È “strappo” nella maggioranza sulle norme in materia di previdenza inserite nella manovra, al punto che è stata stralciata buona parte della riformulazione che il governo ha proposto il 17 dicembre scorso contenente sostegni alle imprese per un valore di 3,5 miliardi, vista la contrarietà della Lega alle misure in materia previdenziale, tra estensione delle finestre mobili e peso del riscatto della laurea. Le misure confluiranno dunque in un decreto legge che dovrebbe approdare in uno dei prossimi due Cdm attesi fino a fine anno. Si trattava di una estensione della finestra mobile prima di accedere alla pensione anticipata e della diminuzione del peso del riscatto della laurea ai fini del prepensionamento. Sul secondo punto il governo è intervenuto sopprimendo il testo e trovando una copertura all’interno dei fondi nello stato di previsione del Mef destinati alle infrastrutture. Non altrettanto è avvenuto per quanto riguarda le “finestre”. Così quando l’esecutivo, su richiesta di chiarimento delle opposizioni, ha annunciato in Commissione Bilancio del Senato che non sarebbero arrivati nuovi testi per eliminare tutte le norme sulla previdenza la Lega ha annunciato il voto contrario all’intero pacchetto da 3,5 miliardi. Di conseguenza in commissione è arrivato un nuovo emendamento che contiene le misure sull’iperammortamento, nella stessa formulazione precedente e quindi con la proroga al 2028 e la stretta sugli investimenti green, e la rimodulazione del Pnrr. Da segnalare il cambiamento per quanto riguarda la ritenuta d’acconto per le imprese: nel 2028 l’aliquota sarà dello 0,5% – al netto dell’Iva – dell’importo da corrispondere . Confermato l’1% dal 2029. La misura vale oltre 700 milioni di euro già dal primo anno, il 2028, e raddoppia in quelli successivi. Superato questo passaggio, la manovra dovrebbe ora procedere più speditamente, anche se i tempi restano strettissimi. L’esame in Aula al Senato è previsto per lunedì 22, con il passaggio alla Camera tra Natale e Capodanno. Il voto finale è atteso entro il 30 dicembre, dopo il ricorso alla fiducia. Durissimo su questo capitolo il commento della Schlein contro Meloni: “Non è la prima volta che mente agli italiani, ma sulle pensioni la Presidente del Consiglio si dimostra campionessa di incoerenza. Ha tradito tutti gli impegni presi in campagna elettorale, quando con Salvini promettevano di abolire la legge Fornero. Promettevano – prosegue Schlein- di abbassare l’età pensionabile, stanno facendo l’opposto: la aumentano. Promettevano di alzare le pensioni minime a mille euro, invece le hanno aumentate di un paio di caffé. Hanno cancellato Opzione Donna, e anziché introdurre una pensione di garanzia per i giovani, hanno cercato di fregarli pure sul riscatto della laurea . Un tradimento che grava tutto sulle spalle di chi lavora e ha fatto sacrifici e vede nella pensione un sacrosanto diritto a un futuro dignitoso. Noi staremo dalla loro parte e ci opporremo ai colpi di mano di un governo ormai precipitato nel caos e che litiga su tutto.”
Red
