Esteri

L’Opinione – Dai russi che “combattono a cavallo” ai missili finiti: il kit per sbugiardare la propaganda della NATO

 

Pale, armature, soldati a cavallo, Russia in fallimento. Per anni il mainstream ci ha bombardato con notizie assurde, ma i fatti “hanno la testa dura” e capovolgono la narrazione dominante

di Clara Statello (*)

Le bugie hanno le gambe corte. Vi ricordate la propaganda occidentale che media mainstream, professionisti dell’informazione, giornalisti liberi e liberali ci hanno propinato in questi anni di guerra? I russi combattono a cavallo perché hanno finito i veicoli. I russi indossano l’armatura medievale perché hanno finito i giacchetti tattici (Piagnerelli), i russi combattono con le pale del secolo 19 (Open). I russi hanno gli scaffali vuoti nei supermercati, la Russia ha finito i soldi. I russi hanno finito i missili. Sebbene coperte della fatwa che colpiva chiunque le mettesse in dubbio, queste fregnacce hanno avuto un effetto boomerang. Sono tornate al mittente. Esaminiamole una per una.

Carenza di missili e munizioni

No! Non sono i russi ad averi finito i missili, ma gli ucraini. Lo dice quel giornale “putiniano” dell’Economist. Che utilizza nel titolo, a caratteri cubitali, l’avverbio “disperatly” – disperatamente – riferendosi alle capacità delle difese ucraine di fronteggiare gli attacchi aerei di Mosca.

La Russia fabbrica 100 missili al mese. Senza contare l’ampliamento della deterrenza, raggiunto con lo sviluppo di sistemi quali Oreshnik, Burevestnik, Poseidon, Sarmat etc. Invece, viene riferito che in Ucraina mancano i Patriot (sono stati tutti utilizzati per proteggere Israele e qualche petromonarchia araba). I caccia F-16 stanno rimanendo senza i missili AIM-120 e AIM-9 utilizzati per abbattere i missili da crociera russi. Secondo le fonti russe stanno finendo anche i caccia F-16. Ma questo è un altro discorso.

Difficoltà economiche Kiev ha bisogno più che mai dell’aiuto dei suoi partner, perché ha finito le munizioni e i soldi. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina si trova ora ad affrontare un deficit di bilancio per la difesa inaspettatamente elevato. Per arrivare a fine anno, ha bisogno di ulteriori 27 miliardi di dollari.

Questo con buona pace delle cicale che per tutta l’estate – e anche prima – hanno ripetuto il ritornello delle difficoltà economiche della Russia, ancora una volta “sull’orlo del fallimento”. Proprio ieri, dal vertice BRICS di Nuova Delhi, un Putin – molto meno isolato di quanto lo vorrebbero Draghi e Ursula von der Leyen – ha annunciato una crescita record dell’economia russa, che nel biennio ’23-’25 avrebbe portato il PIL a quota 10,3%, superando la media mondiale nonostante l’imposizione di 30.000 sanzioni, il doppio rispetto al resto del mondo.

Che la situazione russa sia propaganda o meno, il Wall Street Journal avverte: la richiesta di Zelensky arriva nel momento peggiore. Funzionari europei avrebbero avvertito in via confidenziale che i “governi potrebbero non essere in grado di farsi carico di tutte le richieste dell’Ucraina”.

Prevale la scuola Tajani: gli europei aiuteranno Kiev…ma “fino a un certo punto”. I funzionari citati dal WSJ assicurano che gli europei manterranno gli impegni per i 90 miliardi di euro promessi nel biennio, ma non si impegnano a darne di più.

La crisi energetica in UE

Insomma, se la Russia non naviga in buone acque, come sostiene la stampa italiana, noi non ce la caviamo bene. E difatti, le scorte europee di gas si trovano ai minimi storici: il 64%. L’Italia è messa un po’ meglio (84%), ma l’aumento incontrollato dei prezzi al consumo sta erodendo i salari reali, riducendo drasticamente il livello di vita della popolazione. Con il diesel che viaggia verso i 2,4 euro e la benzina sopra i 2 euro, in molti sono costretti a rinunciare all’automobile, mentre le tariffe delle utenze si impennano e sugli scaffali dei supermercati i cartellini espongono prezzi impazziti per merci primarie di uso quotidiano: pasta, carne, pane, latte e caffè.

Per far fronte al disastro europeo, la BCE giovedì ha annunciato un aggiustamento al rialzo del tasso di interesse, portandolo al 2,50%. Si tratta di palliativi e misure disperate, che non alleviano le difficoltà dei cittadini e, soprattutto, non sfiorano la causa della crisi: la spaventosa carenza di energia.

