La guerra di Putin

Ucraina Budanov e Zaluzhny alleati minacciano il futuro di Zelensky

di Giuliano Longo (*)

La notizia, o l’indiscrezione, che circola da tempo sulla stampa ucraina sottolinea il ruolo sempre più influente fra l’opinione pubblica dell’ex Comandante in Capo, ora Ambasciatore nel Regno Unito, il generale Zaluzhny in gran parte ancora sostenuto dall’Esercito, e dell’ex capo del GUR, ora Capo di Stato Maggiore, Kyrylo Budanov che rappresenta il potente apparato dell’intelligence ucraina ed è oggi a capo della delegazione ucraina a Ginevra.

L’autorevole pubblicazione britannica The Economist, sempre puntualmente informata sulla situazione dei vertici di via Bankova, ha recentemente riportato che “stanno emergendo delle divisioni all’interno della delegazione ucraina. Un’ala, incentrata su Budanov, ritiene che gli interessi dell’Ucraina siano meglio tutelati da un rapido accordo guidato dagli americani e teme che la finestra per un’azione possa chiudersi presto.

Ma un’altra ala, apparentemente ancora influenzata dal controverso ex capo di gabinetto Andriy Yermak, dimessosi a causa di uno scandalo di corruzione, è molto meno entusiasta. Zelensky sembra bilanciare le due posizioni, pur avendo anche le sue idee“.

A questa notizia ha fatto seguito il New York Times il quale riporta che “nei negoziati delle ultime settimane, i funzionari hanno discusso l’idea di formare una zona demilitarizzata controllata da nessuno dei due eserciti… Per rendere più facile per entrambe le parti accettare l’idea, i negoziatori hanno anche discusso la formazione di una zona di libero scambio in qualsiasi possibile area demilitarizzata”.

In sostanza le due pubblicazioni sostengono che la fazione di Budanov sta portando avanti una sua linea ia spese di quella che era di Yermak e associato a Zelensky.

Ma non finisce qui, poiché subito dopo l’Agenzia americana Associated Press ha pubblicato un’intervista al generale Zaluzhny rivela – guarda caso solo oggi – che nel 2022 “decine di agenti dei servizi segreti interni ucraini avevano fatto irruzione” nel suo ufficio e che allora reagì minacciando Yermak con le seguenti parole “ti combatterò e ho già chiamato rinforzi nel centro di Kiev per ottenere supporto” preludio a una guerra civile.

Minaccia che probabilmente gli costò il ruolo di capo dello Stato Maggiore nel febbraio 2024 e l’esilio dorato a Londra. Ma l’autorevolezza delle pubblicazioni occidentali citate lascia anche intravedere che oggi la fazione di Zelensky risulta indebolita dalle dimissioni di Yermak e dalla sua sostituzione con Budanov il quale, guarda caso, è a capo proprio della delegazione Ucraina a Ginevra.

A Kiev circolano indiscrezioni secondo le quali Budanov starebbe negoziando “soluzioni creative” sulla questione del Donbass e Zaluzhny ora intuisce che il conflitto potrebbe presto finire, il che giustifica la tempistica della sua intervista all’Agenzia americana in quella perquisizione non solo la manina di Yermak, ma anche quella del Presidente..

Nel caso in cui una serie di compromessi ponesse presto fine al conflitto, le elezioni   verrebbero annunciate poco dopo e a Kiev non si esclude la candidatura di Zaluzhny, sostenuto dall’esercito e da Budanov, in grado di sfruttare l’influenza che ancora esercita sui servizi segreti, impedendo a a Zelensky di manipolare il voto.

E’ pur vero che secondo i sondaggi Zelensky gode ancora del sostegno del 50% dei sondaggi, ma è comunque in calo rispetto alle percentuali bulgare degli anni precedenti, quindi non è escluso Zaluzhny e Budanov a formalizzino una loro alleanza, mentre altri competitors non sembrano affacciarsi sulla scena politica.

Una loro alleanza e l’eventuale sconfitta del Presidente in carica, potrebbe avviare l’Ucraina sulla china di uno stato fortemente improntato dalla presenza militare e dal controllo dei Servizi segreti.

Una opzione che anche Zelensky caldeggiò in passato, ma il punto vero è che nemmeno i sostenitori europei sanno cosa succederà nel caso di una sua sconfitta d che si tenterà di evitare in ogni caso, nonostante l’ostentata ostilità di Trump nei suoi confronti.

Così come non è escluso che i servizi segreti americani “pensino” a un cambio di cavallo a Via Bankova, mentre quelli britannici avrebbero già puntato sul generale, che oggi è di casa a Londra.

Di qui alle elezioni la guerra è comunqe destinata a scorrere al fronte, ma il mito di una classe dirigente ucraina stretta al suo presidente, inizialmente per la Vittoria e oggi per la resistenza ad oltranza, si va logorando.

Fino a quando la guerra e le trattative proseguiranno Zelensky sarà intoccabile soprattutto grazie ai “volenterosi” europei e se resisterà alle pressioni di Trump che il conflitto lo vuol chiudere in fretta e con concessioni territoriali a Putin, che potrebbero anche significare la sua fine politica.

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