La guerra di Putin

L’ombra dei droni su Nizhnekamsk in Tatarstan a 1.200 chilometri dal fronte

di Giuliano Longo (*)

La mattina del 10 agosto, la città industriale di Nizhnekamsk, situata nella Repubblica del Tatarstan nel cuore della Russia centrale, è stata teatro di un massiccio attacco condotto da velivoli senza pilota.

L’ufficio stampa del capo della regione, Rustam Minnikhanov ha riferito di un bilancio drammatico che conta almeno 13 vittime e decine di feriti a seguito dei raid che hanno colpito impianti industriali — tra cui il polo petrolchimico e la raffineria TANECO — ed edifici della zona.

L’evento rappresenta uno dei colpi a più lungo raggio e più sanguinosi effettuati in territorio russo dall’inizio del conflitto. Benché la distanza effettiva tra il confine ucraino. Nizhnekamsk è oltre  1.200 chilometri  – con il raggio massimo operativo delle incursioni ucraine di nuova generazione che punta ormai fino ai 2.000 km verso le regioni siberiane.,

Le dinamiche dell’attacco e sulla capacità di penetrazione nello spazio aereo russo, hanno riacceso le polemiche sui media russi e in particolare sui bloggher militari  (i cosiddetti z-bloggers).

Escalation, sabotaggio e falle radar

Le polemiche si concentrano sulla narrazione dell’incursione come un atto terroristico mirato a seminare il panico tra la popolazione civile e a colpire le infrastrutture strategiche della Federazione.

L’ipotesi che droni di dimensioni medio-grandi possano volare incontrastati per oltre mille chilometri attraversando la fitta rete di difesa aerea russa solleva profondi dubbi tra gli esperti militari di Mosca.

Per questo motivo, fonti d’intelligence e commentatori russi ipotizzano spesso che parte dei vettori non parta direttamente dal suolo ucraino, bensì da cellule di sabotatori infiltrate all’interno del territorio russo o da aree isolate nelle vicinanze dei bersagli.

Il  Ministero della Difesa russo sottolinea la mole di droni intercettati su scala nazionale, sostenendo che le incursioni siano studiate da Kiev per saturare i radar e ritagliarsi “corridoi ciechi” sfruttando il volo a bassissima quota lungo i corsi d’acqua.

Il prezzo della risposta russa

Dal punto di vista tattico, ogni successo ucraino in profondità sul territorio russo scatena la ritorsione della dottrina militare di Mosca. La ritorsione russa comporta genertalmente massicci con missili balistici (Iskander), da crociera e droni Shahed e sciami di droni contro la rete di generazione ed energia elettrica ucraina, e la logistica ucraina fra cui il blocco dei porti del Mar Nero.

Gli analisti indipendenti stimano che le contromisure di Mosca abbiano già cancellato oltre due terzi della capacità di generazione energetica pre-bellica di Kiev., ma la rappresaglia russa ricade anche pesantemente sulle grandi città (Kharkiv, Odesa, Kiev), dove le raffiche di rappresaglia saturano le difese e colpiscono aree residenziali e infrastrutture critiche urbane oltre a depositi e centri militarie.

Mentre Kiev impiega droni d’attacco economici per colpire obiettivi a migliaia di chilometri, la successiva rappresaglia russa costringe l’Ucraina a consumare missili anti-aerei occidentali ad altissimo costo (come i vettori per i sistemi Patriot o NASAMS).

Gli analisti dell’ISW – istituto americano filo ucraino  di analisi sulla guerra -r ilevano che  le raffiche di risposta russe hanno anche l’obiettivo strategico di prosciugare le scorte di intercettori alleati, lasciando vulnerabili sia le città sia le truppe al fronte di fronte al bombardamento tattico.

Le reazioni in Occidente

Se gli alleati apprezzano – e I media occidentali amplificano –  l’efficacia militare nel degradare l’economia bellica russa, Washington e diverse capitali europee temono che attacchi con impatto civile o con danni eccessivi al settore petrolifero provochino scompensi nei mercati energetici globali o spingano il Cremlino verso un’escalation incontrollata  – fino alla minaccia nucleare non convenzionale o ad attacchi ibridi contro la NATO.

Mantenere una campagna d’attacco a 1.200–2.000 km  – anche grazie al forte sostegno dell’intelligence e della rete di monitoraggio NATO – richiede  un costante drenaggio di componenti avanzati, microchip e fondi che Kiev deve sottrarre alla produzione di armamenti per il combattimento sulla linea del fronte. Dove I russi continuano a erodere posizioni ucraine.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni politiche internazionali

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