui stesso se fallirà.
Il primo tagliando glielo hanno fatto Turchia e Arabia Saudita che stanno facendo a pezzi il cosiddetto “patto di Abramo” che orientava l’islam sunnita verso una soluzione condivisa con Tel Aviv sul futuro del Medio Oriente.
L’altra sarà una recrudescenza del terrorismo, già in atto, che colpirà non solo lo stato ebraico ma tutto l’Occidente. E qui non c’è tecnologia che tenga , perché quelli lavorano come macellai di coltello e colpiscono dove capita capita.
E last but not least, un ultima botta al già precario equilibrio del mondo sempre sull’orlo dell’ Olocaustico atomico.
aggiornamento la crisi mediorientale ore 14.44
