di Fabrizio Pezzani (*)
Il termine “macrousura” non esiste nel lessico italiano. Forse non si era mai pensato che la finanza, operando in un sistema sovranazionale al di fuori di ogni legittimazione democratica e giuridica, potesse infrangere l’ordine costituito come un vento dissolutore degli equilibri sociali ma questa è la realtà. Questo termine sta appunto, a significare l’uso della moneta e della finanza come strumento/arma di governo sovranazionale per la realizzazione di interessi di pochi a scapito di tutti gli altri.
La moneta usata come arma
L’uso della moneta senza un sistema di regole che ne limitino il potere di dominanza e l’attribuzione ad essa di essere una verità incontrovertibile, sostenuta dall’Accademia ma smentita nei fatti, consente di esercitare sui Paesi indebitati un’azione di sudditanza e di potere che coincide nella sostanza con il termine di usura. È proprio la spinta all’indebitamento che spinge i Paesi ed i politici a diventare cicaleper mantenere il consenso ma consegnandosi ad una forza ed una verità che è tutto ma non scientifica.
Una realtà che come aveva mirabilmente detto F. von Hayek, è in grado di determinate il costo dell’indebitamento con una sofisticata strumentazione come lo ‘spread’, le società di ‘rating’ prive di fondamento scientifico per una metodologia attuata che tiene conto solo di una parziale realtà e peraltro quella minimale. Peraltro tutto retto da una modalità di campionamento delle variabili in gioco assolutamente inadeguata ma appunto, proprio per questo, facile da manipolare. E ovviamente con le banche d’affari che soffiano sul vento.
La capacità di manipolare gli Stati
Questo potere viene esercitato contro gli Stati e le comunità sociali per definire ed orientare le decisioni politiche più funzionali al macrosistema finanziario dominante.
Così la qualifica di “macro”, attribuito a questa particolare forma di usura verso i sistemi sociali, può essere più chiaramente definito con il termine di “macrousura”.
L’usura, in quanto tale, nasce con la tendenza naturale dell’uomo a ricercare l’interesse personale al di là delle regole morali che tengono unite le società. Il fenomeno pertanto è antico e proprio dall’antichità è sempre stato oggetto di critica e di condanna.
Ma quali sono le condizioni perché ci sia macrousura
La questione che si pone in termini di principio e poi di conseguenza in merito all’usura ed alla macrousura è la seguente:
- l’usura, come definita, rappresenta l’esercizio di un potere nei confronti di una o più persone le quali possono essersi messe nella situazione in cui l’usura possa essere esercitata. La debolezza di chi è esposto ad un potere esterno finisce per portare ad un punto di non ritorno ed alla fine. Il potere nei confronti di altri in difficoltà può essere tale da indurli, pur di ottenere una risposta al bisogno, a compiere azioni anche criminose che non farebbero se fossero state più prudenti e se il sistema sociale fosse tale da ridurre il rischio di una prigionia psicologica.
- Si condanna l’usura come principio ma si devono condannare coloro che commettono usura per interesse personale che va al di là di ogni limite morale. La condanna deve essere tale da prevenire i fatti che generano questo tipo di estorsione.
- Il concetto è assolutamente trasferibile alla “macrousura” che, essendo, contro intere comunità è oltremodo illecita e da condannare evitando che si creino le condizioni che questa attività possa essere realizzata ad evidenza questo dovrebbe essere il ruolo della politica se fosse in grado di esercitare il mandato che i cittadini le hanno conferito.
- Come nell’usura si condanna il principio ma, ovviamente, anche i “macrousurai” a cui deve essere impedito di avvalersi di situazioni che agevolano l’esercizio del potere della finanza.
Nel momento in cui uno Stato finisce nella trappola dell’indebitamento il potere esterno, come con l’usuraio, finisce per regolarne i comportamenti e spingere una politica debole a fare norme che rafforzano la macrousura e si finisce in un gioco mortale.
- Come nell’usura è necessario smontare il meccanismo di porta alla formazione di un potere sovranazionale e non controllabile riportando la finanza al ruolo di gregario dell’economia reale. Rooseveltarrivò a chiudere le borse per piegare la speculazione fine a sé stessa, forse sarebbe necessario che la comunità internazionale affrontasse il problema prima che la “macrousura” possa diventare devastante.
Quando nasce l’usura?
Il concetto e la definizione dell’usura ha origini lontane nel tempo a partire dalla Grecia classica e dai primi grandi pensatori che fecero di quella storia le fondamenta della cultura occidentale. Quelle radici sarebbero state riprese nel Medioevo in particolare da Tommaso D’Aquino. I due periodi hanno una comune matrice socioculturale: entrambi vengono dopo momenti di degrado morale e possono essere indicati come fasi storiche di tipo ideazionale, secondo laclassificazione di Sorokin, in cui sia la dimensione religiosa che quella materiale hanno il suumcuique.
Non a caso Tommaso D’Aquino prenderà a riferimento per il suo pensiero Aristotelecome Sant’Agostinoavrebbe preso quello di Platone. Questo rilievo è importante perché, come abbiamo visto, il contesto socioculturale in cui un pensiero prende vita e linfa determina i principi morali ed etici che guidano la società. Ed in entrambi i casi i due archetipi sociali sono improntati al bene comune, alla giustizia sociale che consente di combinare i desideri dei singoli in un bene superiore.
Si tratta del periodo dell’affermazione dell’uomo sociale ben lontano dal modello socioculturale che stiamo vivendo e proprio il diverso contesto valoriale può spiegare come la ricerca del fine personale esclusivo, da realizzarsi con beni materiali, sia connaturato a comportamenti aggressivi che con l’esercizio della finanza e della moneta pongono in essere strumenti di coercizione verso gli altri, che finiscono per coincidere con un uso arbitrario e dominante della moneta e con l’affermazione di fenomeni di usura che va sopra i rapporti individuali come è stata sempre studiata ma viene esercitata sulle comunità sociali nel loro complesso.
Il legame tra Politica ed Etica
Infine sia Aristotele che Tommaso D’Aquino trattano il tema dell’economia, della moneta e dell’usura nell’ambito dei trattati su la “Politica” e l’”Etica” e non è casuale perché in entrambi periodi la dimensione morale ed il ruolo dell’uomo nella società erano un fine. La realizzazione di una società giusta era il fine della Politica che al fine di realizzare la felicità si doveva avvalere dell’economia intesa come strumento.
Per loro era molto chiara la gerarchia tra fini e mezzi: il fine era la felicità della società (Ethos) da realizzarsi tramite il perseguimento del bene comune a cui secondo giuste regole il bene e l’interesse individuale doveva adeguarsi ma non stare sopra al bene comune, la politica (polis-ethos), considerata come l’espressione degli uomini migliori, doveva rappresentare il tramite tra il fine da perseguire ed il mezzo da usare che era l’economia (oikia-nomos). La gerarchia era scolpita nello spirito di quei tempi ed ha rappresentato la via per uscire dalla deriva dei periodi precedenti in cui la “barbarie” era il modo di vita e l’ideale da perseguire. Vi era un ordine nelle cose in cui il senso che le accomunava era l’armonia.
(*) Professore emerito Università Bocconi
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