Esteri

L’Onu teme una pulizia etnica a Gaza

 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha condannato una serie di azioni israeliane nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, affermando di temere una “pulizia etnica” contro i palestinesi in questi territori. “L’intensificazione degli attacchi, la distruzione sistematica di interi quartieri (…), il rifiuto di fornire aiuti umanitari (…), uniti ai trasferimenti forzati che sembrano mirati allo sfollamento permanente, sollevano preoccupazioni circa una pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania”, ha affermato l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani in un rapporto. Il rapporto descrive attacchi mortali e dettaglia continue uccisioni e mutilazioni di un numero senza precedenti di civili da parte delle forze israeliane nella Striscia di Gaza nel periodo in esame (1 novembre 2024-31 ottobre 2025) nonché la diffusione della carestia e la distruzione delle restanti infrastrutture civili, “imponendo ai palestinesi condizioni di vita sempre più incompatibili con la loro continua esistenza a Gaza come gruppo”, afferma un comunicato. La situazione di carestia e malnutrizione nella Striscia di Gaza è una “conseguenza diretta delle azioni intraprese dal governo israeliano, come il blocco dell’ingresso e della distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza”, osserva il rapporto ricordando che il ricorso alla fame della popolazione civile come metodo di guerra costituisce un crimine di guerra. Tale condotta può anche costituire un crimine contro l’umanità se commessa nell’ambito di un attacco sistematico o diffuso contro una popolazione civile, aggiunge. Se attuata con l’intento di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, può anche costituire genocidio, si legge nel comunicato. Riguardo alla Cisgiordania occupata, l’Onu cita l’uso sistematico e illegale della forza da parte delle forze di sicurezza israeliane, la diffusa detenzione arbitraria, la tortura e altri maltrattamenti di palestinesi detenuti, e la massiccia demolizione illegale di abitazioni palestinesi. Tutto ciò viene “utilizzato per discriminare, opprimere, controllare e dominare sistematicamente il popolo palestinese”, afferma il rapporto, che segnala anche preoccupanti episodi di uso non necessario o sproporzionato della forza da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese e menziona testimonianze pubbliche di ostaggi di Hamas rilasciati di violenze sessuali e di genere, torture, percosse, prolungata reclusione in luoghi sotterranei e privazioni. Ma quello che accade a Gaza e in Cisgiordania è in linea con quanto dice l’Onu. Infatti un palestinese è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco attribuiti a coloni in un villaggio nell’area di Ramallah, in Cisgiordania. Lo ha reso noto il ministero della Salute palestinese.

La vittima è stata identificata come il diciannovenne Nasrallah Abu Siam, residente a Mukhmas. Ieri, la Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che i coloni hanno fatto irruzione nel villaggio della Cisgiordania centrale, sparando e ferendo tre palestinesi. I coloni avrebbero fatto irruzione nella periferia del villaggio, rubando decine di pecore dalle fattorie dei residenti. L’Idf ha affermato che i soldati sono giunti sul posto in seguito alla segnalazione di scontri, aggiungendo di non essere a conoscenza di alcuna sparatoria da parte dell’esercito durante l’incidente.

Red

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