di Giuseppe Onorati
Se in comunità politiche, nelle quali la libertà di pensiero, di espressione e d’informazione fanno parte delle fondamenta valoriali sulle quali si edificano, allora, l’attuazione di forme di censura creano un micidiale paradosso che rischia di minare alla base società libere e democratiche.
Ad essere caduta in tale rischio, sembrerebbe esserci l’Unione europea ed all’interno di questa, in Italia si stanno sviluppando dei fremiti censori che arrivano ad assumere tratti inquietanti.
Un esempio pregnante di questa tendenza la offre il caso di Andrea Lucidi e Vincenzo Lorusso, i quali da diverso tempo stanno raccontando le dinamiche dell’evolversi della crisi ucraino-russa. Lucidi e Lorusso sono due freelance italiani che si trovano da diverso tempo nel territorio del Donbass e da quella prospettiva, utilizzando una metodologia d’indagine documentata, offrono una panoramica sulle dinamiche storico-politiche e di cronaca, riguardanti il conflitto fra la Repubblica Ucraina e la Federazione russa. Verso entrambi è iniziata una campagna persecutoria da parte di alcuni organi di stampa, che accusando i due giornalisti indipendenti di propagandare “le ragioni del Cremlino”, cerca di supportare un’eventuale azione sanzionatoria dell’Unione europea verso i due, soprattutto alla luce del nuovo pacchetto di sanzioni approvato lo scorso Ottobre dal Consiglio europeo, che prevede il divieto di transiti internazionali ed il blocco dei beni per propagandisti ed agenti spie. Dall’altro lato troviamo per l’appunto, un’Unione europea sempre più protesa e convinta a generare normative stringenti (oltre ad applicare quelle già in essere), che direttamente ed indirettamente possano impedire la libera divulgazione d’informazioni ed ovviamente questo dato non può che aggravare la condizione operativa di Lucidi e Lorusso e comunque di tutti i cittadini dell’Unione che vogliano esercitare la libertà di pensiero e di informazione.
Il caso di Lucidi e Lorusso è un perfetto esempio di come in Italia, Europa e più in generale nelle società dell’Occidente liberale e democratico, stia strisciando un fremito autocratico sempre più insidioso che vuol controllare e dirottare l’informazione a detrimento della libertà d’informare e del diritto dell’opinione pubblica ad avere una cognizione ampia degli accadimenti, delle varie sfaccettature che un sistema d’ informazione realmente pluralista possa garantire.
Il punto su cui, in questa sede ci si vuol focalizzare, è il paradosso a cui gli ordinamenti liberali pervengano permettendo la censura di opere che convoglino informazioni presuntivamente contrastanti con un pensiero che deve essere dominante. Ma allora diventa impellente porsi due questioni fondamentali che guidano la logica dell’analisi critica: perché dovrebbe esserci un pensiero dominante? E chi sarebbe legittimato a decidere tale pensiero e soprattutto perché? Il costituzionalismo democratico, in cui rientra il nostro ordinamento (si pensi all’articolo 21 della Costituzione italiana) e l’ordinamento dell’Unione europea, costruito con l’adesione a Trattati da parte di Stati democratici, non può porre censura all’informazione, adducendo a priori di bloccare determinate divulgazioni perché contrastanti con i propri principi e valori fondamentali; ciò fa avvitare in un insostenibile paradosso: sistemi che garantiscono la libertà di pensiero ed informazione, bloccano fonti d’informazione. La logica giusta e rispettosa della liberalità, offre la possibilità a tutti di poter divulgare il proprio lavoro informativo, demandando alla coscienza, al ragionamento, al discernimento ed alla volontà di approfondimento del fruitore, il giudizio sull’opera informativa; in questo modo possono porsi le basi per un dibattito libero, in cui varie voci s’incontrano e scontrano ma, sempre garantendo il diritto alla conoscenza delle opere che divulgano informazione. Tanto più, come nel caso specifico di Lucidi e Lorusso, si offra un lavoro basato su documentazione; si può criticare ma non impedirne la visione.
In ordinamenti che si reputino liberali vigono la libertà d’informazione ed il diritto di critica, la censura ex-ante è tipica di ordinamenti autocratici.
Per approfondire la questione , si è ritenuto opportuno interfacciarsi con uno dei protagonisti, vittime di questa campagna di censura, Vincenzo Lorusso.
Chi è Vincenzo Lorusso e come si è intrecciata la sua vita alle vicende del Donbass?
“Sono un giornalista freelance che vive in Donbass da circa due anni e da Ottobre stabilmente. Ho aperto un canale Telegram, Donbass Italiada Febbraio 2022, poco prima che iniziasse “l’operazione speciale” da parte della Federazione russa.
Nel luglio 2014 mia moglie, che è del Donbass, mi disse che era molto preoccupata in quanto non riusciva a contattare telefonicamente la madre ed io molto ingenuamente, ignaro di cosa stesse accadendo, le consigliai di provare a contattare i vicini. A quel punto mi fece capire che ero inconsapevole della gravità di ciò che stesse accadendo nella sua terra natia, ossia che i problemi di comunicazione erano dovuti alla mancanza di energia elettrica, in quanto il Donbass era bombardato da Kiev. Non ne sapevo nulla come tutti (che prima del 2022 probabilmente nemmeno erano consapevoli dell’esistenza del Donbass) e cercando la notizia sui vari media italiani e occidentali, non la trovavo. A quel punto iniziai a pensare che si trattasse di una guerra, come in diverse regioni del mondo avviene, di cui non importava molto, per poi scoprire nel 2022, poco prima che iniziasse l’ “operazione speciale”, che tutti i media e tutta l’opinione pubblica conosceva nel dettaglio il Donbass, il pensiero della sua popolazione e cosa davvero volesse. In realtà nessun media occidentale si è preso la briga di venire ad indagare realmente cosa stesse succedendo in queste terre e quale fosse davvero la posizione della popolazione. Ciò mi ha sempre più convinto a cercare di dar voce a chi non è mai interpellato ed a cercare la verità in merito a cosa è accaduto e cosa stia realmente accadendo.”