Scaffali vuoti e crisi di approvvigionamento

E a proposito degli scaffali, quelli dei supermercati russi sono generalmente pieni. Lo stesso purtroppo non si può dire per i supermercati ucraini. Durante l’estate, a causa degli attacchi energetici ucraini, la rete elettrica di alcune regioni della Russia vicine al confine è stata compromessa. Ciò ha causato problemi temporanei nell’approvvigionamento di prodotti da frigorifero e surgelati. Attualmente, la situazione sembra essere tornata alla normalità.

L’Ucraina, invece, inizia a soffrire una vera e propria crisi di approvvigionamento. La Russia ha risposto duramente agli attacchi energetici ucraini, agli attacchi contro le navi cisterna nel mar d’Azov e agli attacchi contro la logistica nelle regioni che collegano la Crimea alla “terra ferma”, agli attacchi contro i magazzini di Wildberries e Ozon.

Prima di tutto ha iniziato a colpire tutte le stazioni di servizio lungo una fascia territoriale a ridosso del fronte, da Kharkov a Nikolaev-Odessa. Poi ha smantellato il corridoio marittimo del grano, costituito in autonomia dall’Ucraina dopo il fallimento della Black Sea Grain Iniciative. Infine, oltre alle centrali elettriche e obiettivi militari, ha iniziato ad attaccare ponti, locomotive e depositi, interrompendo la logistica e le catene di approvvigionamento ucraine.

Ciò sta causando una preoccupante carenza di cibo e merci nei supermercati delle principali città, come Kiev, Leopoli, Kharkov, Chenigov.

Pessimismo a Ovest

In questa situazione, c’è chi assume toni catastrofici. The Spectator titola: l’Ucraina sta perdendo la guerra. Mette in risalto “tre aspetti deprimenti” emersi dall’ultima visita di Kushner e Witkoff al Cremlino:

  • Putin non ha “minimamente modificato” i suoi obiettivi strategici dal 2022;
  • Trump non ha un nuovo piano di pace, che non sia porre fine rapidamente alla guerra e fare affari con Mosca;
  • Kiev è rimasta senza difese e senza soldi;

Inoltre prende atto che il sostegno dei partner europei non potrà mai essere sufficiente e i provvedimenti antirussi sono stati controproducenti. Ma, secondo Spectator, il “più grave fallimento” dell’Occidente è il “rifiuto di prendere seriamente in considerazione un impegno con il Cremlino in colloqui di pace e l’ostinata convinzione che incoraggiare l’Ucraina a combattere indefinitamente porterà magicamente alla vittoria”.

Pale e cavalieri

Allo stesso modo, la stampa occidentale pensava che ripetendo all’infinito la propaganda ucraina, come per magia il popolo italiano si sarebbe mobilitato mandando soldi e armi a Kiev e forse anche i propri figli.

Purtroppo per loro, adesso i giornalisiti sono costretti ad ammettere una realtà che è l’esatto opposto della narrazione imposta negli anni passati.

E torniamo alle balle di guerra: le pale di Open. Il 6 marzo 2023, la rivista fondata da Mentana pubblicò un articolo destinato a restare nella storia del cattivo giornalismo. Vi si leggeva che i russi erano a corto di munizioni, pertanto combattevano con le pale. Non pale qualsiasi, ma pale del 1869.

Le uniche pale che si son viste in guerra sono quelle dei civili ucraini sbattute sulle teste dei reclutatori del TCC (centro territoriale di reclutamento), nei tanti filmati sulla mobilitazione forzata diffusi sui social ma censurati dalla stampa mainstream.

L’ultima grande balla è tornata indietro al mittente proprio in questi giorni. L’11 settembre il Telegraph pubblica un articolo intitolato: “L’esercito sperimenta cavalli in mimetica per i campi di battaglia”.

In alto campeggia l’immagine di un soldato britannico a guisa di cavaliere medievale: in groppa ad un cavallo bardato con paramenti mimetici, imbracciando un bazooka (mimetico) a mo’ di lancia o giavellotto.

Londra sta addestrando la sua cavalleria alle operazioni sotto copertura in terreno impervio, considerando probabilmente le cinte forestali russe o ucraine.

Vi ricordate quando, probabilmente per alimentare l’idea che l’esercito russo fosse arretrato e mal equipaggiato, Piagnerelli scriveva che i russi utilizzavano le stesse maglie delle armature medievali e quando i nostri giornali riportavano che i soldati russi utilizzavano i cavalli perché erano rimasti senza veicoli (oltre che senza carri armati, senza missili, senza munizioni, senza soldi, senza carburante, senza viveri e persino senza calzini)?

Quando si dice il karma! A quanto pare le narrazioni mainstream si rivelano essere l’esatto contrario della realtà sul campo. Con buona pace del kit contro la disinformazione proposto ultimamente dai soliti noti.

(*) l’AntiDiplomatico

Foto La Presse

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