di Gino Piacentini
A meno di sei anni dalla scadenza degli obiettivi 2030, l’agricoltura italiana continua a fare i conti con una gestione non sostenibile delle risorse idriche. Secondo quanto emerge dal VI Forum Acqua di Legambiente dello scorso ottobre,con un consumo medio di 17 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, il comparto agricolo rappresenta ben il 57% dei prelievi totali di acqua in Italia, lasciando ben poco margine per l’efficienza e la sostenibilità.
Eppure le soluzioni per efficientare le risorse sono già disponibili, su tutte l’utilizzo delle acque reflue depurate, che solo il 4,6% dei terreni irrigati utilizza. A questo si aggiunge l’esposizione dell’agricoltura italiana ai rischi climatici, come siccità, grandine e allagamenti, che negli ultimi anni hanno causato danni significativi ai raccolti e alle infrastrutture. Sempre secondo Legambiente, tra il 2021 e il 2024 sono stati registrati 96 eventi meteo estremi, con il 58% dei danni attribuiti a grandinate, il 27% a siccità, e il 10% a allagamenti. Le regioni più colpite includono Piemonte, Veneto, Puglia, Emilia-Romagna e Sardegna.
Per questi motivi Legambiente ha lanciato 4 proposte per una gestione più sostenibile dell’acqua che comprendono:
- Investimenti nell’agroecologia e nell’innovazione tecnologica, che sviluppa e impiega nuove tecnologie per il monitoraggio in tempo reale della qualità e della quantità usata dell’acqua e per la diminuzione dell’impiego di sostanze chimiche in agricoltura.
- Adottare strategie per la mitigazione degli input chimicifavorendo le buone pratiche agricole che consentono di ridurre l’uso di pesticidi, con un’attenzione anche sulla dispersione dei rifiuti agricoli in plastica.
- Incentivare il recupero e il riutilizzo delle acque refluedepurate per l’irrigazione agricola, velocizzando la redazione del Decreto Presidente della Repubblica (D.P.R.) che ne regolamenterà il riutilizzo per i molteplici usi irrigui, industriali civili e ambientali.
- Stabilire una governanceche garantisca una regia unica della risorsa idrica a partire delle Autorità di bacino distrettuale garantendo la sinergia tra tutti i settori di utilizzo della risorsa con l’obiettivo di arrivare ad una pianificazione degli usi.
Nonostante la sfida appaia ardua, l’agricoltura italiana ha in realtà un grande potenziale inespresso. Tecnologie come l’irrigazione a goccia potrebbero ridurre il consumo di acqua tra il 40% e il 70%, mentre il recupero delle acque reflue depurate potrebbe soddisfare fino al 45%della domanda. In questo contesto appare evidente la necessità di un cambiamento radicale del modello agricolo, per la sopravvivenza futura del settore, delle materie prime, e soprattutto del suo peso economico che il comparto ha sul PIL.