Direi che lo stai facendo in modo ineccepibile fra tante difficoltà. Come già detto hai aperto un canale Telegram (Donbass Italia)tramite il quale offri un’informazione quotidiana e costante; in più, rendi disponibile alla visione di spettatori italiani interessati, un film ed un documentario che raccontano le dinamiche di origine della crisi ucraina che ha portato all’attuale situazione ed in generale sei molto attivo sul campo.
“ Sì, il film è IL TESTIMONEdi produzione russa, mentre il documentario, realizzato da me s’intitola MAIDAN:LA STRADA VERSO LA GUERRA.Hanno come intuibile, due forme di racconto differenti, che però affrontano lo stesso tema, ossia il colpo di Stato che c’è stato in Ucraina nel 2014 e la guerra civile che ne è scaturita. Il film ha una sceneggiatura di fantasia che s’innesta su uno sfondo di fatti storicamente accaduti, un po’ come procede la tecnica del romanzo storico, che narra una storia verosimile perché pur generata dalla fantasia dello scrittore, è immersa nella verità storica. Per quanto riguarda il mio documentario, come la parola stessa indica, si tratta di un reportage documentato. In particolare nel mio lavoro si evidenzia come vi sia stato un colpo di Stato per rovesciare Yanucovich, quanto non ve ne sarebbe stato motivo, visto che nelle elezioni che erano prossime, con ottima probabilità avrebbe perso, con tutte le implicazioni che poi sono conseguite.
Rendo disponibile gratuitamente le visione del film e del documentario a chiunque ne sia interessato, Ci sono state diverse proiezioni in Italia, del film e del documentario, fatte da associazioni, partiti e cittadini interessati al tema ed ho partecipato in collegamento ai dibattiti seguenti.”
Qui arriviamo ad una nota dolente, quanto assurda ed ingiustificabile: in alcune occasioni sei stato vittima di tentativi di censura ed a volte purtroppo, di censura realizzata, adducendo come ragione l’accusa di essere un propagandista che lavorerebbe per il Cremlino.
“Innanzitutto ci tengo a dire che non lavoro per nessuno se non per me stesso e che vivo con i miei risparmi. Purtroppo è successo che in alcune città italiane si siano verificate pressioni per non fare le proiezioni ed in qualche caso ci sono stati degli annullamenti. Un episodio emblematico è quello di Foligno, in cui il sindaco aveva scelto di patrocinare la proiezione de IL TESTIMONE ed a quel punto è insorta la comunità ucraina cittadina, con associazioni ed una parte politica che hanno addirittura manifestato contro l’evento affinché non si svolgesse ma in quell’occasione, il Comune di Foligno non ha ceduto alle pressioni (del caso ne parlò anche il Financial Times); in altre realtà italiane, soprattutto per quanto concerne il documentario invece si sono verificati annullamenti. Quello che mi sento di dire all’opinione pubblica italiana, alle istituzioni ed in particolare a giornalisti ed esponenti politici che stanno impegnandosi in campagne di censura, di guardare il film ed il documentario ed offro loro la piena disponibilità ad un eventuale confronto posteriore alla visione .”
La tua risposta mi porta a toccare un altro punto delicato, la censura in ordinamenti che sarebbero liberali e che garantirebbero il pluralismo nell’informazione. Come accennato, è iniziata una vera campagna di censura verso di te ed il Consiglio europeo ad ottobre ha votato un pacchetto di ulteriori sanzioni che colpiranno propagandisti ed agenti spia contrastanti con quella che è la “vulgata” dell’Unione europea, come il divieto di transiti internazionali ed il blocco dei beni . Non ti sembra che nasca un inquietante paradosso fra il professarsi liberali e poi preparare sanzioni da comminare a chi si discosti dalla visione scelta come unicamente vera e giusta?
“Il mio documentario come anche altri miei lavori sono basati su documentazioni e sono disponibili a chiunque voglia vederli e ripeto, sono disponibile a confrontarmi sempre se qualcuno voglia dibattere”.
In ultimo vorrei parlare di un’altra assurdità che da fine Febbraio 2022 ha iniziato ad imperversare nell’Unione europea ma soprattutto in Italia: un sentimento russofobo indotto e che ha portato anche ad atti folli come l’invito al boicottaggio di opere artistiche e letterarie di autori russi (fra l’altro patrimonio inestimabile dell’umanità); assurdo tanto più (ed è sempre fondamentale sottolinearlo) che non siamo in guerra con la Federazione russa, perché né le abbiamo dichiarato guerra, né tantomeno è stato fatto a noi da parte sua.
“Appunto un’assurdità. Una parte del popolo italiano però ha dato prova di non essere incappata in questa assurdità e dalla città di Verona, grazie alla associazione Verona per la Libertà è partita una campagna spontanea che ha attecchito in diverse città italiane, in cui sono stati affissi grandi cartelloni pubblicitari sui quali si dichiarava amicizia alla Russia, proprio a sottolineare che il buon rapporto vicendevole che c’è fra noi ed il popolo russo non è stato scalfito, almeno per quella frazione d’Italiani che non si siano lasciati influenzare dalla campagna antirussa.”
