Economia e Lavoro

Manovra piccoli grandi ritocchi in Commissione e poi saranno le Aule a decidere

Ultimi piccoli e grandi ritocchi in sede di Commissione parlamentare e poi sarà l’Aula, nei prossimi giorni, a dire l’ultima parola sul provvedimento di Bilancio. Fra le nuove misure introdotte in sede di esame parlamentare, ricordiamo il potenziamento della flat tax dei contribuenti forfettari: il regime è applicabile anche dalle Partite IVA con fatturato fino a 85mila euro e stipendio lordo da lavoro dipendente fino a 35mila euro (oggi il paletto è a quota 30mila euro). Per artigiani e commercianti che si iscrivono per la prima volta alla relativa gestione INPS, viene inoltre introdotto uno sconto contributivo del 50% per tre anni. Per le famiglie, è invece previsto un nuov bonus elettrodomestici pari al 30% sul prezzo di acquisto per un importo massimo di 100 euro, che sale a 200 euro con ISEE fino a 25mila euro. Aumenta poi il tetto massimo della detrazione fiscale al 19% per l’iscrizione alle scuole private paritarie, che passa da 800 a mille euro. Il mutuo prima casa garantito da CONSAP rimane esclusivamente (e non più in via prioritaria) per giovani coppie, nuclei monogenitoriali con figli minori, under 36 e residenti in alloggi popolari. Prevista anche imposta di registro agevolata al 2% per acquisto di una nuova prima casa se quella precedente viene venduta entro due anni (e non più entro un anno). L’Assegno di Inclusione (ADIsale a 500 euro ed aumenta la soglia massima ISEE di accesso (10.140 euro) ed il reddito familiare (6.500 euro).

Sui passaggi che riguardano direttamente i politici. Salta nella Manovra 2025 l’aumento degli stipendi dei ministri e sottosegretari non parlamentari. E’ quanto prevede la riformulazione dell’emendamento dei relatori che invece introduce, per i non residenti a Roma, un “diritto al rimborso delle spese di trasferta per l’espletamento delle proprie funzioni”. Cambia anche la norma ‘anti-Renzi’. Il divieto esplicito di percepire compensi per incarichi da Paesi extra Ue vale solo per i presidenti di Regione e delle Province autonome di Trento e Bolzano e per i parlamentari, fatta eccezione per coloro che sono stati eletti all’estero. Nel testo originariamente al vaglio della V di Montecitorio, erano inclusi nello stop anche i membri del governo. Ora invece, secondo quanto prevede il testo, presidenti e parlamentari “non possono accettare, durante il proprio mandato, contributi, prestazioni, controprestazioni o altre utilità erogati direttamente o indirettamente da parte di soggetti pubblici o privati, anche mediante interposizione di persona o di società o enti, non aventi sede legale e nell’Unione Europea nei paesi aderenti allo spazio economico europeo”. E’ fatto salvo il caso in cui vi sia una “preventiva autorizzazione” che dovrà essere rilasciata dagli organi di appartenenza e solo “nel caso in cui il compenso percepito non sia superiore a 100.000 euro all’anno”. In caso di inosservanza, il compenso percepito deve essere versato entro 30 giorni dall’erogazione. Numerose, come si legge sempre nel portale specializzato Pmi.it, anche le modifiche che riguardano le imprese. In particolare, ci sono novità sulle agevolazioni contenute nel Piano Transizione 5.0 sull’acquisto di macchinari e software digitali e sostenibili: vengono accorpate le prime due aliquote del credito d’imposta (per cui sale l’incentivo per gli investimenti fra 2,5 e 10 milioni di euro), si introducono semplificazioni procedurali ed il potenziamento del beneficio fiscale sull’installazione di impianti fotovoltaici, oltre alla cumulabiltà con altri incentivi. Come già anticipato nei giorni scorsi, si intriduce l’IRES premiale dal 24 al 20% per le imprese che assumono o investono in macchinari o software: devono accantonare almeno l’80% degli utili, gli investimenti in beni materiali o immateriali devono essere pari almeno la 30% e avere una consistenza minima di 20mila euro, oppure devono assumere a tempo indeterminato almeno l’1% di lavoratori in più. Sale poi a 2,2 miliardi il credito d’imposta per investimenti nella ZES unica del Mezzogiorno. C’è anche una nuova decontribuzione al 25% per le PMI del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) sulle assunzioni a tempo indeterminato (con lo sconto che scende al 20% nel 2026 e 2027). Marcia indietro, invece, sulla web tax: il testo originario della manovra allargava la platea a tutte le imprese, mentre ora viene ripristinato il tetto dei 750 milioni di euro di fatturato. In pratica resta l’attuale previsione normativa per cui la tassa del 3% sui ricavi da servizi digitali si applica solo alle big, escludendo le piccole e medie imprese.

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