di Balthazar
L’Ungheria ha cercato e trovato modi per aggirare il blocco ucraino delle forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba, (Solidarietà) – in funzione dai tempi dell’URSS – dopo che Kiev ha rafforzato le sanzioni contro il gigante petrolifero russo Lukoil a metà 2024 e a seguito deli attacchi che hanno danneggiato la struttura nel 2025 la cui responsabilità Budapèst attribuisce a sabotatori ucraini..
Secondo il Governo di Budapest questo nuovo blocco ha un chiaro obiettivo politico: quello di mettere in difficoltà Orban, favorendo il suo competitor Pèter Magyar – favorito dai sondaggi e sponsorizzato dalla UE– alle prossime elezioni previste ad aprile.
Nel giugno 2024, l’Ucraina ha imposto il divieto di transito per il petrolio della compagnia russa Lukoil attraverso l’oleodotto che attraversa l’Ucraina e rifornisce l’Europa centrale e in particolare .per Ungheria e Slovacchia, coprendo una parte sostanziale delle loro importazioni.
La società ungherese Mol prevede che le forniture di petrolio russo all’Ungheria e alla Slovacchia attraverso la Croazia inizieranno a marzo. Lo riporta l’agenzia di stampa Tass.
Il 15 febbraio il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha dichiarato che Budapest e Bratislava hanno chiesto alla Croazia di consentire il trasporto di petrolio russo attraverso l’oleodotto Trans Adriatic, poiché le forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba sono state bloccate dall’Ucraina. La Croazia ha acconsentito citando la norma dell’Ue che sottolinea la necessità di prevenire minacce alla sicurezza energetica degli Stati membri.
Il petrolio russo dovrebbe essere trasportato con navi cisterna al porto croato di Omisalj prima di essere consegnato all’Ungheria e alla Slovacchia attraverso l’oleodotto Trans Adriatic.
Mol ha osservato che le consegne marittime comporterebbero tempi di transito più lunghi, ma che “le prime spedizioni dovrebbero arrivare al porto di Omisalj in Croazia all’inizio di marzo, da dove ci vorranno altri 5-12 giorni perché il petrolio greggio raggiunga le raffinerie del gruppo MOL”, ha dichiarato la società in un comunicato.
Mol ha anche contattato il Ministero dell’Energia ungherese, avviando il rilascio di circa 250.000 tonnellate di riserve strategiche di petrolio greggio se l’Ucraina continuerà a bloccare le forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. “La situazione attuale non minaccia le forniture di carburante: il mercato è servito senza interruzioni e Mol continua a operare nel quadro della normale attività”, ha sottolineato la società, aggiungendo che sia l’Ungheria che la Slovacchia dispongono di “riserve di petrolio greggio sufficienti per circa 90 giorni”.
Il 13 febbraio, fonti dell’industria petrolifera hanno riferito all’agenzia Tass che la direzione di Ukrtransnafta, la società ucraina responsabile del transito del petrolio attraverso il Paese, non avrebbe dato il permesso di riprendere le forniture. Secondo le stesse fonti, la società aveva mitigato le conseguenze di un incidente avvenuto il 6 febbraio alla stazione di dispacciamento della linea Brody in Ucraina, ma il pompaggio del petrolio non era ancora ripreso.
Ricordiamo che MOL ha firmato a gennaio anche un accordo preliminare con Gazprom Neft PJSC per l’acquisto di una quota nella società serba serba NIS. Se l’accordo andrà in porto, gli ungheresi otterranno il controllo dell’unica raffineria serba e MOL sostiene che questa compartecipazione rafforzerà la sicurezza energetica dell’intera regione.
Nel frattempo la compagnia energetica ungherese sta cercando altri partner ed è in trattative con ADNOC degli Emirati Arabi Uniti per una partecipazione azionaria.
Budapest ha invocato l’intervento della Commissione Europea, sostenendo che il blocco ucraino viola l’accordo in fieri di associazione Ucraina-UE, ma Kiev ha giustificato il blocco come parte delle misure per ridurre i ricavi russi utilizzati per finanziare l’invasione e per incentivare i paesi europei a rinunciare al petrolio russo.
Nonostante i tentativi di diversificazione, l’Ungheria continua a dipendere fortemente dal petrolio russo, cercando soluzioni tecniche e commerciali per mantenere il flusso nonostante le tensioni geopolitiche e gli attacchi fisici all’infrastruttura, come quello dell’agosto 2025 sicuramente riconducibile al sabotaggio di Kiev.
